sabato, 26 Set, 2020 Espresso napoletano

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Open Arms, dove sta la verità?

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Giovanni Tria, già Ministro dell’Economia, in un’intervista su una nota rete Mediaset, con riferimento al caso dell’Open Arms, ha dichiarato, con grande senso di dignità, che la vicenda, ampiamente nota anche dagli organi di informazione dell’epoca, si inseriva in una valutazione di interesse pubblico generale, di fatto condivisa da quel governo, con conseguenti responsabilità collegiali… tirarsene fuori adesso “non è elegante”.

A fronte di ciò il parlamento ha votato richiedendo il processo sul conto dell’allora Ministro Salvini. Non entriamo nel merito solo per un doveroso rispetto istituzionale, anche se, come cittadino, resto molto perplesso sul delicato caso, tenuto conto dell’inusuale ricorso alla giustizia per valutare presunte responsabilità politiche sulla gestione di una reale situazione di emergenza nazionale ed internazionale. Peraltro, va sottolineato che essa non a caso si sta rinnovando drammaticamente anche in questi giorni, soprattutto se si considerano le sue possibili gravi conseguenze sul piano sanitario. Si predica tanto sull’esigenza di affrontare le difficili criticità del Paese con un’azione coesa e responsabile coinvolgendo tutte le forze politiche, per poi non perdere l’occasione per dare luogo a scontri di fatto elettorali, che finiscono per danneggiare solo i cittadini a causa di delicati e atavici problemi mai risolti.

Basta considerare, infatti, che sempre più aumenta il numero di stranieri irregolari sul territorio nazionale, con fenomeni negativi che, purtroppo, continuano a passare inosservati causando notevoli danni per la popolazione e per gli stessi interessati, spesso sfruttati e mortificati nella loro dignità. Droga, accattonaggio organizzato (una pesante tassa per tutti), prostituzione ed altro ancora stanno causando effetti devastanti sulla normale vita sociale minando la cosiddetta sicurezza percepita, nonostante il continuo e lodevole impegno delle forze di polizia e della magistratura.

Il recente ‘caso giustizia’, nel cui merito non vogliamo entrare soprattutto per un doveroso e convinto rispetto nei confronti dei tantissimi magistrati che operano con grande sacrificio e notevole senso di responsabilità, ha comunque originato fortissime preoccupazioni nei cittadini, ormai disorientati da situazioni che stanno evidenziando una profonda crisi dei valori costituzionali e morali nel Paese. Mi riferisco principalmente alla palese violazione dell’irrinunciabile principio della separazione dei poteri, posto dalla Costituzione alla base del nostro sistema democratico.

Violarlo significa minare consapevolmente la democrazia. Ciò è indubbio! E non può essere taciuto. Peraltro in merito non possiamo non citare quanto riportato dagli organi di informazione sulle presunte interferenze politiche che sarebbero state esercitate per condizionare l’esito di un processo a danno di un noto esponente di partito. Esse, qualora confermate dai fatti, costituirebbero una gravissima conferma di un uso distorto della giustizia per fini politici.

Ma in merito ci asteniamo dal trarre inopportune conclusioni trattandosi di delicata vicenda che richiede doverosi accertamenti nelle competenti sedi prima di giungere ad affermazioni non supportate da concreti ed inequivocabili elementi. Sarebbe una ingiusta offesa per quanti chiamati in causa. Speriamo di conoscere prima o poi la verità. Già! Il problema di questo Paese, con un’informazione troppo orientata, è proprio conoscere le verità, a tutela degli interessi nazionali e della dignità dei cittadini, il cui rispetto non può, né deve mancare. Pensiamo al delicato rapporto politica-magistratura. Purtroppo tante verità ancora fanno parte dei misteri della nostra storia, a fronte di gravissimi fatti verificatisi nel Paese e poi rimasti irrisolti.

Si parla molto di etica, termine abusato con facile e diffusa ipocrisia. La realtà conferma tristemente. Ci domandiamo infatti dove sia realmente finita, tenuto conto delle tante situazioni negative che stiamo subendo a causa di ambigui atteggiamenti di chi – per il ruolo rivestito – dovrebbe essere un esempio di trasparenza per tutti. Ovviamente ciò senza generalizzare e restando rispettosi di quanti invece operano con elevato senso del dovere ed indiscussa onestà.

Ma si sa, la coscienza, soggettiva, viene spesso offuscata dall’ambizione e da interessi non del tutto coincidenti con quelli nazionali, comunque troppo trascurati. Ricordo a me stesso che il bravo sacerdote di Caltagirone, don Luigi Sturzo, nel 1946, nel contesto di un suo intervento in Senato sulla delicata questione morale del Paese, affermò , tra l’altro, che la prima regola di un buon politico è ‘servire e non servirsi’… In sintesi, operare solo ed esclusivamente per il bene pubblico. A distanza di tanti anni, la sua esortazione resta più che mai attuale. Manca infatti la cultura dell’interesse generale.

E allora, quale sarà il futuro dei nostri figli e dei nipotini? A noi, ai cittadini, non interessano le beghe ideologiche dei partiti, anzi disturbano non poco. Così pure disturbano tantissimo i continui ridicoli sondaggi, che evidenziano un solo scopo: mantenere le poltrone ad ogni costo. Tutto in funzione del potere, senza dare la dovuta attenzione ai problemi reali del Paese. Citiamo per tutti: economia e lavoro. Chiediamo dunque la verità su ogni cosa, soluzioni efficaci per le criticità dei giovani, delle famiglie e delle imprese. Meno demagogia, assoluto rispetto per i valori costituzionali, per la dignità e la vita delle persone. Merito, responsabilità e controlli!

Il futuro di un Paese dipende dalla sua capacità di esprimere una classe politica in grado di operare solo ed esclusivamente per il bene comune, facendosi guidare dagli irrinunciabili valori di un’etica che non conosca l’interesse personale. Purtroppo viviamo in una realtà dove le favole non sono più credibili e quella di Pinocchio non ha insegnato niente.