domenica, 22 Set, 2019 Espresso napoletano

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Palazzi di Napoli, palazzo Moscettola di Leporano: la “conigliera” di Alfonso II

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Lasciata piazza Dante ed inoltrandosi per via Pessina, troviamo la scalinata che conduce al vicolo e palazzo che erroneamente sono stati sempre indicati come Luperano anziché Leporano, com’è l’esatto nome dei principi che lo possedettero. L’edificio inizialmente era detto Conigliera, per l’abbondanza di conigli che erano nell’immenso parco, il quale raggiungeva la collina dell’Infra­scata, oggi Salvator Rosa. Infatti l’area boscosa che ne faceva parte nel XV secolo era quella del Limpiano che confinava con quella detta Costigliola (San Potito) dove successivamente verranno costruiti anche dei monasteri.

Per l’abbondanza di cacciagione esistente, Alfonso II d’Aragona, quando era duca di Calabria, dichiarò questo luogo sua riserva privata, e si fece co­struire una casa per il riposo dopo la caccia: casino che il Chiarini dice es­sere stato edificato da Giuliano da Maiano. Il palazzo ancora oggi presenta il grande cortile, con gli archi in travertino che sono stati tutti chiusi trasformando i relativi spazi in botteghe artigiane o depositi, e suggerisce l’idea della primitiva conformazione così come le tre facciate sullo stesso cortile, nelle quali si intravedono ancora elementi dell’antica fabbrica così come le nicchie nelle scale che lasciano intendere l’esistenza di decorazioni, come statue o busti.

Oggi, pur avendo subito trasformazioni radicali, presenta al centro della cornice d’imposta del sopraportone una bellissima conchiglia intagliata ad altorilievo, mancante però dello stemma che sino agli inizi del secolo scor­so era ancora collocato nella chiave dell’arco, al di sopra del portale.