venerdì, 04 Dic, 2020 Espresso napoletano

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Respiriamo Arte per la salvaguardia dei monumenti: missione Santa Luciella a Spaccanapoli

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Si dice che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E in quanto a dispersione, incuria e distruzione del patrimonio storico-artistico ci sarebbe da formare file innanzi ai centri Amplifon. Alle volte, però, i morti ‘sentono’ più dei vivi, soprattutto se hanno realmente le orecchie attaccate al teschio, e richiamano i vivi, giovani, qualificati, professionali, napoletani, a salvare la memoria e il futuro. Una trama da romanzo? Meglio.

teschio con le orecchie

È la storia di Respiriamo Arte, associazione culturale che, dopo aver letteralmente rimesso in piedi la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo dell’Arte della Seta, a Spaccanapoli (ne abbiamo parlato qui), ha ora messo mano al recupero della vicina chiesa di Santa Luciella dell’Arte dei Pipernieri. Fondata originalmente nel XIV secolo, fu presa in custodia da questa congrega di artigiani, che si vide negato l’accesso in Santa Lucia a Mare, nell’omonimo quartiere napoletano. Amministrata dall’arciconfraternita di San Carlo Borromeo e San Gioacchino, rimaneggiata nel Settecento, è rimasta sprangata all’indomani del terremoto del 1980, con tutte le conseguenze dell’abbandono: deperimento, saccheggi, profanazione dei sepolcri, pericolo urbanistico, languore nel desiderio di conoscenza di cittadini e visitatori, perpetuazione dell’immagine napoletana del degrado.

area sepolcrale

Ma i soci di Respiriamo Arte non hanno scordato un monumento prezioso al centro della città, così come non è sparita dalla memoria comune la capuzzella con le orecchie, ovvero il singolare teschio, tra i tanti nel sottosuolo della chiesa, con delle propaggini di cartilagine nella zona temporale dalla bizzarra forma di padiglioni auricolari. A spiegarne il significato è il presidente dell’associazione Massimo Faella, trentunenne, laureato in Management del Patrimonio Culturale e con le maniche rimboccate su questo cantiere da oltre quattro anni. L’idea è che i morti ‘con le orecchie’ possano ascoltare e riferire per tramite diretto ai piani alti dell’Amministrazione le preghiere dei fedeli.

facciata di santa luciella

Un’usanza pagana confluita nella fede cristiana che è testimoniata, ad esempio, dal mosaico romano del Memento mori al MANN, dove c’è appunto raffigurato un teschio con le orecchie. Chiesto l’affidamento del bene alla Curia e ricevuto il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Giovanili, Respiriamo Arte ha in consegna quasi da due anni Santa Luciella, e bandendo campagne di crowdfunding ha saputo anzitutto portare un monumento moribondo nel codice rosso dell’ospedale della salvaguardia. Il che significa, letteralmente, rimuovere e curare le campane, conservatesi per miracolo; consolidare facciata e rosone; potare la vegetazione spontanea; salvaguardare l’intatto pavimento maiolicato, e tanti altri interventi. In chiesa, lo spettacolo era quello immaginato da Paolo Barbuto nel suo Le chiese proibite di Napoli, che ha fatto scattare l’interesse di Respiriamo Arte per il luogo.

L’interno è un pezzo di storia che parla, ma che è sfigurato da un quarantennio di oblio. E grida vendetta aspettando la messa in sicurezza completa e l’agibilità, ma soprattutto il ritorno della massima parte del suo corredo decorativo, fortunatamente salvato dal parroco don Mariano. Occorrono ancora iniezioni di fondi per riuscire in questo intento, ma i curiosi e le guide di altri percorsi e musei già si soffermano, coi loro gruppi, a parlare di Santa Luciella. Respiriamo Arte, come già fatto per i santi Filippo e Giacomo, punta allo stesso tempo alla ricerca storica e documentaria del sito, per poter offrire una ricezione completa e competente.

particolare interno chiesa

L’altare, intatto, è sovrastato da una volta medievale ridecorata in stile neo-gotico, e alle sue spalle, nascosta, ospita una piccola bara lignea, mai aperta, di un bambino. Non è così strano d’altronde, vista la sottostante area sepolcrale, con un altare dedicato al culto delle anime purganti, quattro ‘terre sante’ – sorta di aiuole di sepoltura – e sei scolatoi – nicchie per l’essiccazione dei cadaveri. Curiosa decorazione dell’ambiente è una corona di teschi, che corre sopra la linea perimetrale ricurva degli stucchi, tra le quali spicca la capuzzella con le orecchie. Molto c’è da fare, e la grandezza dei detriti è forse superata solo da quella dei ragni che vi vagano attraverso.

particolare interno chiesa

E, non ultimo, c’è il conforto e il decoro dei resti mortali a cui provvedere. Massimo Faella vede già il tutto terminato, agibile, frequentabile negli anni a venire e legato virtuosamente al flusso di visitatori del distretto dei presepi, San Gregorio Armeno. E ci sono tutti i presupposti per rendere Santa Luciella nuovamente una parte viva del patrimonio storico-artistico napoletano, mecca delle visite culturali, tassello dell’economia del quartiere, e seconda delle ‘filiali’ di un’associazione che sta dando, con metodo e testa bassa, lezioni di stile sul mantenimento e la gestione dei luoghi culturali.