Zecca di Napoli: dai bizantini fino alla lira

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La storia della zecca di Napoli ha origini antichissime. Un vissuto che sa dirci molto sul passato della città, quando era ancora nota col nome di Neapolis.

Dai Bizantini agli Angioini, passando per gli Aragonesi e i Borboni, fino ai giorni dell’Unità d’Italia. Scopriamo insieme la sua storia, le sue figure e le molteplici collocazioni che ha avuto nel tempo.

Dai Ducali alla Zecca di Napoli

Una prima forma di conio la si deve ai Ducali. Più precisamente con la nomina di Basilio a Duca della città da parte dell’Imperatore bizantino Costante II, tra il 661 e il 662 d.C. Questa situazione, con le monete Ducali, perdurò fino al 1278 quando re Carlo I istituì la prima, vera Zecca di Napoli a Castel Capuano. Questa verrà poi trasferita, nel 1305, a Capo Mazza. 

La Zecca di Napoli raggiungerà la ben più nota sede, presso il palazzo di Nicola di Somma che prenderà il nome di Palazzo Sant’Agostino (in quanto posta di fronte all’omonima chiesa) nel 1333, grazie a Roberto d’Angiò. Grande importanza, in quest’epoca, era data al Maestro di Zecca. Tale era la sua influenza tanto da apporre, sulle monete, sigle che ne hanno potuto testimoniare la fiducia che la corona attribuiva al Maestro. Solo persone di fiducia erano infatti nominate a tale carica. 

A proposito del Palazzo della Zecca

Per quanto riguarda il palazzo della Zecca, così come è nota ai più la sede della Zecca di Napoli, fu per l’appunto eretto nel XIII secolo. Nei secoli ha ricevuto varie e sostanziali opere di ampliamento. Ad oggi ha conservato, dell’architettura originale, la facciata col suo basamento in cui si apre il portale principale. Il vestibolo, caratterizzato da lacunari, presenta un portale riccamente decorato del XIX secolo. 

C’è da sottolineare che, insieme al Palazzo della Zecca, altre officine erano state allestite per il conio delle monete. Una di queste era a Torre Annunziata, mentre un’altra figurava nella fonderia del Regio Arsenale. 

La Zecca di Napoli fino all’Unità

La Zecca di Napoli, ormai a pieno regime, continuerà le sue attività anche sotto la dominazione aragonese prima e borbonica poi. Le monete coniate raffigureranno i volti dei sovrani, da Carlo V a Ferdinando IV, fino al giungere ai tempi dell’occupazione francese. In questo particolare periodo storico, infatti, le monete raffigureranno anche il volto di Gioacchino Murat, assuntosi il titolo di re delle Due Sicilia nel 1808 al posto di Giuseppe Bonaparte, nominato re di Spagna e delle Indie. 

Fino a quel momento, la moneta veniva tagliata su sistema borbonico. È con l’arrivo di Murat che la zecca di Napoli si doterà di nuove e moderne attrezzature importate, come si può immaginare, dalla Francia, adottando anche un sistema di conio bimetallico. Il sistema decimale della lira sarà poi introdotto nel 1811. Ferdinando di Borbone rintrodurrà il sistema monometallico a base argentata e si ristamperanno anche ducati, piastre, tarì, carlini in argento e tornesi in bronzo. 

Diversamente da quanto si potrebbe pensare, la zecca di Napoli non ha cessato le sue attività con  l’istituzione del Regno d’Italia. Questa continuò l’attività di conio a nome di Vittorio Emanuele II con monete in oro, argento e bronzo. Ognuna di questa presenterà tagli con sistema decimale della lira. Si distingueranno dalle altre zecche presenti nel Regno tramite la sigla “N” apposta sulle monete. 

La Zecca di Napoli vedrà conclusa la sua lunga e secolare storia con un Regio Decreto, datato 17 febbraio 1870. Parte di questa lunga storia, nella sua concezione materiale, è oggi conservata presso Il Medagliere del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. 

 

 

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