L’accorato appello della famiglia Coppola
«Egregi rappresentanti delle istituzioni, stimati giornalisti e cittadini,
vi scriviamo per portare alla vostra attenzione una situazione di estrema gravità che riguarda il negozio storico Coppola, attivo dai primi anni del ‘900 e simbolo dell’artigianato napoletano nella lavorazione dei coralli e dei cammei».
Si apre con queste parole l’accorato appello che la famiglia Coppola rivolge alla cittadinanza tutta in giorni di particolare difficoltà e afflizione. Una diffida giunta dalla Protezione Civile, che vieta l’utilizzo dei locali commerciali per presunta inagibilità, costringe infatti la famiglia a chiudere i battenti senza disporre delle dovute garanzie sulla riapertura futura del negozio.
L’attività si è interrotta a partire dallo scorso 2 gennaio, nonostante un primo parere della Protezione Civile, datato 18 dicembre 2024, avesse escluso l’inagibilità dei locali attestando l’integrità del vetrino di controllo impiegato per il monitoraggio delle lesioni strutturali. Sembrava che l’ennesimo rischio di chiusura fosse scongiurato, ma poi «Tale repentina e inspiegabile variazione ha colpito duramente la famiglia Coppola», si legge nel comunicato diramato, «che da quattro generazioni custodisce e tramanda la tradizione artigiana napoletana».
L’appello, rivolto direttamente dagli esponenti della famiglia, impegnata da generazioni nella lavorazione di coralli e preziosi cammei, si indirizza principalmente agli enti competenti e alla Regione Campania, proprietaria dei locali che ospitano lo spazio di vendita del negozio.

L’attività e la sede storica
Il negozio, fondato da Eduardo Coppola e situato nell’attuale sede di Largo San Martino 13 dal 1925-1929, rappresenta non solo un’attività commerciale, ma un vero e proprio simbolo della storia e della cultura partenopea. Da oltre dieci anni, però, si tenta invano di trovare un accordo con l’ente proprietario, la Regione Campania, mentre «il degrado dell’edificio ha continuato indisturbato ad aggravarsi per l’incuria delle amministrazioni locali e regionali, che non hanno mai adottato misure risolutive nonostante le numerose denunce».
Non è la prima volta, peraltro, che la famiglia Coppola vive il timore di dover rinunciare alla propria sede. Già nel 2015, infatti, ha affrontato una prima minaccia di chiusura per motivi legati a problemi di stabilità del fabbricato. In quella circostanza, però, il parere tecnico fornito dall’ingegnere prof. Renato Sparacio ha scongiurato il primo temuto addio. Da quel momento, tuttavia, nulla, o quasi, è stato fatto per arrestare le cause del degrado che hanno condotto alla recente diffida. Anzi, il barbacane temporaneo posto a sostegno dell’attigua murazione si è trasformato in un’opera permanente e in vero ricettacolo di immondizia.

Le richieste della famiglia Coppola
- Garantire la sicurezza e la salvaguardia dell’edificio e delle opere d’arte che contiene.
- Rimuovere gli ostacoli alla riapertura del negozio, permettendo la continuità di una tradizione che ha reso Napoli celebre nel mondo.
- Tutela dell’attività di lavorazione del corallo e del cammeo come parte integrante dell’identità culturale della città».


