Pallonetto Napoli: un nome, 3 zone

pallonetto napoli
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Zone di Napoli omaggiate nel cinema e nella letteratura. Colme di gradinate che le uniscono al resto della città. Di vicoli che, tra bassi e palazzi, quasi ne sintetizzano il caos colmo di vita.

Avrete sicuramente sentito parlare del Pallonetto di Napoli o dei pallonetti. Infatti, con questo nome non si indica un solo quartiere, bensì tre. Ma dove si trovano questi quartieri? E perché si chiamano così?

Perché si chiama Pallonetto di Napoli? 

La testimonianza ad oggi più completa per quanto riguarda il Pallonetto di Napoli è racchiusa nell’opera di Carlo Celano “Notizie del Bello, dell’Antico e del Curioso della città di Napoli”. Riproposto anche da Rogiosi Editore con un’edizione a cura di Gianpasquale Greco che racchiude l’originale opera del Cleano nelle tre versioni ristampate nel corso del XVIII secolo. 

Il nome Pallonetto deriva da gioco praticato dagli inizi del XV secolo alla corte dei Medici. Questo può essere considerato un antenato della pelota basca, a sua volta derivato dalla pallacorda. Si giocava con palline di cuoio, il cui interno era costituito da un nucleo di piombo. Diffusosi rapidamente anche a Napoli, veniva praticato in una struttura adibita a piazza Bellini. Divenne poi ben presto il gioco preferito dai bambini e non, perché perfetto da praticare tra i vicoli della città e all’aria aperta. La particolarità del gioco sta infatti nel colpire la piccola pallina (con le mani o con delle racchette) in continuazione, libera di rimbalzare in giro. Il gioco può dirsi concluso quando la pallina smette alla fine di girare. 

Con queste premesse, sembra ovvio che i luoghi perfetti dove praticare il pallonetto fossero, per l’appunto, le zone che saranno poi note tutte e tre come “Pallonetto di Napoli”.

Dove si trova il quartiere Pallonetto di Napoli?

Come da premessa, parlare di “Pallonetto di Napoli” non è propriamente corretto, visto che ne esistono tre diversi. Con questo modo di dire però si intende generalmente il Pallonetto di Santa Lucia, il più antico dei tre. In questo quartiere lo scrittore Giuseppe Marotta ambienterà opere come “Gli alunni del tempo” e “Teatrino del Pallonetto”. 

Abitato in origine da pescatori e marinai, luogo natale di Massimo Ranieri, fu soggetto di un importante opera di Risanamento nell’800. Questi, con colate di cemento, lo rese un quartiere isolato dalla città. Scelta che scatenò un malcontento generale, condiviso anche da Matilde Serao. 

“Abbiamo voglia di esclamare: “Bentornato, Pallonetto di Santa Lucia… dove eri fuggito, all’estero?” E infatti le prime giornate limpide ci restituiscono il genuino Pallonetto: vecchio, sì, mangiato dai secoli, rotto nelle giunture dalle mazzate di ogni specie di vento, corroso dalle tarme della salsedine, ma abitato da un sole marino, trionfale, che benda con garze di pulviscolo intinte nell’argento e nell’oro di Mida, le sue ferite. Ah gente, che sollievo; in ognuno di noi s’è acceso un forno di allegria.” – da ‘Gli alunni del tempo’.

Seguono, nella dicitura “Pallonetto di Napoli”, il Pallonetto di San Liborio e il Pallonetto di Santa Chiara. Il primo è anche noto per essere stato fonte di ispirazione di Eduardo De Filippo. Era qui che infatti abitava la donna che ispirò il personaggio di Filumena Marturano, e dove oggi fa sfoggio di sé un murales di Sophia Loren, interprete di Filumena nel film “Matrimonio all’Italiana” del 1962. 

Il Pallonetto di Santa Chiara, in origine zona termale fino al III secolo e poi sito cimiteriale del complesso monastico della Basilica di Santa Chiara, è invece anche noto per essere stata una delle location del film “Le quattro giornate di Napoli” di Nanni Loy. 

 

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