Prima del Maradona: lo Stadio Ascarelli

Stadio Ascarelli
Stadio Ascarelli

Lo stadio Diego Armando Maradona è ormai la grande casa sportiva del tifo calcistico napoletano. Dal 1959, quando ancora si chiamava Stadio del Sole, nemmeno San Paolo, ospita le gare interne della squadra partenopea assumendo, nel tempo, la connotazione di vero e proprio tempio calcistico. Ma prima del 1959? Prima di allora, altri tre impianti hanno avuto l’onere e l’onore di ospitare squadra e tifosi durante i campionati. Il secondo di questi, primo ed unico stadio di proprietà nella storia della società, fu lo Stadio Ascarelli. 

Progettato dall’ingegnere Amedeo D’Albora su commissione del primo presidente del Napoli Giorgio Ascarelli, fu costruito nella zona di Rione Luzzatti, nei pressi della Ferrovia. Totalmente a spese di Ascarelli, lo stadio aveva una capienza di 20.000 spettatori e rimane, ancora oggi, il solo stadio di proprietà che la società abbia mai avuto nella sua storia.  Fu inaugurato, con il nome di Stadio Vesuvio, il 23 febbraio del 1930 in occasione della partita tra Napoli e Juventus terminata 2-2.

La morte di Ascarelli e il cambio di nome

Con la morte di Ascarelli a causa di una peritonite poche settimane dopo l’inaugurazione, lo stadio fu ribattezzato, a furor di popolo, Stadio Giorgio Ascarelli. In seguito, sotto il regime fascista, si scelse una nuova denominazione per l’impianto, a causa delle origini ebraiche dell’ormai ex presidente: Stadio Partenopeo.

In vista dei mondiali del 1934 furono messi in atto dei lavori di ampliamento che portarono la capienza a 40.000 persone. Di quel mondiale lo stadio ospitò due partite (tra cui quella della finale per l’assegnazione del terzo e quarto posto), prima di tornare ad essere sede abituale degli incontro casalinghi del Napoli Calcio.

I bombardamenti e la demolizione

Sebbene fosse un impianto sostanzialmente molto recente, lo Stadio Ascarelli non ebbe vita lunga. Nel 1942, infatti, finì per essere raso al suolo dai bombardamenti alleati, per poi essere ridotto, durante la ricostruzione post-bellica, a baraccopoli. A causa dello stato irrecuperabile della struttura, si decise per la sua demolizione definitiva.   

 

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