martedì, 19 Ott, 2021 Espresso napoletano

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Storie di donne: Trotula de’ Ruggiero, la prima donna medico

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Sulla scelta di studiare medicina, Trotula non aveva avuto dubbi: la Scuola di Salerno, poi, era all’avanguardia intorno all’anno Mille, e non solo per l’elevata qualità della formazione dei futuri medici, ma soprattutto per il fermento culturale che si respirava in città fra ebrei, bizantini, arabi normanni…
Quanto a lei, aveva appreso dalle celebri mulieres salernitane l’arte di curare usando erbe e pozioni; ma non le bastava padroneggiare quei rimedi antichi, pur così efficaci e richiesti: voleva elevare la propria condizione, studiando medicina con serietà e competenza, proprio come avrebbe fatto un uomo.

trotula

Anche se le mulieres erano tenute in grande considerazione a livello sociale per la loro conoscenza  di ginecologia e ostetricia, oltre che di botanica e cosmesi, antesignane degli attuali medici di base, e sebbene siano noti altri nomi di donne dell’epoca (come Abella o Rebecca Guarna) impegnate nella scienza medica e autrici di testi importanti, la condizione femminile in campo  professionale era deteriore rispetto a quella maschile.

trotula de ruggiero

Solo pochi anni dopo le donne sarebbero state escluse per legge dall’esercizio della professione medica e pure dall’accesso agli studi universitari. La stessa Trotula si era dovuta piegare alle convenzioni sociali, acconsentendo al matrimonio voluto da suo padre, con un uomo molto più grande di lei – il suo maestro per di più -, ma che rispettò tutta la vita, mettendo al mondo anche due figli.

trotula de ruggiero

Il suo nome – un diminutivo che potrebbe significare ‘piccola trota’ – tradisce la sua origine longobarda; ma dal suo cognome si evince un’ascendenza normanna: in lei convivono, dunque, anime contrapposte che le donano un carattere tenace, per il quale decise di dedicare la sua vita ad altre donne, a curarle e ad assisterle, coltivando quella antica attitudine femminile, ancora presente nelle grandi famiglie meridionali matriarcali, del saper trovare rimedi per disturbi piccoli e grandi della vita quotidiana, che raccolse pure in un libro.

L’armonia delle donne: così si intitola questo manuale di cosmesi medievale, de ornatu mulierum. E’ una lettura interessantissima, innanzitutto perché ancora attuale, data la perenne attenzione femminile per la cura del proprio corpo, fra depilazione, dolori mestruali, malesseri di vario tipo, cura delle pelle e dei capelli; ma anche perché dalle parole dell’autrice traspare un rispetto per il corpo femminile e per le sue inevitabili sofferenze, una complicità nel consigliare (come quando propone un metodo per risultare ‘apparentemente’ ancora vergine nella prima notte di nozze) come solo una donna nel Medioevo poteva fare, prendendo sul serio allo stesso modo difficoltà nel concepimento e colore dei capelli, isteria e pulizia dei denti, malattie dell’utero e screpolatura delle labbra.

Ci fa sorridere immaginare le destinatarie dei suoi consigli, sedute su tegole bollenti, che, come fattucchiere, si impiastricciano con la calce viva, che bollono o pestano semi di zucca, trucioli di bosso, cortecce di olmo, radici di liquirizia, nodi d’orzo, crescione d’acqua, quando non salamandre senza coda né testa, uova di formiche, grasso di capra… donne che rischiavano anche danni seri, per depilarsi, schiarire la pelle, profumare l’alito, ammorbidire i ricci. A tutte loro Trotula rivolge il suo pensiero attento, soprattutto a quelle “più brutte, più pelose, più doloranti”, allo scopo di farle sentire più belle e soprattutto più sicure di sé.