Papà fa caldo. Tutti possiamo dimenticare il nostro bambino in auto

Da Napoli parte lo spot di sensibilizzazione contro l’abbandono dei bambini in auto “Papà fa caldo”, scritto da Gigi & Ross e Oreste Ciccariello, diretto da Gigi & Ross, che lo interpretano insieme a Cristiano Di Maio. Lo spot è prodotto dalla casa editrice Rogiosi ed è promosso dall’Associazione Arti e Mestieri, con il contributo e il patrocinio di Fondazione Banco Napoli per l’Assistenza all’Infanzia, Università Telematica Pegaso, Fadep Costruzioni, Associazione Liber@Arte.

Lo spot è stato presentato in anteprima nazionale alla stampa, nella sede dell’Università Telematica Pegaso a Palazzo Zapata, in piazza Trieste e Trento, da Patrizia Stasi, presidente Fondazione Banco Napoli per l’Assistenza all’Infanzia; Rosario Bianco, patron di Rogiosi editore e fondatore, con il magistrato Catello Maresca, dell’Associazione Arti e Mestieri; Luisa Tornitore, Università Telematica Pegaso; Simone Pisano, psicoterapeuta; Luigi Esposito (Gigi) e Rosario Morra (Ross); Alessandro Polidoro, presidente Associazione Liber@Arte. Ha moderato l’incontro il giornalista Pier Paolo Petino, founder e direttore responsabile dell’agenzia Videoinformazioni. I saluti iniziali sono stati affidati a Luisa Tornitore che ha sottolineato “l’importanza del tema affrontato e la necessità della vicinanza e del sostegno che l’ambiente universitario deve dare a fenomeni così delicati e tragici, anche quando le statistiche non sono elevate. Questi sono casi in cui non sono i numeri a contare ma il fatto e gli 8 bambini morti in Italia per abbandono in auto sono il segnale di un’emergenza, che va affrontata, con campagne di sensibilizzazione e prevenzione”.

“Lo spot ‘Papà fa caldo’ nasce dalla sensibilità di Gigi e Ross e ho aderito immediatamente con entusiasmo – sostiene Rosario Bianco –. Credo che ognuno di noi, a vario titolo e con vari ruoli, abbia una sorta di obbligo di restituzione. Cerco ogni giorno di restituire agli altri un senso di convivenza civile e sana, e provo a farlo in maniera concreta. Con Gigi e Ross abbiamo riacceso i riflettori sulla questione Ex Italsider di Bagnoli, con il libro ‘La maledizione dell’acciaio’, scritto da Oreste Ciccariello e stiamo portando avanti anche un progetto sulla legalità nelle scuole, che propone ai ragazzi la visione di un docufilm, nel quale gli facciamo vedere il bene e il male, come si confrontano e come si affrontano, gli diamo uno strumento di lettura di approfondimento e gli diamo la possibilità di interloquire con persone preparate sull’argomento. Con Catello Maresca abbiamo dato vita all’associazione Arti e Mestieri, dando concrete opportunità di lavoro a ragazzi, che, mentre noi proviamo a sensibilizzare l’opinione pubblica e la stampa su questo fenomeno atroce dell’abbandono dei bimbi in auto, sono impiegati nei villaggi turistici e nei ristoranti, dopo un corso di formazione. Un modo concreto di fare legalità. Lo spot ‘Papà fa caldo’ richiama l’attenzione su un’emergenza che può coinvolgere chiunque. Tutte queste attività possono essere realizzare solo grazie alle realtà che sono vicine alle idee: Fondazione Banco Napoli per l’Assistenza all’Infanzia, che ha ridato vita e nuova linfa all’ex Base NATO di Bagnoli; l’Università Telematica Pegaso, Fadep, Servizi e Disservizi, l’associazione Liber@Arte. Una rete che cresce ogni giorno in maniera concreta e fattiva”.

“La Fondazione Banco Napoli per l’Assistenza all’Infanzia si occupa anche di responsabilità territoriale e quindi lavora anche con le famiglie per cercare di ridurre al minimo il disagio delle fasce meno abbienti – dichiara Patrizia Stasi –. Quando ci è stato proposto di aderire allo spot ‘Papà fa caldo’, il mio consiglio di amministrazione ha approvato all’unanimità il progetto, sostenendolo e concedendo il patrocinio. Uno spot può essere una prevenzione, nel senso che può sensibilizzare, fatto soprattutto così come lo hanno realizzato loro, in maniera pregnante; capace di strapparti un momento di riflessione in maniera differente, leggera, per quanto l’argomento sia tremendo. Spesso l’automatismo dei nostri gesti è dettato dallo stress quotidiano. Viviamo in una società veramente frenetica, dove abbiamo ogni giorno migliaia di pensieri che affollano il nostro cervello, che, a volte, ci dimentichiamo anche di noi stessi. Prevenzione vuol dire anche riuscire a riacquistare ritmi di vita differenti e una dimensione di vivibilità e sostenibilità della vita quotidiana. La Fondazione si occupa e si preoccupa di quello che succede all’interno dei contesti familiari. Dimenticare un bimbo non è solo un’amnesia momentanea. È l’atroce risultato di una vita quotidiana che non ci permette più di avere spazi interni di riflessione. La divulgazione di questo spot fa sì che il grido di allarme si propaghi all’infinito e restituisca un pezzetto della capacità di essere genitori e del diritto di essere figli. Se dimentichiamo noi stessi, dimentichiamo anche i nostri figli. Lo spot è anche un messaggio per dire ‘riprendetevi gli spazi emotivi’, perché se no è la fine, non solo di un ruolo genitoriale, ma è la fine di una persona”.

Il tragico fenomeno dei bambini dimenticati in auto è legato a episodi di momentanea amnesia dissociativa e ha scosso molto l’opinione pubblica spingendo le istituzioni ad agire concretamente. Ma slitta, probabilmente a fine novembre, l’obbligo dell’utilizzo di speciali dispositivi d’allarme, che sarebbe dovuto entrare in vigore a partire dall’1 luglio, in base al disegno di legge 766, approvato dalla Camera il 25 settembre 2018 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (Anno 159° – Numero 238). La casistica, non elevata, ma comunque registrata, in Italia, assume dimensioni allarmanti sul piano internazionale, dove sono addirittura 830 i bambini (l’87% dei quali aveva meno di 3 anni) deceduti dal 1990 ad oggi.

“Può capitare a chiunque di dimenticare un bambino in auto, purtroppo – conferma lo psicoterapeuta Simone Pisano –. L’amnesia, che colpisce un papà o una mamma che dimentica il figlio sul seggiolino, è un’amnesia nella quale sono assenti i segnali premonitori. Cosa avviene? Lo spot mostra chiaramente come fattore predisponente la frenesia e, per gestire la frenesia, tendiamo ad automatizzare troppo la nostra vita quotidiana. Entriamo in una routine in cui pretendiamo il massimo raggiungimento degli obiettivi e il compimento di tutte le azioni che abbiamo deciso di compiere in quella specifica giornata. Dimenticare un bimbo in auto è un’atrocità che può accadere a una persona sottoposta a tensioni, pressioni e carichi importanti. Un fenomeno del genere può avvenire come un fulmine a ciel sereno. Un evento drammatico in cui i genitori sono vittime come i bimbi che hanno perso; non vanno criminalizzati”.

Appena due giorni fa, nel parcheggio dell’aeroporto di Catania, è stata sfiorata la tragedia: un bambino di 4 anni lasciato chiuso in auto sotto il sole, con una temperatura che sfiorava i 40 gradi all’ombra, è stato salvato da un poliziotto che, con il calcio della pistola di ordinanza, ha mandato in frantumi il finestrino e soccorso il piccolo.

“È una tematica molto tosta quella affrontata nello spot – afferma Rosario Morra (Ross di Gigi e Ross) –. Quando abbiamo deciso di affrontare questa avventura insieme a Oreste Ciccariello, Cristiano Di Maio, Roberto Parlati, Massimo Accarino e Carlo Licenziati, lo abbiamo pensato e scritto senza criminalizzare nessuno. C’è il dramma nel dramma: quello del genitore che perde il bambino. Il punto di vista nostro era la frenesia. Il fatto di non fermarsi mai un momento nel corso di una giornata. Lo abbiamo considerato un atto di sensibilizzazione e di prevenzione. Lo abbiamo fatto con la coscienza di genitori, di artisti e di uomini. Il progetto è stato accolto da Rosario Bianco e abbiamo deciso di trattare un argomento pericolosissimo, asintomatico, da cui nessuno è immune. Cercheremo di viralizzare quanto più possibile questo spot, attraverso il web, i canali social e la tv. Proprio per dare una vita concreta a quell’obbligo di restituzione, di cui parlava Rosario Bianco. Abbiamo la fortuna di riuscire nel nostro lavoro e abbiamo il dovere di accendere delle lampadine. Trattiamo i temi alla nostra maniera. La leggerezza che è altro dalla superficialità. La leggerezza è capace di permeare e di attirare attenzione”.

“Sono stato, sono e sarà terrorizzato da quello che abbiamo fatto e da quello che abbiamo visto nello spot – afferma Luigi Esposito (Gigi di Gigi & Ross) – . Ross e io siamo genitori giovani, con un’esperienza genitoriale recente, e anche noi siamo completamente avvolti da giornate stressanti e da routine pericolose. Tutto questo stress non fa altro che farci dimenticare delle cose essenziali. Vorrei ampliare il discorso con un parallelismo, forse estremo, ma credo pertinente, anche il fenomeno delle baby gang è associabile all’abbandono dei figli. Probabilmente, se non ci si rende conto, se non si fa attenzione alla crescita del bambino, il bambino prenderà strade sbagliate. Anche il cyberbullismo è un fenomeno che si manifesta in seguito alla mancanza di attenzione di un genitore. Qualche giorno fa parlavo con amici del fenomeno della cyberprostituzione: ragazzine che si prostituiscono on line per ricevere regali. Com’è possibile che un genitore non se ne accorga? Senza voler demonizzare o giudicare, c’è bisogno di più attenzione nella nostra quotidianità”.

“La realizzazione dello spot ‘Papà fa caldo’ è un esempio concreto di quel pezzettino che ciascuno di noi dovrebbe fare nella propria indifferenza quotidiana e lo dico prima di tutto a me stesso – afferma Alessandro Polidoro –. Straordinari Gigi e Ross che danno un segnale quotidiano di impegno. Un impegno che vuol dire anche conoscenza. Sono venuto qui stamattina per superare la mia ignoranza sul tema; per ampliare la mia conoscenza; per ascoltare i relatori e lo psicoterapeuta, una figura che ci accompagna sempre più spesso perché ci aiuta a superare quello che non conosciamo. Non conosco le ragioni del fenomeno di abbandono dei bimbi in auto. Oggi mi sono preso un pezzettino di tempo per conoscere i motivi alla base di questa tragedia”.

L’Italia è il primo paese europeo a varare una legge anti-abbandono, in risposta alla tragedia dei bambini che hanno perso la vita perché dimenticati in auto. E Napoli è la prima città italiana a mobilitarsi per aumentare l’attenzione sul terrificante fenomeno.

Nonostante la legge non sia ancora entrata in vigore hanno già iniziato a circolare sul mercato alcuni dispositivi da aggiungere ai seggiolini. Si tratta di sensori di calore, cuscini bluetooth o sistemi ausiliari collegati tramite app a uno o più smartphone, che rilevano la presenza del bambino in auto e inviano automaticamente un messaggio in caso di abbandono. Oppure di telecamere che rilevano il movimento all’interno dell’auto spenta, come accade per i sensori degli antifurti casalinghi. Contemporaneamente stanno iniziando ad arrivare in commercio anche i primi seggiolini con dispositivi anti-abbandono integrati e già omologati.

Con portiere e finestrini chiusi, in appena 20 minuti la temperatura interna schizza trasformando l’auto in un forno. È indispensabile che i genitori si dotino di questi dispositivi. Può succedere a chiunque, purtroppo.

 

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