giovedì, 06 Ago, 2020 Espresso napoletano

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RC Music, i producer della poesia urbana

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Definire la RC Music è impresa ardua, forse impossibile, perché volutamente sfugge alle etichette. Non è una casa di produzione solo di hip hop – perché gioca anche tra i generi (se ancora nella musica esistono) – né è solo partenopea perché a fondarla sono stati Rosario Castagnola, napoletanissimo, e Sarah Tartuffo, francese, una delle rare producer donna.

Ma una cosa, invece, balza all’occhio evidente: quello studio fronte strada (pur se in una corte) con i divani rossi in pelle, le chitarre appese e i vinili dei mostri sacri del rock, è una metafora di come D-Ross e Star-T-Uffo (questi i loro aka) approcciano al mestiere. Dal basso, dal rasoterra, dal microcosmo di umanità imperfetta ma vera di cui sono circondati e dalla quale traggono nutrimento per la loro musica: è da questa angolatura che hanno incassato un David di Donatello (2014) e prodotto una marea di artisti, da Clementino e Raiz, a Luchè, Franco Ricciardi, Marracash, passando per Emis Killa, Ivan Granatino, Fabri Fibra e tanti altri, tenendo fede a una sola regola, la qualità della musica, e lasciando ad altri le paillettes e i lustrini che le gravitano intorno.

rc music

Siete tra i produttori italiani di hip hop più apprezzati e importanti del momento. Come è avvenuto il vostro approccio a questo genere, avendo alle spalle un passato di musicista rock e di attrice teatrale?

“È la curiosità che ti permette di superare le barriere. Ogni genere ha il suo fascino. Portare il proprio bagaglio artistico in un altro mondo può fare solo bene ad ambo le parti”.

Come si arriva ad essere tra i producer più affermati del momento?

“Essendo se stessi e lavorando con le persone giuste. Noi abbiamo creduto sempre nelle persone: infatti, con gli artisti che sono rimasti nella nostra factory abbiamo ottenuto grandissimi risultati”.

Oggi c’è tanta musica in giro, non tutta bella. Cosa vi convince a sposare un progetto musicale fino a produrlo?

“La determinazione e l’artisticità di chi ce lo propone, anche se la seconda oggi scarseggia parecchio”.

rc music

Quando entrate in un disco o in un’idea artistica di un altro musicista, cosa ci mettete di vostro dentro quel lavoro? E cosa cercate invece di comprendere di chi avete di fronte?

“Come dicevamo prima, è uno scambio. Se dall’altro lato viene inteso nella stessa maniera nasce una magia, che sostiene tutto il progetto. Viceversa, se non c’è dialogo artistico scatta la routine lavorativa e l’attenzione si sposta soprattutto sull’aspetto economico”.

Non è difficile immaginare che tanti giovani vi chiedano di ascoltare i loro pezzi: in questo senso siete osservatori privilegiati del mondo giovanile di oggi. Che idea vi siete fatti di questo mondo?

“Ci sono sicuramente artisti di talento, ma ce ne sono pure alcuni abbastanza scarsi. Il problema di questo momento storico è che tutti credono di essere e vogliono diventare famosi. Alcuni ci riescono ma hanno vita breve come quella di una cometa, mentre per noi, come sempre, valgono solo quelli che hanno qualcosa di vero da dire”.

rc music

Essere producer a Napoli è un ostacolo o una fortuna?

“Sicuramente essere Napoletani è una fortuna, anche se parlo per me perché Sarah è parigina [ma sembra più napoletana di Rosario, n.d.r.]. Tuttavia, esistere artisticamente a Napoli a volte è penalizzante perché l’epicentro della musica è Milano, quindi o ti inserisci con la tua arte e provi a lavorare come noi, oppure fai più fatica”.

Cosa apprezzate della scena musicale – non solo hip hop – partenopea, e cosa invece vi fa venire l’orticaria? 

“Riguardo agli artisti ci sentiamo di dire che ce ne sono parecchi davvero forti, ma non facciamo nomi perché saremmo di parte”. 

Sono affetta da tante patologie, tra queste la più preoccupante è la curiosità. Qual è il mio mestiere? Fare domande. Scrivo da quando ho memoria di me e grazie alle parole cambio spesso vita. Don't forget to write, ecco il mio imperativo categorico.