Voci di donne – L’eterna denuncia della guerra

voci di donne
voci di donne

Non ha importanza quando. È un’espressione senza tempo: voci di donne, corpi, volti, nomi nella sostanzialità dell’esistenza ma anche lacrime, dolore, soprusi subiti nella ripetutamente violata dignità di ogni essere umano abusato anche nella negata espressione del proprio libero pensiero, uniti in un solo grido di protesta contro ogni guerra.

Un appello senza luogo e senza tempo che non è espressione solista ma invocazione collettiva e metatemporale fatta di tante identità per denunciare ancora oggi, attraverso il coinvolgimento di chi si sofferma anche un solo istante, l’insensatezza di ogni bellicismo.

Voci di donne contro tutte le guerre nella cultura greca

Scegliamo il filo conduttore delle voci di donne, rapite dalle dinamiche dei conflitti tra l’essere vittime degli stati bellici o protagoniste di forme di opposizione ad ogni sopruso assimilabile ad un  conflitto. Dalla tragedia alla commedia,  i generi grazie a cui le produzioni poetico-letterarie della civiltà greca, capolavori emblematici in ogni tempo, riportano alla memoria personale e culturale forti ed unanimi critiche contro ogni forma di guerra.

Sala del Capitolo a San Domenico

Il terzo incontro del ciclo ‘Dialoghi con il territorio’, nell’ambito dell’Acropoli dei Saperi alla Pietrasanta, si è tenuto presso la bellissima Sala del Capitolo del Complesso San Domenico Maggiore martedì 3 maggio e ha affascinato gli studenti e le studentesse presenti grazie alle tematiche scelte.

Voci di donne

Tragedia e commedia

Nell’ottica della maggiore inclusività possibile rispetto ai temi proposti  basata sull’oratoria  comunicativa di relatori esperti e competenti quali Maria Teresa Luppino e Gennaro Carillo, che hanno messo in atto un coinvolgente dialogo tra la complessa aulicità della tragedia e il raffinato realismo della commedia interpretando pienamente lo spirito dialogico di questi incontri – e nell’ottica di promuovere approcci – perché diventino  dialoghi sempre più – anche non scolastici alla cultura classica, fonte inesauribile di conoscenza e di interpretazione della complessità del reale, da ‘riscoprire’ anche da parte degli addetti ai lavori fermi spesso al perseguimento delle sole conoscenze di settore , i giovani partecipanti hanno avuto modo di ragionare sulla guerra, non solo quella per cui la ‘Lisistrata’ di Aristofane raduna nell’acropoli le donne rimaste sole a causa degli uomini chiamati ad impugnare  ‘stati di guerra’ ma anche, e soprattutto evidentemente, sullo stato che perdura oggi nell’Europa dell’est.

Voci di donne

La guerra oggi… Guardando alla classicità

Ci stiamo domandando oggi, visto che in Ucraina si continua a morire, se il ‘solo’ essere pacifisti possa sostenere la chiusura delle condizioni belliche? Ci stiamo chiedendo quali argomentazioni di vita stiano usando i responsabili dei negoziati di pace? E Lisistrata, donna attiva che propone soluzioni e soprattutto che ha l’audacia di sostenere argomentazioni naturali e primarie riuscendo a persuadere le stesse donne ‘ab origine’ poco convinte, quali argomentazioni usò? Un’ argomentazione per niente idealista e utopica bensì espressione di un bisogno primario come il nutrirsi e il dissetarsi ossia quello di amare anche con tutti i sensi.

L’Ucraina ha il diritto di difendersi ma è armando popoli fratelli che i decisori politici intravedono la pace? L’ Europa ha il dovere di negoziare la pace perseguendo ogni strategia ed evitare che una guerra per territori tra genti dello stesso genos, si trasformi sempre più nel terzo conflitto mondiale nella disattenzione di chi non è poi così lontano territorialmente  da quelle zone di guerra. Lisistrata nella commedia di Aristofane come Polissena nella tragedia di Euripide: un grido di disappunto per gli atti nefandi che l’uomo arreca ai suoi simili per mezzo delle guerre. Lisistrata portatrice di pace induce le donne ateniesi, spartane, tebane a uno sciopero del sesso per costringere gli uomini a stipulare la pace. Polissena vive il sacrificio di se stessa  e alimenta ancor più le mille sfumature della sensibilità femminile. ‘Aristofane stanco di guerra.

Voci di donne: Teresa stanca di guerra!

Dell’antibellicismo fra tragedia e commedia ‘ è un ulteriore riconoscimento della critica tutta al femminile della guerra di ogni tempo e di ogni dove proprio per il rimando al grande romanzo, capolavoro della letteratura brasiliana contemporanea, di Jorge Amado ‘Teresa Batista stanca di guerra’, scritto a Bahia nel 1972: la bambina venduta a un uomo senza scrupoli riesce a liberarsi, si rifà delle umiliazioni subite, si prodiga per gli ultimi mentre diviene anche instancabile sindacalista dei bordelli, simbolo della forza misteriosa che appartiene solo alle donne. In fondo personificazione del Brasile, altra terra dalle mille sfaccettature e contraddizioni come Partenope, Teresa anima con la sua forza vitale quello che è un romanzo sociale e d’amore ad un tempo superando le condizioni di disgrazia, la guerra di vita cui il titolo si riferisce, e prevede tra le sue scelte attive proprio uno sciopero delle colleghe prostitute contro il malcostume dell’amministrazione locale!

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