Così parlò Bellavista – La recensioni

Il film Così parlò Bellavista di Luciano De Crescenzo possiede una poetica filosofica che è intrinsecamente legata alla nostra vita e al nostro modo di pensare, osservare e agire.

Così parlò Bellavista è un film diretto da Luciano De Crescenzo, egli stesso interpreta il personaggio di Bellavista, un pensionato professore di filosofia a cui piace trascorrere le giornate in compagnia degli amici Salvatore, Saverio e Luigi. Il professore Bellavista, dispensatore di preziose perle filosofiche e lezioni di vita applicate alla realtà napoletana, è un uomo beneamato e rispettato da tutti i suoi vicini per la sua immediata e persuasiva capacità di comunicare con chi del suo mestiere poco se ne intende, riesce a spiegare ragionamenti complessi attraverso esempi semplici, adattabili alla vita quotidiana.

Ciò che potrebbe apparentemente sembrare una leggera e spiritosa commedia è in realtà molto di più: un accumulo di osservazioni argute e lezioni di vita conferiteci da questo strambo professore che divide gli uomini in due categorie: gli uomini di libertà e gli uomini d’amore. Nell’ultima categoria rientrano i napoletani la cui essenza è inseparabile dal sentimento amoroso che si manifesta attraverso ogni sfumatura dell’amore. E i milanesi? I milanesi sono uomini di libertà, loro sorseggiano il tè come gli inglesi. Ad abbattere l’idea secondo cui i napoletani sono uomini d’amore e i milanesi uomini di libertà è l’arrivo del dottor Cazzaniga, il nuovo direttore del personale dell’Alfasud, che ha abitudini completamente diverse da quelle dei suoi vicini napoletani; uomo puntuale, pignolo e con un gran senso del dovere verso il suo lavoro, un vero e proprio avversario dell’epicureo, il dottor Cazzaniga è uno stoico, o almeno così sembra. L’incontro finale tra il professore Bellavista e il dottor Cazzaniga demolirà lo schema assoluto di questa categorizzazione.

‘La doccia è milanese perché ci si lava meglio, consuma meno acqua e fa perdere meno tempo. Il bagno invece è napoletano: un incontro con i pensieri.’

Al contrario di ogni aspettativa Cazzaniga dimostrerà di essere un uomo d’amore pur provenendo dal nord; infatti, egli è un uomo che prova piacere nel sorseggiare il caffè e dormire fino a tarda mattina, preferisce una vita più vivace e svincolata da ogni dovere. Si viene alla scoperta della sua vera natura: Cazzaniga è in verità un uomo d’amore. In questa commedia, che è un’esaltazione della vitalità e dell’amore che la città di Napoli riesce a offrire allo straniero, De Crescenzo non si risparmia nel criticare quella parte della popolazione che, pur avendo sangue napoletano non rientra nella categoria degli uomini d’amore, questi sono gli uomini della camorra. In una delle ultime scene, la figlia del professore e il suo fidanzato si trovano in grande difficoltà perché, diventati proprietari di un negozio di articoli religiosi, sono costretti a pagare il pizzo a un clan camorristico.

Alle continue minacce di morte a cui sono sottoposti i due giovani, Bellavista interviene domandando all’uomo se fosse nato a Napoli o meno. L’uomo risponde di essere nato a Napoli, precisamente ai Quartieri Spagnoli. A questo punto Bellavista non può trattenersi nell’affermare: «Mi sembra strano che un uomo napoletano, possa essere così spietato contro un’altra persona, da minacciarla di morte solo per motivi di denaro». Luciano De Crescenzo si diverte a offrire allo spettatore delle regole imprescindibili, schematiche e perfette ma che poi alla fine supera e demolisce, mettendo un po’ in crisi lo spettatore che non potrà fare a meno di domandarsi, indipendentemente dal luogo di origine: ‘Io sono un uomo di libertà o un uomo di amore?’

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