Il mondo della moda vive un momento cruciale con il cambio di stagione: non solo un passaggio da tessuti freschi a più pesanti, ma un vero e proprio rito. Alcune persone rinnovano i propri armadi, mentre altre sono orientate verso le sartorie per la cura e la conservazione dei propri capi preferiti.
Napoli, ad esempio, ha una tradizione sartoriale di eccellenza, la cui precisione viene tramandata di generazione in generazione. Maestri sarti eseguono ritocchi e riparazioni in botteghe di sapiente trasformazione per far fronte al clima settembrino con stile ed eleganza, seguendo la moda disinvolta tipicamente partenopea. Non si parla dunque solo di un semplice cambio di guardaroba, ma anche di un’occasione per celebrare l’affermata cultura sartoriale napoletana. Settembre può dirsi senza ombra di dubbio il vero capodanno dello stile. Più di gennaio, che arriva stanco e pieno di buoni propositi destinati a durare due settimane. Settembre, invece, è energia pulita: si riparte, e ripartire ben vestiti cambia la qualità di come ci si
presenta al mondo.
La trappola del cambio di stagione
Il primo errore che vedo fare, praticamente sempre, è svuotare l’armadio di colpo. Via i lini, via i cotoni chiari, dentro i cappotti. A metà settembre, con ventisei gradi alle tre del pomeriggio, ci si ritrova a sudare dentro una giacca di lana perché “ormai è autunno”. Non è ancora autunno. Settembre è una stagione a sé, e merita un guardaroba a sé: capi estivi che sopravvivono, capi invernali che anticipano, e un sistema per farli convivere.
Il metodo che consiglio è semplice. Non fare il cambio di stagione tutto insieme: è necessario creare una fascia intermedia, tenere accessibili i capi estivi più strutturati – la camicia di cotone pesante, il pantalone di lino scuro, l’abito midi a maniche corte – e affiancarli ai primi pezzi autunnali. Il resto dell’estate, i costumi, i tessuti trasparenti, le infradito, quello sì, può sparire senza rimpianti.
Stratificare, non sovrapporre
La parola chiave di settembre è stratificazione, ma va capita bene. Stratificare non significa mettersi addosso più cose: significa costruire un insieme in cui ogni strato ha un senso anche da solo, perché nell’arco della giornata se ne toglierà almeno uno. Tre livelli funzionano quasi sempre. Una base leggera – canotta, t-shirt di cotone buono, camicia sottile. Un livello intermedio che dia forma – un cardigan fine, una camicia oversize portata aperta, un gilet. Un livello esterno che gestisca l’aria della sera – trench leggero, giacca destrutturata, blazer di lino misto.
L’errore da evitare è che tutti e tre gli strati siano dello stesso peso. Se sotto la giacca si indossa un maglione, si chiude la possibilità di adattarsi, e verso mezzogiorno ci si ritroverà con la giacca sul braccio e un maglione fuori contesto.
I colori del passaggio
Il colore è dove settembre diventa interessante. L’istinto dice di andare subito sui toni scuri, ma è un salto brusco che spegne l’incarnato ancora abbronzato, sprecando l’unico momento dell’anno in cui la pelle regge benissimo i colori caldi e saturi. Funzionano molto meglio i toni della transizione: cammello, terracotta, ruggine, verde oliva, senape, tutta la famiglia dei beige caldi. Sono colori che dialogano con l’abbronzatura invece di combatterla, e che si legano naturalmente ai capi estivi già in armadio. Il blu navy e il grigio antracite entrano bene come basi, ma lascerei il nero pieno a ottobre inoltrato.
Un piccolo trucco: se si ha un capo estivo chiaro a cui si è affezionati, lo si può abbinare a un accessorio in tono caldo e autunnale – una cintura in cuoio, una borsa color cognac, una sciarpa leggera. Il capo cambia stagione senza cambiare capo.
Gli acquisti che valgono davvero
Settembre è pieno di tentazioni, e le vetrine sanno esattamente cosa stanno facendo. Il consiglio che do sempre è di resistere all’impulso di comprare il capo appariscente della stagione, e investire invece nei tre pezzi che reggeranno tutto l’inverno. Un capospalla di mezza stagione ben tagliato, nella lunghezza giusta per la propria altezza, è il migliore investimento possibile: lo si indosserà da settembre a novembre, e poi ancora a marzo e aprile. Un paio di scarpe chiuse comode ma non banali – mocassini, stivaletti bassi, sneakers pulite in pelle – risolvono la fase in cui i sandali non sono più adatti e gli stivali sono eccessivi. E un maglione di buona qualità, in fibra naturale, che sopravviva a più di una stagione. Tutto il resto può aspettare ottobre, quando si capisce meglio come sarà davvero l’inverno e quando i saldi di fine stagione estiva hanno finito di distrarre.
Ripartire con intenzione
La cosa che mi piace di più di questo mese è che ci offre una possibilità rara: rimettere ordine non solo nell’armadio, ma nel modo in cui ci raccontiamo. Dopo l’estate siamo tutti un po’ diversi – più riposati, a volte più sicuri, a volte con qualcosa da ripensare. Vestirsi bene a settembre significa dare a quel cambiamento una forma visibile. Non serve un guardaroba nuovo. Serve guardare quello che si ha con occhi nuovi, tenere quello che funziona davvero e lasciare andare, senza sensi di colpa, quello che indossiamo solo perché è lì. Provate a fare una cosa, questa settimana: tirate fuori cinque capi che non mettete da due stagioni e chiedetevi onestamente se li rimetterete. La risposta, quasi sempre, la conoscete già.


