‘Occhio malocchio…’ – Napoli e la scaramanzia

Il popolo napoletano è forse quello più superstizioso al mondo! Dicerie e scaramanzia la fanno da protagonista, ogni giorno, nella vita dei napoletani, influenzando e incidendo spesso su decisioni importanti.

“Non attraversare la strada, è passato un gatto nero!”

“Tocca la gobba del gobbetto porta bene!”

“Non si può fare domani, è venerdì 17!”

“Uuuu giocati i numeri di questo fatto: ambo, terno, quaterna e cinquina sulla ruota di Napoli”.

“Non sederti nell’angolo, o non ti sposi!”

Potrei continuare per ore ad elencare detti e dicerie che ascolto da quando ero piccola in casa e per le vie colorate della mia bella e sanguigna Napoli.

La scaramanzia di alcune frasi o gesti per avvicinare o allontanare la sfortuna e la fortuna

È nel ‘700 che a Napoli si è rafforzata la scaramanzia popolare e si è diffusa la credenza circa la jettatura e il malocchio, cioè la capacità di talune persone di portare sfortuna, con una semplice ‘iettatura a distanza’, o col solo ‘potere degli occhi’. L’evento è legato, ancora una volta, al nostro amato Ferdinando IV di Borbone che morì dopo aver incontrato il celebre archeologo e temuto jettatore Andrea De Jorio… non è vero ma ci credo!

Veri e propri riti propiziatori

Tante sono le credenze ed i riti messi in atto dai napoletani per allontanare le negatività, come buttare del sale dietro alle proprie spalle in quanto si ritiene che porti bene e porti via la sfortuna da sé, come possedere un corno in casa, oppure non programmare eventi importanti di venerdì 17.

Se si è interessati all’argomento, si troveranno antologie piene e interessanti che trattano la materia…non si sa mai si trovi qualcosa che faccia al caso proprio.

“Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corna, bicorna, capa r’alice e capa r’aglio”

Così recita un ritornello napoletano scaramantico che Peppino De Filippo era solito cantare quando impersonava un famoso personaggio che si chiamava Pappagone. Questa filastrocca vuol significare che l’aglio impedisce alle fatture, cioè ai riti fatti per portare sventura a chi quella fattura è volta, di ‘quagliarsi’ cioè di realizzarsi.

La lunga tradizione anti vampiresca ne è la prova: si sa che i vampiri, da Dracula in poi, odiano, infatti, l’aglio. Ricordiamo che esiste anche un rituale di purificazione del sangue legato al succo d’aglio, quello che lava la colpa e conduce a nuova vita. Il sacro e il profano si incontrano e spesso si fondono in un’energia che solo a Napoli esiste e che, ogni giorno, dallo scioglimento del sangue di San Gennaro al gioco del lotto per giocare i numeri di avvenimenti realmente accaduti, si intersecano e convivono nella mentalità popolana e cristiana napoletana.

Numeri consigliati questa settimana: 57 il gobbo, 76 la fortuna, 18 il sangue!

 

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