giovedì, 03 Dic, 2020 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Un doppio omicidio nel Regno delle Due Sicilie. Intervista a Marco Lapegna, autore di “Inferno 1860”

0

Si chiama Inferno 1860, ed è la prima fatica letteraria di Marco Lapegna, professore universitario di Informatica presso l’Università di Napoli Federico II. Il libro è un romanzo noir di ambientazione storica, dalla trama chiara e ben definita.

Nella rovente estate napoletana del 1860, mentre Garibaldi con il suo esercito di volontari risale la penisola e l’amministrazione del Regno delle Due Sicilie è in completo disfacimento, l’ispettore di primo rango della polizia borbonica Gaetano Casagrande è incaricato di indagare su un delicato caso di duplice omicidio: una anziana venditrice ambulante di umile aspetto e la moglie di un giudice appartenente all’alta aristocrazia napoletana sono ritrovate assassinate assieme nello stesso appartamento. Intrecciando l’indagine poliziesca con gli eventi storici realmente accaduti, l’intento dell’autore è di costruire un romanzo noir, raccontando al tempo stesso la vita quotidiana di Napoli nei quattro mesi decisivi nel processo di unificazione dell’Italia. Una città tumultuosa e piena di vita, popolata da guardie pigre e svogliate, immigrati pugliesi in cerca di una vita migliore, spie del regno di Sardegna, piccoli ladruncoli, preti impegnati in omelie reazionarie e avvocati liberali. Una terra in bilico tra un passato pieno di contraddizioni e un futuro ricco di incognite, eternamente sospesa tra l’attesa passiva dell’assistenza che viene da fuori e il desiderio di partecipare in prima persona al cambiamento epocale. Cambiamento che promette benefici per tutti, ma forse non all’altezza del prezzo che ognuno dovrà pagare.

Abbiamo parlato con l’autore della sua opera e del suo stile narrativo.

Marco Lapegna, un laureato in matematica alle prese con i libri. Un accostamento inusuale o non c’è niente di strano?

“Assolutamente nulla di strano. Per quanto mi riguarda, la scrittura di Inferno 1860 è stata un’occasione per approfondire dei temi di mio interesse legati ad un periodo particolare della città di Napoli raccontando al tempo stesso una storia di fantasia. Del resto, sono tanti i professionisti, dei più svariati campi, che si cimentano con la scrittura di romanzi e racconti con successo. Raccontare storie è un’attività antica, forse la prima forma d’arte. È stato il modo con cui si sono formate le prime comunità nella preistoria, attorno ai fuochi notturni, dove gli uomini si raccontavano le loro avventure di caccia a volte vere, a volte inventate. Ho scritto il romanzo con questo spirito, con l’obiettivo cioè di sorprendere e interessare gli amanti della città di Napoli, del genere noir e dei romanzi storici”.

La prima opera edita dopo un’esperienza di autopubblicazione. In che modo ha deciso di fare questo step?

“Ho scritto un primo romanzo breve poliziesco alcuni anni fa, che considero però come un esperimento, una palestra che mi ha permesso comunque di riflettere su alcuni errori comuni per i principianti. Ho cominciato quindi a leggere i romanzi di altri autori interessandomi anche ai trucchi, alle tecniche e allo stile. Anche qualche manuale e la lettura di blog di scrittori in rete sono stati molto utili.  A quel punto è stato naturale intraprendere un progetto più impegnativo. A tal fine ho scelto un contesto storico perché questo genere di narrazione fornisce un piano di lettura ulteriore rispetto ad un racconto ambientato nei giorni nostri. Si ha la possibilità di spostarsi non solo nello spazio ma anche nel tempo, arricchendo notevolmente l’immaginario del lettore. Senza contare che la storia è come uno specchio in cui riflettersi, magari con distacco, e ragionare sul tempo presente. In particolare, vedo parecchie analogie tra il 1860 e i giorni nostri. Oggi infatti ragioniamo di Europa unita e delle forme di integrazione tra nazioni diverse. Immagino che nel 1860 il dibattito non dovesse essere molto diverso, tra coloro che volevano un Regno delle Due Sicilie sovrano e chi voleva aderire ad un progetto unitario. Ed anche tra costoro c’erano diversi e spesso incompatibili punti di vista. Un ulteriore motivo risiede nel fatto che i mesi estivi del 1860 costituiscono uno spartiacque di assoluta importanza nel XIX secolo, quando il più potente e grande stato della penisola si scioglie come neve al sole. Tale periodo è ben descritto nelle cronache del tempo, con una incredibile dovizia di particolari. Tutto ciò mi ha facilitato di molto il lavoro, dandomi la possibilità di utilizzare un contesto già pronto, in cui dovevo solo calare la mia storia di fantasia. Particolarmente divertente è stato intrecciare le piccole storie dei miei protagonisti con la grande storia di Napoli del 1860”.

Il suo è un romanzo noir di ambientazione storica. Non male come prima opera! Come si scrive un noir storico?

“Per la scrittura di Inferno 1860 mi sono affidato molto agli eventi storici realmente accaduti. Sono partito quindi dall’immaginare quale potesse essere il ruolo dei miei personaggi e come le loro azioni potessero essere influenzate da tali eventi storici. Ho individuato, in questo modo, cinque o sei momenti chiave all’interno della storia, che poi ho raccordato tra loro. Ho seguito più l’istinto che una pianificazione dettagliata di tutta la trama, cercando comunque di trasporre nella scrittura del romanzo una metodologia basata sullo studio delle fonti, per me familiare in ambito scientifico. Per la descrizione del contesto ho utilizzato alcuni testi, tra cui quello di Raffaele De Cesare, La fine di un regno, scritto nel 1900, che contiene una precisa cronologia degli eventi quotidiani, anche minori, accaduti a Napoli in quei giorni. Questo libro in qualche modo ha definito la scaletta degli eventi storici dove far muovere i personaggi di fantasia. Per la descrizione delle condizioni di vita del popolo napoletano nel XIX secolo ho poi preso spunto da Il ventre di Napoli di Matilde Serao. Più impegnative sono state le letture di alcuni testi tecnici degli storici Paolo Macry e Angelantonio Spagnoletti per il contesto sociopolitico, e dell’economista Paolo Malanima per l’economia e il costo della vita nel Regno delle due Sicilie. Interessantissimo e ricco di aneddoti e personaggi riguardanti la polizia borbonica e la sua organizzazione è stata la lettura del testo di Antonio Fiore Camorra e polizia nella Napoli borbonica. La consultazione di mappe dell’epoca, almanacchi, raccolte di leggi, voci enciclopediche, e registrazioni di trasmissioni televisive reperibili in rete hanno completato le fonti documentali”.

Napoli, 1860. C’è qualche sentimento neoborbonico nel suo testo oppure si tiene alla larga da questo tipo di nostalgia?

“Nello sviluppo del progetto avevo ben presente il pericolo di una lettura strumentale del mio romanzo, ma lo studio della storia è una cosa seria e richiede un approfondimento ben superiore a quello da me effettuato per l’occasione. Lascerei quindi agli storici di professione eventuali riletture del risorgimento. Il mio obiettivo era quello di ricreare un contesto credibile per il mio racconto poliziesco, che desse l’idea di una città culturalmente vitale, in piena transizione verso tempi nuovi, per nulla rassegnata al proprio destino nonostante le ovvie resistenze interne. Napoli era annoverata tra le grandi capitali di Europa al pari di Parigi, Londra e Vienna, e all’interno della società doveva esserci un vivace dibattito culturale e politico, tra i fautori di un nuovo corso delle cose e chi voleva la conservazione dello status quo. Ho disegnato quindi vari personaggi, ognuno con un diverso punto di vista sul momento storico vissuto per rappresentare questo ventaglio di opinioni. Dai liberali favorevoli all’azione di Garibaldi, a quelli perplessi verso una unione ricca di incognite col Regno di Sardegna, ai reazionari che cercano di ostacolare in tutti i modi l’arrivo dei tempi nuovi, fino a coloro che avevano come unica preoccupazione quella di portare qualcosa a tavola indipendentemente dal nome della dinastia. Relativamente alla ripresa di un sentimento neoborbonico, credo che oggi ci sia una certa confusione nel dibattito politico, che attribuisce al periodo risorgimentale le colpe di quello che non funziona oggi nel meridione d’Italia. Alla fine, lo sappiamo, non tutto è andato come sperato nel processo di unificazione, con incomprensioni e errori commessi da ambo le parti, ma le contraddizioni sono state denunciate già da Salvemini e Gramsci più di cento anni fa. Limitiamoci a quelle. Mentre invece è urgente affrontare oggi, con strumenti politici attuali, senza fare un uso strumentale della storia, i problemi legati, ad esempio, ad una distribuzione non equa delle risorse economiche tra le varie regioni”.

Per acquistare il libro Inferno 1860, visita il sito www.rogiosi.it.

Attore per vocazione, con un passato tra palchi e televisione; scrittore per necessità, con un presente tra fogli di carta e frasi sparse. Amante dell’arte di incastrare parole, quindi cultore del rap. Massimo esperto di Harry Potter in Italia (sfido chiunque). Scrivo di Napoli perché è palco, frasi sparse, parole incastrate, magia.