giovedì, 02 Apr, 2020 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Palazzo Carafa di Columbrano a Spaccanapoli

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Nell’angusta via San Biagio dei Librai, o, se preferite, nella nota Spaccanapoli, è tutto un susseguirsi di storie, che trovano espressione compiuta nelle forme risolute di una ininterrotta sequenza di architetture, che sembra perdersi da un lato verso le pendici delle colline che circondano la città, e dall’altro nelle sue propaggini orientali. Non sono forse pietre parlanti quelle che disegnano il simulacro urbano di Napoli? Difficile rimanere indifferenti alla loro narrazione, a meno che non si accetti di rifugiarsi in un’imperdonabile sordità dell’animo.

Le bugne di Palazzo Carafa di Columbrano, ad esempio, raccontano una storia che ha inizio nel XV secolo, quando Diomede Carafa conte di Maddaloni ordinò il rifacimento di una proprietà che sorgeva sul medesimo sito e probabilmente appartenuta alla stessa famiglia. Nel 1466, anno del suo completamento, il vecchio edificio lasciò il posto ad uno nuovo, appartenente alla tipologia del palazzo ‘a blocco’ e che sembrava integrare per alcuni versi l’aspetto dei primi palazzi rinascimentali dei mercatores magni fiorentini: dadi di pietra vuotati internamente dai cortili e forati mediante ritmate sequenze di pieni e vuoti.

palazzo carafa

In questo caso, tuttavia, i prospetti presentavano ancora un certo retaggio medioevale, in cui l’austerità del peculiare bugnato esterno in tufo giallo napoletano e grigio piperno lasciavano posto solo al caratteristico portale rinascimentale in marmo e ad una successione scarna di finestre trabeate in corrispondenza del piano nobile. Ad addolcire la sua superficie intervengono ancora oggi una morbida corona d’alloro posta alla base della trabeazione del portale, una sequenza di armi e stemmi della famiglia Carafa e due angeli reggenti lo scudo familiare collocati negli angoli interni dell’ingresso, mentre i busti degli imperatori Claudio e Vespasiano ed una terza statua a tutto tondo raffigurante Ercole completano la composizione svettando sulla mensola più alta. La mancanza di notizie certe impedisce l’attribuzione univoca dell’opera, tuttavia la maggior parte delle fonti ipotizza che il palazzo sia nato dal disegno dello scultore ed architetto Angelo Aniello Fiore, già al servizio dei Carafa e per i quali realizzerà anche il sepolcro custodito all’interno della chiesa di San Domenico Maggiore.

Non essendoci più eredi, nel 1713 l’edificio divenne proprietà di un altro ramo della famiglia, i Carafa di Columbrano, denominazione oggi adoperata per distinguere questo palazzo da quello dei Carafa di Maddaloni, sito poco distante nell’omonima strada. Nel 1815, invece, in seguito ad alcuni anni di abbandono, l’edificio fu acquistato dalla famiglia Santangelo e trasformato in un museo privato per poi divenire in tempi recenti sede di un condominio e di una scuola.

Appassionato e studente di architettura da un lato e rigoroso ordinatore di pensieri, frasi, parole dall’altro; eternamente proteso, dunque, verso la ricerca sia di forme che di parole atte ad una comunicazione visiva e letteraria efficace. Cultore del Bello e fervente credente nella sua capacità di ispirare azioni, educare gli animi e disegnare scenari fecondi anche laddove sembri non possano sussistere. La mia suggestione per Napoli? Niente di più che una sintesi del tutto personale di Architettura, Letteratura e Bellezza.