Tutti muoiono troppo giovani. Come cambia la nostra vita e il nostro modo di vivere la fede

Dopo il successo de “La prima generazione incredula”, il teologo Armando Matteo torna in libreria con un nuovo saggio dedicato alla longevità, “Tutti muoiono troppo giovani . Come la longevità sta cambiando la nostra vita e la nostra fede” (Rubbettino editore). La vita media di uomini e donne, negli ultimi decenni, si è allungata, e si tratta di un fenomeno sotto gli occhi di tutti. Inoltre, grazie ai progressi della medicina, a creme e preparati vari, anche in età più avanzata oggi si vive meglio…è come se tutti fossero un po’ più giovani, a dispetto dell’età anagrafica.

pillole

A 50 anni non si è più considerati anziani, ma si festeggia un “traguardo” che in molti casi segna un nuovo modo di vivere, una sorta di rinascita, perché no, una nuova giovinezza…Se al giro di boa dei 50 anni si è giovani, allora a 40 si è ancora “ragazzi”, giovani con esperienza, quella che manca, come è naturale, ai ventenni. E questi ventenni finiscono per non diventare mai adulti, per non rendersi mai indipendenti, condannati a “fare esperienza” in eterni stages, tirocini, corsi di formazione…Tutto è più lento, più lungo…

tirocini

E la vecchiaia viene spostata sempre più in avanti, e vista quasi come qualcosa da nascondere…Non a caso gli anziani non vengono più considerati per la loro saggezza, e il miglior complimento che si possa rivolgere a persone in età matura è “Come sei giovanile…come te li porti bene gli anni!”. In questo contesto, la morte sembra sempre improvvisa, inaspettata, prematura…Pare giungere troppo presto: come recita il titolo del saggio, “tutti muoiono troppo giovani”.

anziani

Armando Matteo si interroga sulla posizione della Chiesa di fronte a questo nuovo modo di intendere le età della vita, e il termine finale della vita stessa. Intorno al concetto di fine vita è imperniato, non possiamo dimenticarlo, il messaggio del Cristianesimo, ma in un modo tutto particolare, perché il suo fulcro è la vittoria di Cristo sulla morte attraverso la Resurrezione. Per secoli gli ecclesiastici hanno tentato di inculcare nei fedeli la paura della morte e della dannazione eterna, per indurli a comportarsi in un certo modo per conquistare già in terra un lasciapassare per il Paradiso.

Cristo risorto

Se oggi la morte sembra sempre lontana, e quando arriva anche in età avanzata risulta improvvisa, non ci si pensa e quindi non la si teme, dove trova spazio questo messaggio? Proprio a questo arriva il nostro teologo, presentando nelle conclusioni del libro una Chiesa in grado di rinnovarsi, “Una Chiesa che non sia più quella del Vangelo della paura, che alla fine ha prodotto l’attuale paura del Vangelo; bensì una Chiesa della gioia del Vangelo. Si deve scommettere di più sulla costruzione di comunità vere, vivibili e visibili, gioiose, libere e liberanti, nelle quali sia possibile ospitare la diversità, far dialogare le generazioni, celebrare la vita in tutte le sue fasi e le sue età, permettere la riconciliazione e il lutto con il lato sfidante dell’esistenza umana, abilitare ciascuno al rito prezioso della benedizione come gesto elementare con il quale farsi innanzi alla vita che è sempre e comunque sorprendente. Oltre che semplicemente più lunga”.

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