Torquato Tasso, l’ossessione della Gerusalemme Liberata

Torquato Tasso
Torquato Tasso
©biografieonline.it

Torquato Tasso, nato a Sorrento nel 1544, visse appena cinquantun anni, e il suo spirito non trovò mai requie.

Martellato per tutta la vita da rimorsi letterari e terribili domande sulla Liberata e le altre sue fatiche, in un periodo di cupi terrori derivanti dalla pesante cappa dell’Inquisizione religiosa.

È commovente tornare sulla biografia del Tasso, napoletano per parte di madre, quella nobile Porzia de’ Rossi con la quale il grande artista cinquecentesco trascorse a Napoli una parte degli anni della propria fanciullezza e adolescenza, nel palazzo Caracciolo di Avellino che si staglia, a mo’ di enorme fondaco, a Largo Avellino n.4, nel cuore dell’Anticaglia. Torquato Tasso fu figlio del suo tempo popolato di fantasmi e terrori, in cui l’uomo si scopriva fragile e tormentato dal senso di colpa e di peccato, dopo i dilanianti scismi religiosi d’Occidente. Il grande poeta visse persino sette anni di lacerante reclusione, considerato folle e pericoloso. Uno dei luoghi che lo consolò fu la nostra Napoli.

Il nobile Manso e una dolce amicizia

Al numero 34 di via Nilo, a Napoli, troviamo il Real Monte Manso di Scala, istituzione culturale creata nei primi anni del ‘600 dal marchese Manso di Scala. Fu proprio questo grande, impegnatissimo uomo di cultura a godere dell’amicizia di Torquato Tasso, il quale fu a Napoli spesso, durante gli ultimi anni della propria vita tormentata e peregrinante. Dopo tutto, l’autore della Liberata aveva trascorso alcuni anni della sua prima giovinezza nella città partenopea, e i suoni e gli odori di quest’ultima lo riconducevano con la mente, di certo, alla tenera compagnia della madre, persa a soli dodici anni, nel 1556. Quando si fermò a Napoli, il grande poeta fu ospite una prima volta del convento degli Olivetani, in quell’enorme insula conventuale della quale permane la splendida Sant’Anna dei Lombardi. Qui scrisse Monte Oliveto, un lavoro intriso di misticismo e di desiderio di pacificata eternità, lontano dai terrori e dalle ossessioni della vita reale.

Manso e l’incontro con le visioni del Tasso

Giovan Battista Manso fu autore di una delle prime biografie del suo amico Torquato Tasso. In un passo della Vitadell’amico, Manso racconta di averlo sorpreso, accanto al fuoco crepitante, a dialogare con quello che il poeta definiva uno “Spirito, col quale entrò in ragionamenti così grandi e meravigliosi per l’altissime cose in essi contenute, e per un certo modo non usato di favellare, ch’io rimaso da nuovo stupore sopra me inalzato, non ardiva interrompergli”. Quando la visione, pian piano, sfumò, e il marchese napoletano se ne avvide, dovette domandarsi se fosse bene confessare all’amico di averlo ascoltato parlare con qualcuno di invisibile o se fosse meglio far finta di niente. E alla fine il nobile Manso affermò, davanti al caro amico, di non essersi accorto di nulla, pensando fosse la cosa migliore. Ma Tasso rispose: “Assai più veduto hai tu, di quello che forse… E qui si tacque”.

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