domenica, 29 Nov, 2020 Espresso napoletano

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Se si scrive Amalfi

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Se Amalfi avesse un sinonimo sarebbe “carta”. La produzione di questo prodigioso strumento di scrittura, che oggi la rende riconoscibile nel mondo, affonda le sue origini nel Medioevo, quando il difficile reperimento del papiro e i costi di produzione della pergamena indussero quel popolo di marinai e mercanti a sfruttare la tecnica di produzione a basso costo venuta dall’Oriente.

carta d'amalfi

Da allora, il processo di produzione della carta è rimasto sostanzialmente lo stesso, con lo scioglimento degli stracci in una pasta vegetale da cui si ricava il foglio, fino al secondo dopoguerra, quando la produzione cominciò a rallentare. Una storia fatta di piccole botteghe e di grandi cartiere (ben 16 nell’Ottocento), ognuna delle quali esprimeva nella filigrana il proprio marchio, e tutte riunite dalla forza motrice del fiume Chiarito. Le più antiche già dal 1376, con la filigrana rappresentante un’ancora e la croce amalfitana. Negli anni ’70 tuttavia la ripresa dell’attività cartaia fu possibile grazie alle aziende sopravvissute, come Amatruda, trasformando quello che era un bene di consumo, ormai superato da un altro mercato dalla carta, in un bene esclusivo, uno status-symbol, un oggetto di culto.

carta amalfi

Si trattava di ricominciare a pensare alla carta ― spiega il libraio Andrea D’Antuono, titolare di un’antica bottega amalfitana ­― da fascio di materiale venduto ormai mezzo piegato, con buste a parte (e con addirittura un flaconcino di colla per confezionare da sé il biglietto!) in un prodotto che incontrasse le altre maestranze ― i legatori e librari anzitutto ― e diventasse un indispensabile prodotto per artisti e intellettuali. Da qui l’interesse per i visitatori, soprattutto per i libri rilegati in pelle con carta amalfitana, stimolato nel 1974 dall’allora presidente della locale associazione di soggiorno e turismo Plinio Amendola, con la rassegna Amalfi by night.

carta d'amalfi

La rassegna mise in moto tutti i vicoli amalfitani, occupati al tempo da botteghe, con guide che portavano i visitatori a conoscere le attività artigianali del posto. Posto d’onore per la carta, ospite in numerose produzioni, con anche ristampe di antiche mappe a cura dell’editore De Luca. Si trattava dunque di creare una piazza che mostrasse al grande pubblico la ricchezza di un supporto antico, che oggi voleva reinventarsi come oggetto d’arte esso stesso. E si è trasformato, da allora in poi, in cartoncini, carte a grammature diverse per la scrittura, il disegno, l’acquerello, e in prodotti semi-lavorati per forniture d’alberghi e ristoranti, e per ogni occasione, dalle partecipazioni di nozze alle tesi di laurea.

carta d'amalfi

Oltre alle forniture particolari per l’editoria, tra i cui acquirenti spicca il Vaticano. È in seno agli amalfitani stessi il valore della carta, oggetto simbolo di identità culturale, portata in palmo di mano, ma senza timore di utilizzarla in tutte le declinazioni possibili. Numerosi sono anche gli studi e i convegni dedicati alle qualità storiche e materiali della carta, tutti reperibili presso il Centro di Cultura e Storia Amalfitana (ovviamente in carta amalfitana!). Ma la carta è anche strumento di colloquio e crescita. È infatti possibile notare scrittori, artisti e anche semplici appassionati entrare nei negozi di carta per chiedere consulenza sul supporto più adatto alle loro necessità, e poi tornare in bottega a mostrare i propri schizzi e lavori.

carta d'amalfi

La consapevolezza di aver creato uno strumento di economia, di turismo e di alta cultura è confluita, già da qualche anno, nella creazione di un apposito Museo della Carta, pegno della fondazione voluta dallo storico cartaio Nicola Milano, attualmente diretto da Emilio De Simone. Il museo ha sede propriamente in una cartiera del XIII secolo, tutta ricavata dalla roccia, e con macchinari storici in situ, ancor oggi capaci di realizzare carta con la sola forza motrice dell’acqua. Il visitatore è accompagnato dalla guida alla scoperta di tutti i passi della fabbricazione del foglio, che è fatto realizzare agli stessi ospiti. Il percorso, affascinantissimo, consente di ritrovare il senso di un’antica produzione che, salvata da un destino di imminente estinzione, ha saputo reinventarsi nel giusto equilibrio tra cultura e business, regalando una brillante pagina alla moderna economia amalfitana e alla sua affermazione nel mondo; e a tutti, regala la chiara idea che per vivere ed estendere la propria civiltà, non basta altro che immergere le mani nel passato e tornare a farlo parlare. Anzi, scrivere.