Salvatore Bagni – Uno dei ‘cuori’ del primo scudetto

Salvatore Bagni, emiliano nato a Correggio (in provincia di Reggio Emilia), è stato insieme a Maradona uno dei leader tecnici e soprattutto morali del Napoli del primo scudetto. Da quel 1987 il suo legame con la città non si è mai più spezzato. In veste di opinionista nelle tv nazionali e campane rimane uno dei volti più affezionati al Napoli e, ancora di più, a Napoli.

Salvatore Bagni, per cominciare dai una tua definizione di Napoli?

Napoli è UNICA! Ed è anche sorprendente, per l’energia e la generosità che mi dimostra da sempre”.

Qual è il tuo primo ricordo della città, la prima immagine a cui la associ?

Io ho avuto un impatto molto privilegiato, perché la squadra in quegli anni si riuniva all’Hotel Royal, proprio di fronte al Castel dell’Ovo. Quindi bastava affacciarsi da quelle finestre per farsi rapidamente un’idea. La mia esperienza di quattro anni a Napoli è sembrata quasi una vacanza-lavoro, tanto era bello il posto. Fino a novembre potevo andare a mare di mattina e di pomeriggio agli allenamenti con l’abbronzatura”.  

Perché ami Napoli?

Ci sono dei napoletani, anche più grandi di me, che incontrandomi ancora adesso si commuovono. Quasi mi dispiace, ma in compenso capisco che abbiamo lasciato qualcosa di buono. E io amo proprio questa condivisione delle emozioni vissute insieme”.

E quand’è che invece ‘non’ la ami?

Non ho amato il finale. Nel momento dell’addio da Napoli ho temuto che si rompesse qualcosa. Perché mi si voleva attribuire l’etichetta di capo-rivolta contro l’allenatore, a giustificazione di quel secondo scudetto sfuggito nell’’88. Il tempo ha poi chiarito tutto e io sono sempre stato trasparente. Questo la gente lo ha compreso quasi subito e il rapporto infatti è rimasto stupendo”.

 

Quale atteggiamento i napoletani dovrebbero modificare, perché danneggia la città?

Proprio nessuno. Anche gli aspetti del carattere, come l’espansività e a voglia di dire apertamente quello che si pensa, che alcuni confondono erroneamente per invadenza, io nei napoletani li apprezzo molto e mi ci ritrovo in pieno”.

E quale cosa, in concreto, sarebbe invece da fare immediatamente per cambiare in meglio Napoli?

Ma cosa significa cambiare? Diciamo che chi non conosce la realtà della città si affida al sentito dire, ma io questo non lo sopporto. A quelli che ad esempio  ancora ripetono ‘ho paura di andare a Napoli’ o altre cose del genere, io dico subito ‘guarda, mi sento più sicuro a Napoli che a Milano’. E non certo per fare confronti, ma proprio per spirito di provocazione, perché rinunciando a Napoli non sanno cosa si perdono”.

Se tu fossi sindaco per un giorno, quale sarebbe il tuo primo provvedimento?

Beh, sono sicurissimo di quale sarebbe la mia prima iniziativa. Mi assegnerei la cittadinanza onoraria (ride, ndr). La vorrei per me e ovviamente per tutti i compagni che hanno lasciato un segno a Napoli e lo hanno fatto con tutto il cuore. Ci terrei davvero molto”.

“Ogni volta che vengo a Napoli, appena scendo dal treno, è una cosa incredibile. Mi era difficile spiegare ai miei amici d’infanzia, che sono tutti emiliani, l’affetto che ricevo dai napoletani. Ho dovuto portarli con me, e allora hanno capito di persona. Quando rimango a Napoli più giorni, per motivi di lavoro, devo fare ‘turn-over’ fra le tante persone care che vogliono ospitarmi a casa loro. Per strada, dai bambini di cinque anni alle signore di ottanta, mi accolgono sempre con amore a oltre trent’anni da quelle vittorie. Quando ho scelto di venire a Napoli per giocare non immaginavo certo che in tre stagioni avremmo vinto lo scudetto, e invece è iniziata una favola. Oggi posso dire che al quaranta per cento rimango emiliano, ma al sessanta per cento mi sento napoletano”. (Salvatore Bagni)

Vedi Napoli e poi: resti o parti…? Per quale ragione diresti a tutti di venire e restare, e per quale ragione invece diresti a qualcuno di andare via, perché Napoli non è il posto giusto?

Se parliamo di calcio, direi a chiunque di andare a giocare a Napoli, perché è una città che ti sostiene anche nei momenti no, anche in serie C e anche ad esempio in quest’annata strana. Se invece parliamo di viverci, io ci sono stato benissimo, ma si tratta di una scelta troppo personale per dare consigli. Quanto ad andarsene, non vedo proprio la ragione”.

Perché Napoli è oggetto di razzismo, e come possiamo affrontarlo?

Beh, già negli anni ottanta c’erano delle trasferte a Brescia o a Bergamo e Verona, dove gruppi di tifosi stupidi non erano troppo carini con noi. Dal punto di vista sportivo questo paradossalmente ci caricava. Ma naturalmente quando si parla di Vesuvio o di colera, si stanno dicendo soltanto ‘cazz..te’. I napoletani però hanno sempre dimostrato una grande capacità di reagire alla maleducazione e al razzismo con intelligenza e ironia”.

Napoli è speciale? E se sì, perché?

Io ho viaggiato davvero in tutto il mondo, girandolo due o tre volte, e posso dire quindi che Napoli è sicuramente speciale. Merito delle bellezze, ma soprattutto della gente. E a questo proposito è stato davvero un orgoglio quando Alberto Angela, in occasione di una sua trasmissione interamente dedicata a Napoli, mi ha coinvolto per testimoniare un po’ di questa specialità”.

Napoli secondo te sarà mai completamente ‘libera’?

In tutte le grandi città esistono delle contraddizioni, però molto dipende dal tuo stile di vita. Qualcuno quando giocavo mi aveva effettivamente messo in guardia rispetto a qualche frequentazione che avrebbe potuto condizionarmi. Ma durante il mio periodo a Napoli non ho mai avuto percezione di alcun tipo di tensione attorno a me. Nessuno mi ha mai disturbato. E ancora oggi, che vengo a Napoli con regolarità, è sempre e solo un’occasione per ritrovare ogni volta grandi amici”.

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