Pasolini e il cinema dei volti

Al Cinema Modernissimo di Napoli è in corso una rassegna di tredici film restaurati del grande Pasolini, intellettuale e poeta friulano

Il cinema di Pier Paolo Pasolini è, come le altre sue espressioni artistiche, un disperato tentativo di riprodurre e ripresentare un’umanità pura, non corrotta dalla modernità tecnocratica, un’umanità che il poeta di Casarsa cercava con tutte le sue forze nel passato o nelle periferie di Roma, ma anche in Sicilia o a Napoli, città da lui considerata resistente al “progresso” anche a costo di estinguersi o di lasciarsi morire (così il poeta in un’intervista del 1970).

Pasolini e un pizzico di Napoli

“Uccellacci e uccellini” è uno dei capolavori pasoliniani mostrati in rassegna al Modernissimo. I protagonisti, padre e figlio, Ninetto e Totò Innocenti, sono interpretati da Totò e da un giovanissimo Ninetto Davoli. Nel loro viaggio surreale sfioreranno la più svariata umanità, ritratta con lunghi primissimi piani che spalancano allo spettatore una dolcissima poetica del volto umano.

Un tenero e arcano rapporto con la religione

“Il Vangelo secondo Matteo” è un altro dei film in rassegna, forse la più profonda pellicola mai girata su Gesù di Nazareth. Anche qui i silenzi sono lunghissimi, come i primi piani sui volti, e ciò rende il film, dalla prima scena all’ultima, colmo di un mistero che va oltre la fede, ma investe l’apparire stesso dell’uomo sulla terra, con il suo corpo e il suo sguardo.  

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