I fuochi d’artificio e il Capodanno di Napoli (il più assordante del mondo)
La nostra città ha fama di essere caotica e chiassosa. Sarà forse perché Napoli ha sempre l’esigenza di farsi sentire e ascoltare, che sia suonando, cantando o anche producendo frastuono, proprio come accade a Capodanno.
L’invenzione della ‘polvere di fuoco’
Non sarà un caso quindi se la città, oltre che per le sue voci di strada e le sue canzoni, sia nota anche per i fuochi artificiali, per i cosiddetti botti e quindi per la festa di Capodanno più coreografica e ‘assordante’ del mondo. Una tradizione che ha a che fare con l’invenzione dell’antica ‘polvere di fuoco’ (la polvere da sparo), avvenuta in Cina nell’ottavo secolo dopo Cristo. Una miscela di carbone, salnitro (un sale naturale simile a muffa bianca) e zolfo, presto rivelatasi utile per scopi sia ludici che militari. Attraverso la Via della Seta pare che la nuova scoperta si sia in seguito diffusa prima in Medio Oriente e poi in Europa, a partire dalla città di Venezia, tanto che qualcuno ritiene sia stato lo stesso Marco Polo, alla fine del Duecento, ad introdurla nella sua città.
I ‘mastrofuochi’ italiani
Da allora i ‘mastrofuochi’ italiani, e in particolar modo quelli meridionali e campani, sono rapidamente diventati famosi nel mondo. Molto documentati sono ad esempio gli straordinari spettacoli pirotecnici preparati a Napoli nel 1738 per festeggiare le nozze fra Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia, tanto che la coppia reale si recò appositamente a Chiaia per ammirare i fuochi d’artificio. E sempre a Napoli, appena un anno dopo, Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, inventore alchimista e anche appassionato di ‘teatri pirotecnici’, riuscì a creare dei fuochi luminosi con particolari sfumature di colore verde, cosa mai riuscita prima a nessuno in Europa.
Fuochi d’artificio e ‘botti’, fra tradizione e regole da cambiare
Anche oggi, a distanza di generazioni, decine di aziende nella sola zona di Napoli mantengono viva questa sapienza artigiana nella creazione dei fuochi artificiali, che ha un forte connotato familiare. Il fenomeno però comprende anche il problema delle produzioni illegali (un mercato che le forze dell’ordine stimano in circa 30 milioni di euro all’anno) e quello per la sicurezza.
Senza dimenticare l’impatto negativo anche sugli animali domestici, traumatizzati dai botti più forti, e ovviamente sull’ambiente e la salute, per via dell’alto potenziale inquinante dei fuochi e della dispersione nell’aria di particelle nocive. Ma se proprio ci attendesse un futuro ‘orfano’ dei fuochi di fine anno, allora siamo certi che i napoletani saprebbero comunque inventare un modo nuovo per festeggiare e rendere indimenticabile il loro Capodanno!


