martedì, 12 Nov, 2019 Espresso napoletano

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Rigina, il nuovo album di Pietra Montecorvino

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Pietra cammina a piedi nudi, fin dentro l’anima, coi capelli arruffati di chi se ne frega e con la voglia di essere per ricominciare. Ricominciare a far risuonare le note di una città che sovrana regge, con forza, i sogni delle sue mura, innamorata, dolente, libera e mescolata agli odori della gente.

Undici tracce forti che raccontano senza veli ciò che è e tutto quello che resta, al di là di ogni stereotipo e tendenza di genere. Indefinibile per certi versi poiché ogni brano segna una tappa, quella di un lungo cammino dell’anima. Scritto interamente in lingua napoletana, Rigina (Malamusik/Lucky Planets) comprende una cover di Eugenio Bennato, Canzone della Jettatura, completamente rivisitata, e tutti inediti di cui sette suoi, a differenza di Come l’Amore, che è stata scritta insieme ad Eugenio, di Miss Vesuvia, che porta la firma dell’artista Gennaro Cosmoparlato, di Na mullica ‘e pane,scritta da Antonio Ambrosino, e di ‘O core zitto, scritta da Riccardo Ceres.

A distanza di due anni dal precedente album di chiara ispirazione elettronica, Colpa Mia, la Montecorvino spiazza tutti con un disco diverso, dalle coordinate più svariate, capace di recitare un groove dal sapore mediterraneo, spaziando tra la classica tammuriata, intinta di antiche melodie, e il reggae per toccare atmosfere rock-pop, ma senza tralasciare i ritmi balcanici; un viaggio come un girotondo a spasso per geografie senza confini.

Le parole di Pietra Montecorvino

“Questo disco mi rappresenta appieno. Mi sono spogliata di tutto quello che rientra solitamente nella cosiddetta pianificazione progettuale, qualora io sia mai stata abbigliata da queste consuetudini anche di ordine commerciale (mi riferisco ai brani fatti per essere radiofonici etc.), perché a metà del mio cammino artistico mi sono detta: questa sono io, e basta. D’altro canto, chi mi conosce sa cosa amare di me, sa che sono ben lontana dalla forma e dalle apparenze… sono una che va sino in fondo, e non le manda a dire”.

“Anche la scelta del dialetto rappresenta questa rotta, quella della verità assoluta e senza mezze misure. So che da oggi il mio percorso è sì fatto di musica, ma largamente influenzato anche dal cinema; anche in questo disco, ad esempio, Nevia l’ho scritta pensando al film che abbiamo presentato a Venezia, anche se poi nel film il pezzo non c’è. E così anche per ‘O core zitto di Riccardo Ceres che è nata rifacendosi alla colonna sonora del film di Edoardo De Angelis Il vizio della speranza, film per il quale ho girato un cameo, e così via. Napoli è una città che mi scoppia dentro le vene sin da quando cominciai a cantare in dialetto”.

“All’epoca ascoltavo solo rock e la melodia tradizionale non faceva per me, quasi non la conoscevo… eppure, dalle prime note mi sentii come guidata e da quel momento quell’anima si impossessò di me. Spesso io mi sento Napoli, ed è dentro quel profondo senso di appartenenza che la difendo a denti stretti. Da chi, mi chiederai. Da tutti quelli che la deturpano e la umiliano riconducendola al solo ricordo di una vecchia cartolina; ma non è così: questa città è viva più che mai, è anch’essa una Rigina che ama i suoi sudditi e che continua a coltivare la sua terra, perché sa che i suoi semi germoglieranno, ed anche in fretta”.

Nel disco hanno suonato Erasmo Petringa, che ha poi arrangiato anche due brani dell’album, Daniele Brenca ed Ernesto Nobili; ha inoltre partecipato l’attrice Eva Robin’s nel brano Rosa senza Terra.