«Onorate l’altissimo poeta»… ma anche pittore, architetto e scultore!

Orazione funebre di Michelangelo
Orazione funebre di Michelangelo
Ritratto cinquecentesco di Michelangelo Buonarroti, attribuito a Baccio Bandinelli

La prima edizione francese dell’Orazione funebre di Michelangelo Buonarroti di Benedetto Varchi, a cura di Frédérique Dubard de Gaillarbois

L’edizione ‘francese’

Orazione funebre di MichelangeloÈ di pochi anni fa la notizia dell’attribuzione di un putto marmoreo a Michelangelo Buonarroti nella chiesa partenopea di S. Anna dei Lombardi. L’ipotesi, proposta da uno dei più eminenti michelangiolisti, è ancora oggetto di dibattito, ma nel frattempo riaccende gli echi napoletani di un Rinascimento meridionale troppo spesso passato in sordina, e invece redivivo ed eminente quanto quello che i più giurassici manuali di storia dell’arte attestano ancora essere una creatura tutta toscana.

Su queste frequenze e su quelle altrettanto lunghe ed antiche che legano Napoli alla cultura gallica accogliamo la prima edizione francese dell’Orazione funebre, che il letterato e connoisseur d’arte Benedetto Varchi scrisse per lucrare le esequie di Michelangelo, solennissimamente tenutesi nella basilica fiorentina di San Lorenzo il 14 luglio 1564. L’edizione, con il titolo di Oraison funèbre de Michel-Ange, a cura di Frédérique Dubard de Gaillarbois, italianista e docente alla Sorbona, da tempo dedita a temi di letteratura artistica, rifacendosi all’edizione principale del 1564, interviene anzitutto risarcendo una sola precedente ultima versione italiana digitale del 2008, che segue un’ancor più anziana del 1975. Il volume in esame, infatti, correda il testo integrale italiano con una traduzione munita di ampio apparato critico.

La traduzione va così ad affiancare le Esequie, altro testo sulla morte di Michelangelo, anonimo ma assai più celebre grazie anche alla sua edizione inglese dei coniugi Margot e Rudolf Wittkower, del 1964, per i tipi londinesi di Phaidon: The divine Michelangelo. L’Orazione varchiana è spesso stata considerata come un testo minore e Varchi stesso talvolta diminuito come autore. La traduzione della Dubard de Gaillarbois, dunque, porta avanti la riqualificazione dei meriti di Varchi e riquadra la percezione del funerale d’artista come tema clou dell’Età moderna, oltre che fare meritoria opera di traduzione per il lettore francofono, non sempre comodo con l’italiano di metà Cinquecento, spesso rognoso per uno stesso lettore italiano non specialista.

Il volume

Il volume si apre con un ampio e dettagliato saggio in circa cento pagine, diviso tra diciannove paragrafi tematici in cui sono discussi i criteri tanto letterari quanto storici ed artistici dell’opera. L’analisi dell’autrice cala l’Orazione nell’ambito della storiografia michelangiolesca stricto sensu come altrettanto nella selva letteraria dell’Italia del XVI secolo. Da tale angolazione, la morte di Michelangelo non ha nulla di lugubre ed assai poco di religioso. Diviene piuttosto una mostra retrospettiva ed una pubblica, quasi laica, cerimonia di consacrazione al mondo di un artista definitivamente investito da un primato ineguagliato. L’umanità prodigiosa di Michelangelo è trasfusa nella divinità del miracolo.

Michelangelo BuonarrotiVarchi indica il Buonarroti – stando alla lettura dell’autrice – come uomo voluto da Dio capace di far cose divine. Ed il suo funerale diviene un allestimento di opere, effimere e non, tributategli da amici ed estimatori, nel quale la letteratura stessa, in forma di epitaffio, diventa parte iconografica nella cornice di dipinti, sculture, architetture funebri e macchinari mortuari. Da Michelangelo in poi i codici ed i criteri del funerale regale o papale passano ad ornare anche la categoria dell’artista, affrancandolo vieppiù dalle strette briglie dell’artigiano medievale e consegnandogli il podio della sua stessa società, od anzi librandolo verso le gerarchie celesti.Gli spunti plausibili del testo hanno per orizzonte comune l’idea che l’Orazione possa essere assunta come una terza biografia cinquecentesca di Michelangelo ed un’altrettanta terza Lezione, dopo le due precedenti varchiane, quali pietre miliari della letteratura artistica. Dopo averlo dunque liberato dal rischio della mera ridondanza encomiastica, Frédérique Dubard de Gaillarbois guarda a Varchi come al regista di un ‘biopic teatrale’ che ha l’oratoria artistica per fine ed un’accademia per pubblico. Altro che lacrime e gramaglie.

Dopo aver analizzato i criteri letterari di Varchi ed i suoi riferimenti culturali, per quel che concerne la produzione funebre dedicata ai letterati a partire dal Rinascimento, l’autrice spinge la sua visione fino all’idea che i funerali michelangioleschi possano ad un tempo aver superato l’impasse del Paragone – ovvero: quale tra le arti è la più importante? – ed aperto le porte alla trasformazione del Rinascimento in Barocco. In altre parole, parafrasando l’autrice, i funerali concentrano l’attenzione sull’estetica più della fusione e della compenetrazione tra le arti che non sull’oggetto singolo espresso da ciascuna di esse. Oggi, quei funerali li chiameremmo un’opera d’arte “totale”.
E, a proposito di scia barocca, il saggio d’apertura si congeda proprio guardando alla tradizione italiana di funerali d’artisti tra XVI e XVII secolo, raccolta ed ampiamente testimoniata in modo inedito dalla letteratura coeva, con specifico riferimento alle fonti francesi, particolarmente avvisate e ricche di funerali e sepolture d’artisti invece italiani.

Le conclusioni

Il volume di Frédérique Dubard de Gaillarbois, cui si può solo rimproverare un apparato iconografico piuttosto ridotto, colma la lacuna linguistica di un pubblico francese di studiosi italianisti molto ampio, rendendo servizio tanto a linguisti e letterati quanto a storici dell’arte e dell’architettura. Ma, come visto, l’operazione va più in là, riguardando all’Orazione come ad un testo dai molti livelli e qualità documentarie, capofila di un genere letterario – quello del funerale d’artista – che mal si confina nella storia sociale dell’arte, per farsi uno tra i più vergini campi di ricerca positiva ed interdisciplinare, capaci di ridare – tra le altre cose – nitore di filologo puro alle sempre più improvvisate derive del ruolo dello storico dell’arte.

Oraison funèbre de Michel-Ange
di Frédérique Dubard
ISBN : 979-10-231-0758-6
Data di uscita: 28/02/2024
Formato 14 x 21 cm
Numero di pagine : 308
Sorbonne University Press

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