lunedì, 06 Apr, 2020 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Omaggio a Kobe Bryant e alla piccola GiGi

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Scrivo da quella Terra dove c’è una città che si fa amare, una città che strega i più piccoli e i più grandi, una città che ha fatto innamorare Kobe Bryant. Da oggi un nuovo privilegio va inserito nella lista dei benefici che dà l’essere nato a Napoli: Kobe è anche un po’ nostro. E non siamo stati noi a prendercelo… è lui che ha scelto noi. Precisamente ha scelto Capri, più volte, e alla sua ultima figlia ha voluto dare il nome della meravigliosa isola. Un amore per l’Italia, e per la nostra città in particolare, mai nascosto, anzi manifestato ampiamente dal grande cestista che aveva vissuto qui gli anni della sua adolescenza e quindi parlava perfettamente la nostra lingua, e aveva preteso che anche le figlie imparassero l’italiano perché «quelle sono le nostre radici». Le figlie che hanno nomi italiani: Natalia Diamante, Gianna-Maria Onore, Bianka Bella, Capri Kobe.

Scrivo da quella Terra dove la grandezza, quella vera, viene riconosciuta. La grandezza di chi con il numero 8 prima e con il 24 poi volava a canestro sbalordendo il mondo intero. La grandezza di chi ha vinto cinque anelli NBA, due ori olimpici, è stato diciotto volte all’All Star Game e ha lasciato il segno nel basket nei suoi vent’anni di schiacciate, tiri allo scadere e partite leggendarie. La grandezza di chi ha lasciato il basket giocato con una partita da sessanta punti prima di salutare tutti con un genuino “What can I say? Mamba out”… per poi abbracciare la piccola Gianna-Maria, detta GiGi, la predestinata a seguire le orme di papà sul parquet…

Kobe Bryant

Scrivo da quella Terra dove tutto è effimero, dove la caducità governa i tempi, dove ogni momento può essere l’ultimo, dove nulla dovrebbe essere dato per scontato, dove nessuno potrà mai dire di avere avuto troppo perché il destino può dare quanto togliere. E quindi capita che dopo che hai avuto tutto, dopo che hai affrontato grandi battaglie sportive, dopo che hai ispirato il mondo intero con la Mamba Mentality, prendi un elicottero in California per portare la piccola GiGi ed altre persone ad una partita di basket, e il destino decide che stavolta non la puoi risolvere con un tiro sulla sirena dei 24. E così Kobe e la piccola GiGi ed altre sette persone a cui va il nostro ricordo e lo stesso rispetto perdono la vita.

Scrivo da quella Terra che oggi piange la piccola GiGi e suo padre Kobe Bryant, l’uomo e l’atleta; l’artista del parquet e non solo, eclettico tanto da vincere un oscar con il suo documentario Dear Basketball; il giocatore competitivo: il Black Mamba, l’uomo del “No Mercy Kobe”, l’uomo “da solo sull’isola” raccontato meravigliosamente dalle voci di Flavio Tranquillo e Federico Buffa; il campione onesto che un giorno prima della sua morte riconosce la grandezza di LeBron James, il King con il 23 che in quel di Los Angeles lo ha appena superato come terzo miglior marcatore all-time dell’NBA… gli scherzi del destino; il primo giocatore a raccogliere l’eredità di Michael Jordan e a saperla sopportare; il marito di Vanessa, il padre di Natalia, GiGi, Bianka e Capri; semplicemente Kobe Bean Bryant.

Tutto il mondo sportivo, con i suoi grandi campioni, ha espresso il suo tributo a Kobe evidenziando come Bryant abbia indicato la via con la sua determinazione, la sua competitività, il suo volerci credere sempre, la sua cattiveria agonistica, la sua fame di vittoria, la sua grandezza di essere campione e di essere uomo.

Game recognizes game dicono in America. Il gioco riconosce il gioco. O meglio: la grandezza riconosce la grandezza. La grandezza riconosce Kobe.

E se l’NBA è more than a game, Kobe Bryant sarà sempre more than a player.

E non ce ne voglia, ma niente Mamba Out…

#MambaForeverIn

Attore per vocazione, con un passato tra palchi e televisione; scrittore per necessità, con un presente tra fogli di carta e frasi sparse. Amante dell’arte di incastrare parole, quindi cultore del rap. Massimo esperto di Harry Potter in Italia (sfido chiunque). Scrivo di Napoli perché è palco, frasi sparse, parole incastrate, magia.