mercoledì, 03 Giu, 2020 Espresso napoletano

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Nuova vita per S. Giovanni Maggiore

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Due anni fa riapriva la basilica di S. Giovanni Maggiore, nel pieno centro dell’affollata via Mezzocannone.

La chiesa, tornata visibile grazie all’impegno dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Napoli, è tra le più antiche della città.

Sorge tradizionalmente dalla conversione del tempio di Antinoo, in epoca costantiniana. Difficile accorgersi di tutta la sua antichità a causa dei numerosi rimaneggiamenti, l’ultimo dei quali del tardo Ottocento, che l’ha riedificata totalmente.

Eppure, alcune tracce la rivelano. L’abside ad esempio, in parte de-restaurato, è una vera macchina del tempo. Se osservato ai lati dell’altare, mostra un sostanzioso intervallo stratigrafico, dominato da una tessitura muraria da cui spiccano colonne e splendidi spolia della sua passata romanità.

Un passato ricercato anche nella tradizione popolare, che vuole la sepoltura della sirena Partenope proprio nella chiesa. Ma oltre l’antico, la basilica sfoggia un corredo di arredi, dipinti e sepolture che l’hanno attraversata nei secoli. Ad esempio, gli affreschi in controfacciata e la piccola sala capitolare, decorata con stucchi e pitture trompe-l’œil.

Avere nuovamente almeno una delle oltre duecento chiese napoletane chiuse è certamente un segno positivo. Ma una volta riaperto un sito del genere, come si fa a farlo rivivere? Come si riallaccia ai cittadini, soprattutto ai più giovani, un monumento che ha dormito per un quarantennio?

foto scattata ai concertisti

Una tra le naturali risposte è la musica. Tra i responsabili della nuova vita di S. Giovani c’è il M° Luigi Grima, già al secondo anno di direzione dei concerti in basilica. Il loro legame è particolare: da sempre parrocchiano di quella chiesa, l’ha conosciuta però solo dalla riapertura, inaugurandola direttamente nella musica.

La stagione di primavera, ha vantato ben quindici concerti, dal 25 aprile al 21 giugno. Ma più che il numero degli appuntamenti è il taglio a fare la differenza.

Creati per richiamare gli appassionati, sono anche una vera forza iniziatica dell’andare a concerto. Il cartellone nasce, infatti, dalla libera collaborazione degli artisti coinvolti, che portano sul palco le loro specialità.

Il risultato? Una programma coltissimo e accattivante, pensato per gli immancabili classici della composizione, da Bach a Schumann, ma anche per quegli altri grandissimi autori troppo spesso — e ingiustamente — trascurati. Tra questi, Antonio Salieri il ‘rivale’ di Mozart, Astor Piazzolla, e un saggio dell’aureo Settecento napoletano.

Fiore all’occhiello sono la serata dedicata alla musica da cinema, con Ennio Morricone, Nicola Piovani, John Williams, Nino Rota, e i tre appuntamenti con Niccolò Jomelli, nel trecentenario del compositore partenopeo.

Il lavoro del maestro Grima è tanto più eccezionale perché condotto senza sponsor né sostegni statali (non ancora, almeno). La sua idea è chiara: il concerto dev’essere una festa, e la basilica deve divenire un punto culturale a tutto campo.