giovedì, 13 Ago, 2020 Espresso napoletano

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Pasquale, l’ultimo numeraio di Napoli

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Napoli era una città famosa, tra le altre cose, per la sua manodopera e l’artigianato. Guantai, falegnami, intagliatori, calzolai, orefici, librai, rilegatori, sarti e molti altri lavori eseguiti con le mani, in cui la materia prima era fondamentale. Interi quartieri, borghi, strade, della città prendono il nome dal tipo di attività che vi si svolgeva, ogni zona era diversa dall’altra. Oggi poco resta di questo passato glorioso, ma ancora se ne possono inseguire alcune tracce. Una di queste ci porta nel cosiddetto ‘buvero’ o borgo di Sant’Antonio, dietro via Foria, precisamente in vico Finale, dietro uno dei mercati più autentici della città. Qui, dentro una bottega che affaccia sulla strada, c’è il signor Pasquale De Stefano, l’ultimo numeraio di Napoli.

Rettangoli di legno, pennelli, pittura lavabile. Al muro qualche foto, articoli di giornale ingialliti, una radio che gli tiene compagnia assieme alla moglie Anna. Pasquale ha in mano un cartello su cui calca e ricalca meticolosamente una cifra col colore rosso. “Sono nato qua dentro nel 1948. Ci vivevo con mio padre, mia madre e i miei fratelli. Faccio questo lavoro da quando ero piccolo. Ho imparato da mio padre che ha imparato da mio nonno”. Pasquale è un ‘numeraio’. Col suo stile inconfondibile crea quei cartelli con prezzi e informazioni sulla merce che vediamo abitualmente in tutti i mercati, ma anche in altre attività.

“‘Numeraio’ o ‘letterista’. Mio padre faceva questo lavoro, a Napoli ce ne stavano due o tre. Quando s’impiegò l’ha lasciato a noi figli. Ora che i miei fratelli non ci sono più, io resto l’ultimo”. I suoi cartelli servono a fruttivendoli, macellai, salumieri ma anche ristoranti, pizzerie, venditori di articoli. Prima si facevano col cartone, ora si fanno in legno, tutto a mano. “Col tempo hanno iniziato a chiedermi cartelli anche per pizzerie, ristoranti, eventi, penso perché è diventata una cosa un poco rara”. Pasquale mi racconta come il buvero di Sant’Antonio sia cambiato: “Prima c’erano più botteghe e lavori artigianali come il ciabattino che riparava le scarpe sul posto con lo scannetto. Si vendevano carne, galline, uova, c’era un altro modo di vivere. Se ci fai caso, oggi i ciabattini non ci sono più. Chi si fa aggiustare le scarpe oppure l’ombrello? Nessuno, perché fai prima a buttarlo e comprarne un altro. Se vai ad aggiustarlo costa di più. Invece, prima Napoli si manteneva sui calzolai, gli ombrellai, i guantai”.

Pasquale fa tutto da sé. Va in segheria, sceglie i cartelli, se li fa tagliare e poi li dipinge e li inchioda. Scrive e dipinge a mano libera, con i colori si diletta: vanno dal classico celeste, giallo, rosso, ai toni più accesi fluo. Il tempo di fattura è variabile: “Un cartello posso tenerlo in mano due minuti o mezz’ora. Deve venire come dico io”. I cartelli che sono a scopo pubblicitario e informativo spiccano all’occhio perché sono vistosi e belli. Piccole opere d’arte. “Questi cartelli sono nati dall’ignoranza che c’era tanti anni fa. La gente non sapeva leggere e scrivere. Quasi nessuno andava a scuola. Quando qualcuno che apriva un negozio – un fruttivendolo, una macelleria – non sapeva fare il prezzo, ci pensavamo noi”. Pasquale ha tre figli ma nessuno di loro ha intrapreso la sua strada, eppure oggi i cartelli di Pasquale sono richiesti da tante attività che scelgono il suo stile inconfondibile, che rappresenta un simbolo della tradizione di Napoli. Quando chiedo al signor Pasquale perché è ‘l’ultimo dei numerai’, mi risponde secco: “Nessuno entra dalla porta e dice: ‘Buongiorno, voglio imparare!’. Questi sono mestieri che ai ragazzi non interessano. Quest’attività non frutta molto, si guadagna poco e ci vuole molto tempo. Imparare non è facile. Non basta prendere il pennello in mano. Ci vuole un po’ di arte, un po’ di pazienza e tanta costanza”. Alla fine della nostra chiacchierata, Pasquale ha finito il suo bellissimo cartello. Neanche il tempo di salutarlo che già si è rimesso all’opera. C’è qualcosa di molto poetico nel vedere una persona che ama il suo lavoro come Pasquale, l’ultimo numeraio di Napoli.

Le fotografie inserite nell’articolo sono state realizzate da Sabrina Cirillo.

L’articolo Pasquale, l’ultimo numeraio di Napoli è stato pubblicato nel numero di novembre 2019 della rivista l’Espresso napoletano. Per leggere gli altri articoli, richiedi la copia arretrata: 0815568046 oppure info@rogiosi.it.

Francesca Saturnino è nata a Napoli nel 1987. Critica teatrale, insegnante e giornalista. Collabora con riviste e giornali nazionali e locali. La sua passione, tra le altre, è scovare storie, mestieri e personaggi di una Napoli antica e desueta e raccontarli per mantenerne viva la memoria.