Scavi di Velia: l’abbandono e la riscoperta

foto da @123rf

Una storia scandita da prosperità e ricchezze, da domini e calamità, fino alla riscoperta di un patrimonio storico e artistico quasi dimenticato.

Gli scavi di Velia rappresentano uno dei fiori all’occhiello del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. Fu una di quelle città dell’antichità passata alla storia per la sua ricchezza e potenza. Nel periodo greco era nota come Elea e sorgeva, come testimoniano gli scavi di Velia, nel territorio di Ascea Marina. Nella sua Agorà hanno vissuto importanti personalità della scuola eleatica, come Parmenide e Melissa. Ma come ha potuto una città tanto importante cadere in rovina?

L’antica storia degli scavi di Velia

Fondata intorno al 540 a.C. dai greci, era conosciuta col nome di Elea. L’antico nome sarebbe derivato, secondo lo storico e geografo Strabone, da Hyele, nome della sorgente d’acqua lì vicina. I greci l’avrebbero poi modificato in Huéle. Questo sarebbe poi divenuto, dopo alcune variazioni, Elea. 

Come accennato, la città è nota soprattutto per le figure collegate alla scuola eleatica, come il già citato Parmenide, e Zenone, entrambi fondatori della stessa scuola filosofica. Il grande sviluppo di Elea, oltre che alla scuola filosofica, si deve anche all’avvento dell’età romana tra la fine del IV secolo e l’inizio del V secolo a.C. È in questo periodo che i romani la ribattezzarono, per l’appunto, Velia. La città vivrà, da quel momento, ricchi rapporti commerciali (dati dall’ottima posizione geografica) e di un’eccelsa politica governativa. 

Queste caratteristiche le valsero un ottimo rapporto con Roma, tanto da divenire una località di villeggiatura per i patrizi. Ma con l’avvicinarsi della fine dell’età imperiale, quelli che poi sarebbero divenuti gli scavi di Velia conosceranno, purtroppo, un progressivo isolamento. In particolare per due motivi: l’insabbiamento dei porti e la costruzione di Via Popilia che avrebbe collegato Roma con il Sud, isolando di fatto la città. 

Nel medioevo l’abitato si sposterà quasi del tutto nella vicina Agropoli e l’antica Velia diverrà prima feudo dei Sanseverino e poi territorio della Real Casa dell’Annunziata di Napoli, per essere poi definitivamente abbandonata nella metà del 1600. 

Gli scavi di Velia oggi 

Fu nell’Ottocento che gli archeologi iniziarono a interessarsi a Velia. In particolar modo, l’assiriologo e numismatico francese François Lenormant, dopo alcuni sopralluoghi, ne comprese l’importanza storica e culturale. Purtroppo però, con gli scavi perpetuati nel tempo, l’abitato medievale verrà irrimediabilmente compromesso fino a sparire quasi del tutto. 

Oggi gli scavi di Velia conservano i resti degli edifici risalenti a quando era ancora conosciuta come Elea, oltre che a quelli dell’epoca romana. Di questi si segnalano le Terme Adriane, risalenti al II secolo d.C., che conservano ancora l’originale mosaico della pavimentazione. 

Troviamo poi l’agorà, l’antico santuario di Asclepio e la sorgente di Hyele. Da golfo di Velia è possibile vedere l’antica Acropoli di Elea, liberamente visitabile. Questa presenta anche la Torre medievale di Velia, la cappella Palatina e la chiesa di Santa Maria. 

Di particolare importanza è poi la Porta Rosa, il primo arco a tutto sesto costruito in Italia. 

Per visitare gli scavi di Velia è possibile usufruire del biglietto cumulativo del Parco Archeologico di Peestum e Velia che consente, oltre all’accesso agli scavi di Velia, anche quello per l’Area Archeologica e al Museo di Paestum. Gli scavi sono visitabili tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, dalle 8:30 alle 18:30 e la prenotazione è facoltativa. 

 

 

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