Intervista a ‘Popolo Vascio’, che attraverso la musica popolare racconta le nostre radici
Popolo Vascio è una realtà musicale che mescola le note del sud, diffonde tammurriate, pizziche, tarantelle e testi personali. Sono musicisti che si muovono tra le strade di Napoli, nelle piazze delle nostre città e riportano il ritmo della tradizione in un tempo presente. Insieme a Fabio Lombardi, voce e tamburo del gruppo, percorriamo insieme il sapore di feste millenarie e cantate popolari.
L’intervista

Partiamo dalle origini, Fabio, come nasce Popolo Vascio?
Popolo Vascio nasce nel 2015 da un momento di profondità emozionale. Ero al bosco di Capodimonte e ascoltavo la mia playlist. Improvvisamente mi ritrovai ad ascoltare “ ’O cunto ’e Masaniello” che in una frase cita questo ‘popolo vascio’. Poi, nel pezzo successivo, che era il canto dei sanfedisti, ho sentito una parte che diceva così: “‘A lu suono della grancascia, viva lu populo vascio“. Questo nome così potente lo avevo già sentito. In quello stesso anno incontrai Francesco Urciuolo che suonava già l’organetto otto bassi, uno strumento propedeutico per la musica popolare. E poi, ad oggi, c’è Gabriele Cernagora, clarinettista, che abbiamo conosciuto mentre faceva musica per strada. In generale nella nostra carriera abbiamo sempre formato un trio.
Dove attingete la musica che portate nelle piazze?
È fondamentale viaggiare. Ogni territorio, ogni area ha i suoi canti e le sue melodie. Sono musiche che vanno assorbite sul territorio guardando i musicisti locali e il modo di ballare assieme all’espressività del cantante o suonatore. Non a caso siamo nati con la concezione di far ballare, muovere le masse. Ad esempio, replicare una melodia pugliese significa esprimere cosa è stato sedimentato in me e da cosa sono stato sorpreso durante i miei viaggi. A Torrepaduli si tiene la pizzica di mezzanotte. Qui, all’interno di un cerchio, i ragazzi si sfidano con l’antica arte del ballo a scherma. In questi contesti viviamo delle emozioni molto forti e il loro ricordo fa la differenza quando ci troviamo poi a Napoli a suonare. Il nostro primo album, ‘Vascio ’o core‘ è proprio improntato sul movimento. Lì ci sono le nostre interpretazioni e quello che è stato il nostro sedimentato rispetto a molte melodie trasportate poi nel ballo. Il secondo invece, a cui stiamo lavorando, sarà una raccolta più personale, con brani musicali scritti da noi.
Qual è una canzone che amate molto riprodurre tra le persone, durante gli eventi?
Un testo che amo molto è un canto di lavoro femminile che si soleva cantare per alleggerire il peso della fatica dove si stava insieme. Si intitola ‘Abbasc’ ‘o pantane’ e parla di una ragazza che perde la spilla d’oro. Allora un ragazzo la ritrova e le dice che se la rivorrà indietro, dovrà prendersi anche il suo cuore. Potrei cantarlo per ore, quasi come un mantra.

Quanto è importante in quello che fate l’arte del tramandare?
L’arte di tramandare penso che sia un obbligo. C’è un dovere morale. Per questo è importante essere presente alle feste tradizionali e a quelle della propria area di appartenenza, per poter continuare dare loro una nuova vita. Ancora di più, è importante partecipare ai rituali della tradizione. Quello a cui sono più legato è della Madonna di Montevergine. Negli anni purtroppo noto che molti meno suonatori partecipano: non c’è un giusto ricambio generazionale. Per questo, c’è bisogno di un senso di responsabilità, conservare la memoria e l’attenzione nell’ascoltare e nel trascrivere un canto.
Qual è un ultimo pensiero sulla vostra musica da lasciare a chi legge?
Faccio un appello a chiunque voglia approcciare al discorso della tradizione e dei canti. Sul modo di cantare, la mia disponibilità è elevatissima. Una volta che ci sei dentro non puoi abbandonarlo. È un vestito che ti porterai sempre addosso. Ognuno dell’area campana deve conoscere le nostre melodie, come la tammuriata e il suo mondo arcaico. Quando sento queste musiche, il mio corpo le balla. In questo Napoli è stata una grandissima spugna, ha assorbito dai viaggiatori, dai cantori. È sempre stata un mondo a sé. Da questo punto di vista, Napoli esplode. Non trascuriamo allora il rispetto e la conoscenza per le nostre musiche.


