Vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, Oreste Tesorone è tra i più importanti interpreti del cinema muto napoletano, oggi troppo poco spesso ricordato.
Nato a Napoli nel 1876, all’età di ventuno anni decide di salpare in cerca di fortuna. La sua prima tappa è Siam (attuale Thailandia), dove cerca di esportare in quel Paese la cultura e la produzione dei ‘maccaroni’ italiani, ma senza grande successo.
Tornato a Napoli, riparte nel 1907 questa volta con direzione Stati Uniti d’America. Sbarcato a New York dalla Buenos Aires (nave proveniente da Napoli che trasportava centinaia di emigranti), inizia a lavorare come garzone in un negozio di Little Italy prima di tentare di portare a frutto le sue più grandi ambizioni. Nel 1910 infatti è giornalista dell’Italian Tribune of America di Detroit, primo settimanale italiano negli States, edito sia in italiano che in inglese. Sarà in questi anni, durante la sua attività di giornalista, che si innamorerà dell’arte cinematografica. Partecipa con piccole parti ad alcune produzioni locali e si rende subito conto di essere tagliato per il cinema.
Il ritorno a Napoli e il Tesorone attore
Dopo circa dieci anni negli Stati Uniti, Tesorone fa ritorno a Napoli dove la sua carriera da attore cinematografico ha concretamente inizio. Il mondo del cinema era in grande sviluppo e la sua esperienza americana gli aprì facilmente le porte degli studi cinematografici napoletani.
Fa il suo esordio nel 1917 nel film Triste realtà del regista Franco Dias, a cui segue Il cenciaiuolo della Sanità, dello stesso regista. La sua grande capacità artistica viene velocemente apprezzata nell’ambiente e negli anni successivi continua a lavorare con molte produzioni. Fra tutte, il suo nome rimane legato a quello di Elvira Notari e della Dora Film. Nel corso della sua carriera ha preso parte a più di cento film come attore, sceneggiatore o allestitore, oltre a girarne alcuni come regista (il più noto è La perla di Posillipo del 1920). Purtroppo, la maggior parte dei film da lui interpretati sono andati perduti, ma alcuni di essi sono disponibili alla Cineteca nazionale di Roma e alla Cineteca di Bologna.


