sabato, 18 Set, 2021 Espresso napoletano

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Una collezione “in progress” al Museo Madre

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Un progetto in progress, dall’ampio respiro e dall’enorme ambizione. Punto di partenza, la cui originalità ed innovazione diviene la chiave di lettura del tutto, è la visione del museo e della collezione in esso ospitata quale organismo vivente: un qualche cosa che, nel tempo, cambia, cresce, evolve.

Bandito, così, quel concetto di “staticità” che spesso viene associato all’idea di museo, si è deciso di formare la collezione permanente del Museo MADRE in modo progressivo, attraverso lo snodarsi di diversi appuntamenti, già iniziati nell’anno 2013.

L’ultima “tappa” è rappresentata da “Per_formare una collezione #3”, ultimo appuntamento del 2014, che ha ulteriormente definito il carattere della collezione tutta e l’idea ad essa sottesa: viene perseguita l’istanza espositiva senza, però, dimenticare e tralasciare l’esigenza educativa e di ricerca; si guarda al passato ed alle opere meno recenti ma vi è ampio margine per l’indagine proiettata nel tempo attuale.

Nelle sale del Madre che vanno così allestendosi, si sviluppa un dialogo tra Napoli ed il resto del mondo nel quale la nostra città riesce a giocare un ruolo da protagonista grazie alle opere degli artisti locali, di artisti italiani ed internazionali.

Con “Per_formare una collezione #3” entrano a far parte della collezione permanente opere di autori quali Francis Alÿs, Antonio Biasiucci, Mimmo Paladino, Mario Schifano e Shirin Neshat.

Accolti in modo permanente dopo la recente mostra personale dell’artista, ecco due video di Francis Alÿs tra i più rappresentativi: REEL-UNREEL e Children Game #7; i video sono proiettati nella stessa sala nella quale si trovano le opere di Boetti e Mario Garcia-Torres e finiscono per rappresentare tre diverse ottiche sulla realtà afghana, distanti tra loro nel tempo e nella sensibilità.

Francis Alÿs, Reel-Unreel, 2011 Kabul, Afghanistan con Julien Devaux,  Ajmal Maiwandi. Fotogramma (video-documentazione di  un’azione) Photo © Ajmal Maiwandi 2011
Francis Alÿs,
Reel-Unreel, 2011
Kabul, Afghanistan con Julien Devaux,
Ajmal Maiwandi.
Fotogramma (video-documentazione di
un’azione)
Photo © Ajmal Maiwandi
2011

Antonio Biasiucci risponde all’appello con due opere: la prima esposta nella nuova sala nella quale culmina il percorso di “Per_formare una collezione #3” assieme alla grande tela donata già nel 2009 da Mimmo Paladino al museo; la seconda è invece posta sulla terrazza del MADRE: immagini impresse che si mostrano e cambiano al mutare della luce solare che le colpisce.

Al secondo piano è esposta la tela che rappresenta lo splendido omaggio del poliedrico Mario Schifano a Giacomo Balla “Alla Balla”; la tela “dialoga” con le altre opere lì esposte con parole suggerite dall’allestimento stesso ed altre, volutamente taciute, che l’osservatore deciderà di ascoltare o meno.

Mario Schifano Alla Balla 1963 olio su tela  Collezione Dina Caròla, Napoli.  photo © Amedeo Benestante
Mario Schifano
Alla Balla
1963
olio su tela
Collezione Dina Caròla, Napoli.
photo © Amedeo Benestante

Queste, e molte altre, le opere che hanno dato vita a questa nuova tappa. In attesa dell’appuntamento “Per_formare una collezione #4″, il Museo MADRE ha già deciso che verrà inserita in quest’ulteriore “tappa” ,l’opera vincitrice della prima edizione del contest dedicato ai giovani autori Show_Yourself@MADRE, promosso dalla Fondazione Donnaregina per le articontemporanee.

L’opera è stata selezionata tra le dieci opere finaliste votate dal pubblico sul web ed esposte nel mese di Dicembre 2014 nella sala “Show_Yourself@MADRE”.

Si tratta del lavoro di Christian Leperino: “THE OTHER_MYSELF la cui vittoria è stata annunciata da una giuria d’eccezione, composta dal direttore della Kunsthalle St.Gallen (Svizzera), dalla direttrice del FRAC Champagne-Ardenne di Reims (Francia) e dal direttore del Madre Andrea Viliani.

THE OTHER_MYSELF è un progetto site-specific costituito da ventuno sculture in gesso bianco.

Christian Leperino

Ventuno “teste” realizzate grazia al calco dei volti di altrettanti migranti e rifugiati politici che l’artista ha incontrato a Napoli e coinvolto in un laboratorio di scultura; un opera incredibilmente attuale che guarda al bacino del Mediterraneo in una duplice prospettiva: come mare attraversato da flussi migratori ma anche come luogo in cui le diverse identità possono incontrarsi.