Palazzo Donn’Anna e gli amanti scomparsi
«Quei fantasmi sono quelli degli amanti? O divini, divini fantasmi! Perché non possiamo anche noi, come voi, spasimare d’amore anche dopo la morte?»
( M. Serao, Il palazzo Donn’Anna, in Leggende napoletane, Roma, Edoardo Perino, 1895.)
Il Palazzo
A qualche lettore sarà sicuramente capitato, navigando a bordo di un kayak nelle acque cristalline di Posillipo, di godere della meravigliosa vista di un palazzo costruito per metà: Palazzo Donn’Anna.
Il palazzo fu commissionato nel 1600 da Anna Carafa, consorte del viceré Ramiro Núñez de Guzmán, duca di Medina de las Torres, sui resti di un edificio del secolo precedente noto come la Serena e, secondo la leggenda, dimora per gli incontri con gli amanti della Regina Giovanna d’Angiò.
Cosimo Fanzago lo realizzò secondo i canoni del barocco napoletano, che prevedeva, tra le altre cose, un doppio
ingresso: uno sul mare e uno da una via percorribile lungo la costa di Posillipo (che conduce all’interno del cortile del palazzo).
L’architetto, però, non riuscì a portare a termine il suo capolavoro a causa della morte prematura di Donn’Anna. Morte che sarebbe avvenuta durante un’insurrezione popolare verificatasi nel corso del viceregno spagnolo, oppure, anche in questo caso secondo la leggenda, a causa di un amore contrastato.
È proprio l’incompiutezza dell’opera, che, come spesso accade, lo rende spettacolare agli occhi di chi lo guarda. Del resto, «Palazzo Donn’Anna non è una rovina: è soltanto incompiuto! Non è forse questo il suo fascino?» (cit. dal film ‘Fuoco su di me’ di Lamberto Lambertini, 2006).
Le leggende sugli amanti ‘scomparsi’
A Palazzo Donn’Anna sono legate anche leggende di amori dal risvolto noir.
Si racconta che la giovane e bellissima Mercedes de las Torres in una scena teatrale baciò il nobile Gaetano di Casapesenna, amante della viceregina Anna Carafa. La giovane Anna, dopo qualche tempo scomparve misteriosamente..
Altre storie d’amore sono legate alla presenza alla figura di Giovanna d’Angio’, la quale aveva l’abitudine di scegliere i pescatori più belli ed affascinanti del quartiere che, malcapitati, a seguito di una notte di passione con lei.. non facevano più ritorno alle proprie case.
All’alba, infatti, la donna li ammazzava o li faceva precipitare in mare giù dal palazzo. I più fortunati tra loro riuscivano a lasciare ancora in vita la dimora, fuggendo attraverso l’uscita secondaria che collega il palazzo con il mare ed è tutt’oggi visibile dalla spiaggia. E chissà che non derivi proprio da questa esigenza la presenza di due accessi!!
Il bellissimo palazzo, come sappiamo, non è mai stato portato a termine, ma resta lì fermo, diroccato sulla costa, quasi rafforzato dalla brezza del mare. E rimane uno dei palazzi storici più belli esistenti a Napoli.


