‘O sole mio! Contaminazioni e dispute sulla canzone simbolo di Napoli

'O sole mio
'O sole mio

‘O sole mio: questioni dibattute e sospetti sulla canzone simbolo di Napoli

Quell’alba sul Mar Nero

‘‘O sole mio’ è tra le canzoni più note di sempre. È stata pubblicata nel 1898, con testo a cura di Giovanni Capurro, giornalista, e la composizione musicale di Eduardo Di Capua che, al tempo, si trovava a Odessa, in Ucraina, come violinista nell’orchestra paterna. Questa canzone da allora è diventata un simbolo che è entrato a far parte nel profondo della nostra cultura, spopolando nei decenni, e racchiude un velo di romantica leggenda. Infatti, da ispirazione al testo, fu un’alba sul Mar Nero. Eppure all’inizio il brano non ebbe grande successo e i suoi autori morirono in miseria, senza sapere quale dono avevano lasciato a Napoli.

Che bella cosa na jurnata ‘e sole,
n’aria serena doppo na tempesta!
Pe’ ll’aria fresca pare gia’ na festa…
Che bella cosa na jurnata ‘e sole.

Una questione di ‘plagio’?

'O sole mio
Il tenore Enrico Caruso

Enrico Caruso, Elvis Presley, Luciano Pavarotti, Roberto Murolo, Bruce Springsteen… Quanti nomi eccellenti hanno interpretato questo testo, diffondendolo su tutto il panorama artistico internazionale?

Nei paesi anglosassoni, ‘O sole mio ebbe una buona diffusione e, a conferma di ciò, sono tante le sue versioni tradotte in inglese. Un altro fattore che ne decretò il successo è da attribuire all’invenzione del grammofono e alla scelta di Enrico Caruso, il celebre tenore napoletano, di incidere questa canzone.

Riguardo la struttura del brano, si tratta di un testo formato da tre strofe e ritornelli, che proprio per lo stimolo apportato a innumerevoli modelli musicali, inevitabilmente, ha finito per generare anche delle controversie sull’originalità della composizione e sui diritti d’autore.

Per quanta fortuna giri attorno al testo, sono tante le domande e le ricerche che si aprono attorno a un caso come questo. Infatti, uno studioso di verismo musicale, Matteo Sansone, ha colto una somiglianza con Mala vita di Umberto Giordano, un melodramma suddiviso in tre atti, che fu pubblicato nel 1892 ovvero sei anni prima di ‘O sole mio. Ancora, il caso si infittisce con il brano presente nel melodramma, scritto da Salvatore Di Giacomo, Canzon d’amor che si avvicina al ritornello di ‘O sole mio proprio per l’argomento trattato, quello amoroso, e lo schema metrico che viene seguito.*

Dal plagio alla contaminazione

Cosa accade però se si insinua la tentazione di individuare a tutti i costi somiglianze, affinità o analogie di sorta? È una pratica diffusa quella di cercare il nodo, il non detto. Ci affascina sempre la possibilità di vedere dei fili invisibili che, messi insieme, creano una ragnatela di storie, narrazioni e incontri, dando il via a contaminazioni e condivisioni, e aprendo poi la strada della possibilità e della storia che non si è potuta conoscere.

Possiamo però acquisire una visione diversa quando, anziché vedere un plagio, riusciamo a cogliere l’arricchimento dei testi che rivivono gli uni negli altri e che, attraversano generazioni, ci parlano di vicoli e terrazze mozzafiato. Tutto per donarci, infine, la stessa sensazione di meraviglia.

* Queste informazioni sono reperibili e approfondite nel saggio: Ruberti, Giorgio, ’O sole mio, Umberto Giordano e un possibile plagio, 1975.

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