In occasione della Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali, celebrata il 17 gennaio, anche il settimanale «Topolino» sceglie di rendere omaggio al ricchissimo repertorio nazionale di parlate locali. Oltre alla tradizionale versione in italiano, infatti, i lettori che acquisteranno la propria copia in Campania, Sicilia, Toscana e Lombardia avranno a disposizione un numero speciale, in vendita presso le edicole e on-line, con una delle storie tradotta rispettivamente in napoletano, catanese, fiorentino e milanese. L’episodio, intitolato Zio Paperone e il PdP 6000, reca la firma di Niccolò Testi per la parte scritta e di Alessandro Perina per i disegni. In copertina, invece, un’opera a firma di Andrea Freccero, che ritrae un enigmatico zio Paperone su uno sfondo tricolore e con la sua immancabile tuba. Cosa starà escogitando?
A Paperopoli si parla napoletano
Nell’episodio scelto Zio Paperone si ritrova nuovamente alle prese con la Banda Bassotti, determinata a sottrargli una volta per tutte il deposito e il ricco bottino custodito al suo interno. Per sventare il colpo, il papero più ricco della città dovrà ricorrere all’ingegno dell’inventore Archimede Pitagorico, l’unico capace di fornirgli un sistema di difesa basato sull’intelligenza artificiale. Nella versione napoletana, ad accompagnare il racconto delle malefatte a firma della Banda Bassotti, alcune espressioni tratte dal gergo dialettale. «’E Bassotte so’ sempe state nziste… ma ‘a nu poco e tiempo a chesta parte è nu sperpetuo!», ovvero «I Bassotti sono sempre stati determinati, ma ultimamente rappresentano un vero tormento!»
Topolino e Federico II
La versione in napoletano ha visto inoltre la felice collaborazione tra il settimanale e l’Università degli Studi di Napoli Federico II. A curare la traduzione dell’episodio in napoletano, infatti, Giovanni Abete, docente di Linguistica generale presso l’Ateneo federiciano, che in qualità di fonetista e dialettologo rivolge da tempo i propri studi alla documentazione e all’analisi dei dialetti campani. “Sono felice di aver dato il mio contributo a questa iniziativa di valorizzazione dei dialetti italiani. Adattare la storia di Topolino al napoletano è stato un esercizio tanto stimolante quanto divertente e spero di riuscire a trasmettere ai lettori l’entusiasmo e la passione che mi hanno accompagnato durante questo lavoro”, ha commentato il professore Abete.


