Villa Favorita: una Reggia con le “montagne russe”

Villa Favorita
Villa Favorita

Villa Favorita, ad Ercolano, fu un “luogo del cuore” per il re Ferdinando IV di Napoli e per la sua consorte Maria Carolina d’Austria. Vediamo perché.

Nel 1768 Ferdinando, il successore del grande Carlo III di Borbone, convolava a nozze con Maria Carolina. Nello stesso anno un altro Ferdinando, l’architetto Fuga, consegnava al nobile Stefano Reggio di Campofiorito un palazzo che sembrava una reggia, e ricordava il Palazzo Reale di Portici: Villa Favorita. Il Fuga non era nuovo a “sfide” così estreme con le pietre e i marmi. Nel 1749, infatti, era stato chiamato a Napoli da Carlo III per edificare l’immenso Albergo dei Poveri.

Villa Favorita: un ricevimento entrato nel “mito”

Nel nuovo, imponente palazzo, dunque, tutto era pronto perché si organizzasse “qualcosa di grosso”. Quale occasione migliore delle nozze dei “reali”? Il principe di Campofiorito non si fece scappare l’opportunità. Il ricevimento alla Villa Favorita fu memorabile, e vi parteciparono anche il granduca Leopoldo di Toscana con la moglie Maria Luisa di Borbone, che in seguito si sarebbero fregiati del titolo di Imperatori d’Austria. In pratica, quel giorno, fu la Storia stessa a presentarsi e a danzare nell’immenso edificio di Ercolano.

Dal principe al Re…

Nel 1792, alla morte di Stefano di Campofiorito, l’immensa Villa entrò a far parte del “patrimonio” del Re di Napoli. Ed iniziò un’altra delle mille vite del palazzo, in quanto Ferdinando IV lo trasformò nella sede dell’Accademia degli Ufficiali di Marina. Nel 1799, poi, poco prima che a Napoli tutto esplodesse come un vulcano, aprendo la pagina della Repubblica Napoletana, la Villa mutò ancora.

Il re acquisì le proprietà della famiglia Zezza, che gli consentirono di ampliare il “giardino” del palazzo fino al mare. Villa Favorita diventava davvero, sempre più, un luogo “da sogno”. Addirittura, sulla costa, fu creato un porticciolo. Ormai la Villa era una vera e propria “ville”, volendo dirlo alla francese. Si era tramutata in una “cittadina”.

Un altro evento nel “libro d’oro” della Villa Favorita

Nel 1802, quando Ferdinando IV tornò a Napoli, tornata “sicura” dopo la parentesi repubblicana, lo fece via mare. E per sbarcare utilizzò proprio il piccolo porto della Favorita. Immaginiamo l’entusiasmo e gli applausi di una folla di cortigiani, che avrà atteso lo sbarco sulla riva, insieme alla servitù della Villa. Anche questo giorno non sarebbe stato dimenticato.

…E poi fu Leopoldo: scuderie e “giochi”

Ferdinando fece dono della Villa a suo figlio secondogenito Leopoldo, principe di Salerno. Iniziava, col principe, l’ennesima “vita nuova” di Villa Favorita. Leopoldo fece realizzare nuovi ambienti, utilizzandoli come depositi ma anche come scuderie. Dopotutto di spazio per coltivare la passione per l’equitazione ce n’era tanto. Il Parco della Favorita è, ancora oggi, il più grande tra i parchi reali dopo quello di Portici.

Ma la “trovata” più sfiziosa (come diremmo noi napoletani) fu quella dei “giochi”. Un vero piccolo parco dei divertimenti che – stenteremmo a crederlo – nei giorni di festa diventava “pubblico”. Era il solito leitmotiv “pane e giochi” per tener buono il popolo? Può darsi, però era anche un modo per “guardarlo in faccia”, questo popolo, per “osservarlo” da vicino, magari anche con affetto, e per “sentire” – o credere – di farlo felice per un giorno.

Non dobbiamo considerare i “re” della storia come figure “monolitiche” orientate solo alla politica del dominio e del controllo sociale. I re di Napoli, almeno, furono sicuramente figure molto complesse – e contraddittorie – nel loro rapporto col popolo, con la “gente”.

Altalene e scivoli

Ma quali erano questi “giochi”? Erano vari. C’erano delle altalene (chiamate balançoires) costruite a forma di cavallo, di sedia, di barca, e poi erano presenti degli scivoli in legno, la presenza dei quali fece sì che questo angolo del “parco giochi” passasse alla storia come “palazzina delle montagne russe”.

Un palazzo dalle inesauribili vite

La Villa Favorita continuò ad avere mille vite diverse, che corrispondevano ai vari tornanti della storia. Giunsero i Savoia, con l’unità d’Italia, e poi ci fu la Repubblica. Nel secondo Dopoguerra la “reggia” era stata adibita a convitto per gli orfani, gestito dall’ordine dei Salesiani. Attualmente il sito appartiene alla Scuola Superiore di Polizia Penitenziaria. Davvero una storia “turbolenta” e tutta da raccontare, quella di Villa Favorita. Rimane, in ogni caso, l’immensa bellezza delle sue enormi stanze decorate, e il “mito” di eventi indimenticabili come il ricevimento del 1768, con la più alta nobiltà europea presente all’appello.

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