Piazza Bellini: la cultura e la movida

Piazza Bellini
Piazza Bellini

Le piazze hanno un volto, un odore, un magnetismo. Una chimica. Piazza Bellini, a Napoli, è il luogo del riposo dallo studio e dall’arte.

Piazza Bellini è in realtà tante cose diverse. E’ un caos dai colori contraddittori, come tanti luoghi di Napoli. Ma il suo destino urbanistico, geografico, è quello di essere la piazzetta degli artisti e degli intellettuali. Di tutti coloro che, dopo un coito con Minerva o con le Muse, vengono qui ad abbracciare Bacco e ad esporsi alle lance appuntite di Eros. È lui a dominare la scena dai tetti seicenteschi, e ogni sera arriva lì stracarico di frecce.

Piazza Bellini tra Conservatorio e Accademia

“È destino” che ciò accada in piazza Bellini. Perché essa è al centro esatto della giovane Napoli che si sporca le mani tra la polvere di marmo e i pigmenti  e di quell’altra dolce Partenope che si consuma i polpastrelli sugli archetti dei violini e sui tasti dei pianoforti. All’Accademia di Belle Arti, la prima, al Conservatorio di San Pietro a Majella, la seconda.

Impastare colori e sfregare corde. L’immagine e il suono. Addomesticare blocchi di gesso e battere con dolcezza sui tasti di un piano. Fino a che da questo urto ossessivo della mano con lo strumento non esca una nota pura, un accordo di cielo. Di paradiso.

In mezzo a questo sforzo degli studenti di generare bellezza c’è la piazza di Bacco, di Pan, di Eros. Questo è , soprattutto, piazza Bellini. La piazza bohémienne fatta apposta per affondare l’anima in una risata e per ascoltare il cuore degli altri. Perché si è stanchi di scavare nel proprio fino a far emergere note e colori mai partoriti da alcuno, ed arrivare, magari, alla gloria. Scavare, sempre scavare. No. C’è bisogno anche di respirare. Di perdersi in mezzo a mille voci che si confondono. Di  farsi portare al largo dall’onda della folla. Lontano dalla propria coscienza che pensa e che crea.

Persino la statua di Vincenzo Bellini, il grande compositore che studiò nel Conservatorio napoletano, sembra “richiamare” al riposo, al relax, con quelle sue gambe incrociate, come quando ci si appoggia ad un muretto per rifiatare un po’. Il monumento a Bellini fu eretto nel 1886, sessant’anni dopo la prima messa in scena di una sua opera , “Adelson e Salvini” (nel febbraio del 1825). Essa fu rappresentata nel Convento di San Sebastiano (vicino alla nostra piazza), che fino al 1826 fu la sede del Conservatorio.

Palazzi storici, Biblioteca universitaria

Piazza Bellini non è molto vasta, ma è un “concentrato” di cultura unico. Il rinascimento ed il barocco vi sono entrambi, e paiono sfidarsi fissandosi negli occhi – per quanto sono vicini, azzeccati l’uno all’altro. Palazzo Castriota Scanderbeg e palazzo Firrao li rappresentano in maniera elegante e quasi altera. Alla destra della statua di Vincenzo Bellini si erge lo scalone dell’ex convento di Sant’Antonio delle Monache, attualmente sede della Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia della Federico II.

Non solo l’arte, dunque, ma anche la filosofia… Le giovani menti che vanno a sbarià cu ‘a capa in piazza, emergono allora non solo da pentagrammi e studi di prospettiva, ma anche da sillogismi e domande sulla vita e sulla morte. È logico che poi sia necessario incontrare gli altri, urtarsi con i corpi, per non credere che esistano solo i pensieri .

E poi magari  fittià con lo sguardo qualche studente/ssa che piace. C’è proprio bisogno dei localini e della leggerezza di piazza Bellini.

La piazza dei diritti

Non abbiamo ancora citato le Mura greche, scoperte al centro della piazza, per caso, nel 1954. Sono dei massicci basamenti in pietra, ora protetti da una semplice ringhiera. Esse sono l’antichità che fissa – tra il nostalgico e il divertito – la movida indifferente.

Piazza Bellini, ad ogni modo, negli ultimi vent’anni è diventata celebre come una “piazza dei diritti”, rifugio del popolo LGBT quando ancora anche un semplice bacio o una tenerezza, tra due gay o due lesbiche, rappresentava un rischio addirittura per la propria incolumità. In piazza infatti accadevano, fino a qualche anno fa, episodi vergognosi di violenza omofoba. E, dunque, soprattutto allora fu molto importante l’autodefinizione dei locali di Piazza Bellini. Essi si “ufficializzarono”, per così dire, “Gay Friendly”, in modo da allontanare ogni paura e fugare ogni dubbio sull’accoglienza da parte della piazza. Citiamo solo, per brevità, il bar Fiorillo e il caffè letterario Intra Moenia.

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