martedì, 27 Ott, 2020 Espresso napoletano

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Piscina Mirabilis. La Cattedrale dell’acqua

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L’acqua come risorsa o pericolo, opportunità o rischio rappresenta uno dei temi fondanti delle conoscenze legate al sorgere e allo svilupparsi della civiltà entro i confini urbani, ed appare oggi più che mai un aspetto su cui meditare. In un tempo in cui l’uomo avverte un forte senso di impotenza ed incapacità, e nei casi più gravi di indifferenza, nei confronti della gestione dell’acqua, risultano invece ammirevoli le conoscenze degli Antichi, che hanno col tempo imparato non solo a convivere con questo elemento, ma ad imprimere segni architettonici sul territorio che li aiutassero nel suo sfruttamento razionale. È il caso, ad esempio, del grandioso Acquedotto del Serino, che concludeva il proprio tragitto a Bacoli, nei pressi di Miseno, dopo aver attraversato il territorio campano per novantasei chilometri. L’acqua proveniente dalle omonime sorgenti confluiva al termine del percorso nella grandiosa Piscina Mirabilis, una delle più imponenti e raffinate strutture di ingegneria idraulica di questo genere mai realizzate nell’antichità. Le scarsissime informazioni certe in merito al luogo rendono questo sito oggetto di uno studio ancor più interessante: ipotesi accreditate raccontano che fosse impiegata come serbatoio d’acqua per la Classis Praetoria Misenensis, flotta navale di stanza nel vicino porto, ma non mancano teorie secondo le quali il luogo fosse destinato a riserva strategica di acqua. Considerata l’assenza di fori di uscita, resta invece ancora un mistero la modalità di sollevamento delle acque.

Nella sua intrinseca e necessaria essenzialità, che sazia il bisogno di assolvere ad uno scopo pratico, la Piscina Mirabilis condensa un vero abecedario dell’architettura. Lo spazio ipostilo, generato da una matrice modulare di pilastri cruciformi che sorreggono volte a botte, va infatti configurandosi come composizione essenziale di elementi, in cui nulla, per dirla con l’Alberti, potrebbe essere sottratto o aggiunto senza intaccare l’armonia complessiva e la trama di definite relazioni reciproche. L’ingresso nello spazio interno avviene mediante due scale che, collocate in corrispondenza degli spigoli nord-ovest e sud-est, immettono direttamente nell’invaso centrale.

Suddiviso in cinque navate longitudinalmente e in tredici lungo il lato corto, lo spazio rettangolare si presenta articolato simmetricamente rispetto ad un ambiente centrale posto ad una quota più bassa, detto ‘piscina limaria’, dove si sedimentavano le principali impurità dell’acqua ed impiegata per il suo periodico svuotamento mediante un foro di uscita sul fondo. Visitare la Piscina Mirabilis durante un giorno di pioggia offre non solo uno sguardo di notevole suggestione, ma dà contezza della capacità di impermeabilità sia del suolo, originario fondo della cisterna, che delle pareti. Rivestiti in cocciopesto, infatti, entrambi continuano a distanza di secoli a trattenere l’acqua, evitando così che il suolo sottostante la assorba e comprometta la statica dell’edificio. Ad assicurare la tenuta stagna contribuiscono anche i pulvini alla base dei pilastri che, in un’ottica di plausibile mimesi con gli ordini architettonici, funge quasi da base dei sostegni verticali. Il tentativo di traduzione della bellezza del luogo, seppur di difficile resa attraverso le parole, non può che passare attraverso il racconto di dettagli che rendano la suggestione estemporanea uno sguardo più consapevole ed approfondito. Dal sapiente dimensionamento dei pilastri ad opera di un ignoto architetto, capaci sia di sostenere il peso della copertura che di supportare la spinta laterale delle acque, alla mensola aggettante nel punto di imposta dell’arco, probabilmente adoperata per il posizionamento di tavole atte a sostenere i manutentori dell’opera durante le fasi di ispezione e pulitura della cisterna. Dalle brecce aperte di tanto in tanto sia nelle volte che nelle pareti di contenimento laterali, ai giochi di luce che da questi si riverberano sulle pareti incrostate da muschi ed incrostazioni calcaree. Tutto in questo luogo sembra concorrere alla costruzione dell’immagine di una vera e propria cattedrale, dove la sensazione di muoversi ancora entro un velo di acqua diventa tangibile e verosimile.

Le immagini inserite nell’articolo sono state realizzate da Vincenzo Pugliese.

Questo articolo di Daniele Nocera è tratto dal numero di dicembre 2019 della rivista l’Espresso napoletano. Per leggere altri articoli pubblicati sulla rivista, richiedi la copia arretrata: 0815564086 oppure info@rogiosi.it

 

Appassionato e studente di architettura da un lato e rigoroso ordinatore di pensieri, frasi, parole dall’altro; eternamente proteso, dunque, verso la ricerca sia di forme che di parole atte ad una comunicazione visiva e letteraria efficace. Cultore del Bello e fervente credente nella sua capacità di ispirare azioni, educare gli animi e disegnare scenari fecondi anche laddove sembri non possano sussistere. La mia suggestione per Napoli? Niente di più che una sintesi del tutto personale di Architettura, Letteratura e Bellezza.