Politica…mente

C’è qualcosa di cui la politica italiana, di destra, centro e sinistra, si dovrebbe vergognare: si chiama Bagnoli, buco nero di tutti i progetti di trasformazione urbana. Un macigno sulla coscienza delle istituzioni, pagato ovviamente con le tasche dei cittadini: 600 milioni di euro, il conto di 25 anni di promesse mancate.

E c’è qualcosa di anomalo, se a dicembre 2017, il ministro per la coesione Claudio De Vincenti è costretto ad ammettere: “A Bagnoli troviamo ancora livelli di inquinamento molto elevati”. Lì, dove nei primi anni ’90 si sognavano una nuova Cannes o gli studios cinematografici. Invece oggi Invitalia, soggetto attuatore per la rigenerazione, annuncia che “le operazioni di bonifica del sito di Bagnoli-Coroglio dovranno effettuarsi su tutta l’area e, quindi, anche sulla parte che è stata già oggetto dei precedenti interventi”.

Insomma, non si sa quanti altri casi al mondo esistano, ma nell’area si dovrà bonificare la bonifica. Nessuno voleva dirlo a chiare lettere, ma già si sapeva da tempo. Da quando, quasi un anno fa, il perito del Tribunale Claudio Galli scolpì la verità nella relazione sulla bonifica dell’ex Italsider: c’è “una situazione ambientale molto compromessa, prevalentemente nel settore antistante l’impianto industriale ora dismesso con concentrazioni elevate di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e metalli come arsenico e berillio ed elementi in tracce come piombo, zinco, cadmio, rame e mercurio presenti anche a livelli profondi”.

Peraltro, il tecnico chiarì che l’inquinamento coinvolge l’intero quartiere. “È evidente – scrisse Galli – che si tratta di elementi la cui presenza è strettamente correlata all’attività siderurgica svoltasi in passato e presenti anche nelle aree industriali adiacenti. A tali fattori inquinanti va aggiunto anche l’amianto proveniente dalle attività industriali dell’Eternit. La maggior parte di tali inquinanti ha una azione cancerogena, con meccanismi d’azione ben noti”. Bagnoli è una bomba ecologica il cui timer è innescato da decenni, ma l’esplosione forse non è ancora arrivata. 

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