sabato, 30 Mag, 2020 Espresso napoletano

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Spalato: la città di Diocleziano

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Il palazzo dell’imperatore che divenne città

Sono ormai lontane le guerre che hanno dilaniato la penisola balcanica nell’ultimo decennio del secolo appena trascorso e la Croazia, anche grazie all’ingresso nell’Unione Europea, sta godendo di un considerevole periodo di rifioritura. Nel giro di pochi anni, località come Pag, Dubrovnic e Hvar hanno affiancato le ben più note mete turistiche quali Ibiza o Mykonos tra le destinazioni più gettonate per le estati degli europei e non solo. A questa forte ripresa economica è corrisposta anche una rinascita culturale, grazie alla quale sono state riportate all’antico splendore bellezze che purtroppo erano state offuscate dai conflitti bellici, per un lungo periodo più tristemente noti alle cronache.

Fra tutte, spicca indubbiamente la città di Spalato, che si crede debba il suo nome alla ginestra spinosa, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1979; cinta tra il mar Adriatico e la catena montuosa del Dinara, non ha niente da invidiare a tante metropoli mediterranee di cui possiede appieno tutte le peculiarità: stratificazioni di molteplici stili nel corso del tempo unite al classico paesaggio costellato di fichi e ulivi che si riflettono in un mare blu cobalto.

Data la sua particolare posizione geografica, ha sempre ricoperto un ruolo centrale nel commercio marittimo, riuscendo a conservare una discreta autonomia anche sotto le varie dominazioni che si sono succedute; la sua origine è antichissima, risale infatti a più di 1700 anni fa la nascita della colonia siracusana di Aspálathos, ma spesso viene associata all’epoca romana, in quanto fortemente legata alla figura di Diocleziano.

L’imperatore romano fece costruire qui il suo imponente palazzo, in cui si sarebbe ritirato a vivere fino alla sua morte dopo aver abdicato al trono di Roma, tra il 293 e il 305 d. C.; più che di un palazzo si tratta di una cittadella fortificata, la cui cinta muraria misurava 215 x 180 metri, destinata a ospitare templi e un mausoleo nel quale la sua figura sacra potesse riposare in eterno. Quest’ultimo è stato trasformato in Duomo in epoca costantiniana, una delle inevitabili manomissioni frutto dell’utilizzo della struttura nel corso dei secoli che ha permesso di farla arrivare ai giorni nostri, seppur compromettendo parte della sua autenticità. Ciò che persiste è la pianta tipica del castrum, l’accampamento romano: due strade perpendicolari che si intersecano, il cardo e il decumanus, dalle quali ha origine un dedalo di vie trasversali perpendicolari a scacchiera, di forma leggermente trapezoidale, con un lato affacciato sul mare e quattro poderose torri quadrate agli angoli. Affiancate a queste, ci sono altrettante porte, decorate da archi e finestre cieche, ciascuna dotata di controporta e cortile d’armi, da cui dipartono le vie colonnate che dividono il complesso in quattro quadranti principali, situati due a nord e due a sud.

La parte meridionale, senza dubbio quella meglio conservata, è quella che ospita il quartiere imperiale e, di conseguenza, le principali vestigia monumentali. Un portico a quattro colonne detto peristilio aveva la funzione di scenografia per le cerimonie che vedevano protagonista l’imperatore; non a caso da esso si accede sia agli appartamenti privati, attraverso un vano circolare sormontato da una cupola, sia ai principali luoghi di culto. Tra questi, oltre al mausoleo precedentemente citato, si trova il tempio a pianta circolare dedicato a Giove, rimaneggiato in epoca ottocentesca, di cui si è conservata solo la cella, con il suo portale riccamente decorato e una delle undici sfingi egiziane fatte importare da Diocleziano, di cui è andata perduta la testa.

La vera metamorfosi del palazzo avvenne, però, nel VII secolo, quando gli abitanti della vicina città di Salona, già colonia greca e successivamente città romana, per sfuggire alle incursioni degli Avari e degli Slavi, si rifugiarono tra le sue rovine; trasformarono così quella residenza dalle maestose dimensioni in una città, la città di Spalatum, tant’è che c’è chi crede che la sua etimologia derivi dalla locuzione latina salonae palatium, letteralmente palazzo di Salona. I nuovi abitanti diedero alla loro dimora un’organizzazione ecclesiastica, le cui tracce si trovano nella trasformazione del mausoleo in chiesa cristiana e del tempio di Giove in un battistero.

Come tipologia architettonica, l’edificio presenta forti analogie con il palazzo imperiale di Antiochia e con un edificio del secolo successivo, il palazzo di Costantinopoli; può infine essere considerato l’antesignano dei castelli medievali e dei monasteri fortificati.