lunedì, 06 Lug, 2020 Espresso napoletano

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Pompei, nuovo mistero: su una parete spunta l’affresco di un fiore bianco e di un nome di bambina

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Tra i primi siti archeologici a riaprire dopo il lockdown, Pompei ha spalancato le porte ai suoi visitatori martedì 26 maggio con una prima fase pilota di due settimane, con ingresso al prezzo ridotto di cinque euro fino all’8 giugno. I percorsi saranno prestabiliti e l’accesso sarà su fasce orarie precise in ottemperanza alle misure di distanziamento previste. L’ingresso unico sarà quello di piazza Anfiteatro, con possibilità di uscita, attraverso il tempio di Venere, da piazza Esedra o da Porta Marina. La visita si svilupperà lungo un percorso segnalato all’interno del sito. Fortunati i primi visitatori che potranno godere dei meravigliosi scavi non solo a un prezzo ridotto, ma in una situazione insolita per questo periodo dell’anno: mancano infatti le carovane di turisti stranieri che normalmente affollano il sito archeologico con la bella stagione. La riapertura è stata salutata benevolmente anche da una recentissima scoperta. Durante i giorni della quarantena nel sito non si sono fermate le operazioni di scavo che hanno portato alla luce nuovi preziosi reperti.

Per concessione del Parco Archeologico di Pompei

Tutto è localizzato nel nuovo cantiere a nord della città romana, subito fuori delle mura dell’antica colonia: qui sono emerse pareti dipinte e architetture che lasciano pensare a una struttura assimilabile, per importanza e fasto, alla celeberrima Villa dei Misteri. Un complesso di età augustea dalle dimensioni notevoli, con i locali di rappresentanza che si affiancano a quelli di servizio e di lavoro. Un fiore bianco che si staglia delicato sul nero brillante di una parete. È la volta di un grande criptoportico ancora da esplorare, con il nome di una bimba graffito su un muro, “Mummia”, che si trova nella villa suburbana di Civita Giuliana, dove gli archeologi di Pompei sono tornati a lavorare in quest’ultima settimana.

Per concessione del Parco Archeologico di Pompei

La villa è stata oggetto dell’operazione congiunta avviata tra la Procura di Torre Annunziata con il procuratore Pierpaolo Filippelli che ha portato, circa un anno fa, al ritrovamento di una serie di ambienti di servizio e di una stalla con i resti di tre sauri e dei loro preziosi finimenti che hanno permesso di localizzare il tesoro più grande nel giardino di casa di un tombarolo, oggi espropriato mentre l’uomo è sotto processo. In quel prato, nascosto da un capanno, era stato scavato un pozzo che scende fino al livello della villa. Nella prima fase di scavo era stata identificata una mangiatoia lignea di cui è stato possibile realizzare un calco, la sagoma integra di un cavallo e le zampe di un secondo animale. Le operazioni hanno portato alla luce tutto l’ambiente e hanno individuato la parte restante del secondo cavallo e un terzo equide, con i resti di una ricca bardatura di tipo militare.

Per concessione del Parco Archeologico di Pompei

La villa in questione probabilmente apparteneva a un generale o un altissimo magistrato militare, forse addirittura a un esponente dei “Mummii” come sembra raccontare quel nome graffito sul muro da una mano di bambina e sulle iscrizioni su cui si sta compiendo ora uno studio approfondito. La villa, solo parzialmente danneggiata dalle scosse di terremoto che precedettero l’eruzione del ’79 d.C, era stata già in parte scavata, ma senza lasciare in archivio praticamente nulla, tra il 1907 ed il 1908. È composta da un settore residenziale, articolato intorno ad un peristilio a pianta rettangolare, delimitato su due lati da un porticato e nel terzo da un lungo criptoportico coperto da una terrazza affacciata sui campi. “Una residenza di altissimo pregio”, sottolinea Osanna, “con ambienti riccamente affrescati e arredati, sontuose terrazze digradanti che si affacciavano sul golfo di Napoli e Capri, oltre ad un efficiente quartiere di servizio, con l’aia, i magazzini per l’olio e per il vino e ampi terreni fittamente coltivati”. Quest’ultima scoperta s’inserisce nel solco di tutte le altre avvenute negli ultimi mesi nel sito, rese possibili grazie al fondo speciale stanziato per Pompei che, nei prossimi anni, permetterà ai futuri visitatori di scoprire tutte le storie e le vite pietrificate e rese eterne da quella distesa di materiale piroclastico che le ha preservate fino a noi.

Francesca Saturnino è nata a Napoli nel 1987. Critica teatrale, insegnante e giornalista. Collabora con riviste e giornali nazionali e locali. La sua passione, tra le altre, è scovare storie, mestieri e personaggi di una Napoli antica e desueta e raccontarli per mantenerne viva la memoria.