Parliamo di violenza sulle donne con la fondatrice dell’associazione Le Kassandre, uno dei centri antiviolenza attivi a Napoli.
In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che ricorre il 25 novembre, intervistiamo la dott.ssa Elisabetta Riccardi, psicologa psicoterapeuta, PhD in Gender Studies e fondatrice di Le Kassandre, un’associazione che opera sul territorio napoletano per il contrasto alla violenza di genere e che fa parte della rete interistituzionale antiviolenza del Comune di Napoli.
Dott.ssa Riccardi, come e quando nasce l’associazione Le Kassandre?
L’associazione Le Kassandre nasce nel 2004 dal desiderio di un gruppo di donne, residenti principalmente nella zona di Ponticelli, di creare un punto di ritrovo per tutte le donne del territorio. Inizialmente eravamo soltanto accomunate dal tentativo di coniugare l’impegno professionale alle tematiche del sociale, poi ci siamo accorte che nel corso degli incontri culturali, attraverso cineforum o momenti di riflessione e condivisione collettiva, venivano fuori nella maggior parte dei casi storie di violenza di vario tipo. In quegli anni la giornata internazionale contro la violenza sulle donne non era neppure conosciuta a livello generale, quindi la nostra era un’azione abbastanza solitaria, ma ciò che constatavamo nel parlare con le altre donne era una comune condizione di violenza, diversa per caratteristiche e circostanze ma sempre indicativa di un vissuto di discriminazione e sofferenza.
In che modo supportate e aiutate le donne vittime di violenza e quali sono i progetti attualmente attivi?
Nel corso degli anni l’associazione è andata sempre più verso il contrasto alla violenza con azioni dirette come lo sportello antiviolenza e il centro antiviolenza. Ci occupiamo dell’accoglienza delle donne che sono in cerca di aiuto, sia telefonicamente che in presenza, e offriamo vari tipi di consulenza come quella psicologica, legale e di orientamento al lavoro. A queste attività si affiancano poi una serie di azioni indirette, quali quelle di sensibilizzazione attraverso l’organizzazione e la partecipazione a convegni e seminari in cui parlare di questo fenomeno.
Quello dell’inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza è proprio uno dei vostri obiettivi principali, giusto?
Sì, l’aspetto della formazione professionale e quello dell’inserimento lavorativo assumono per noi una grande importanza. Con l’associazione Le Kassandre seguiamo le donne sin dall’inizio ma è bene ricordare che, passata la fase di pericolo, esiste poi una condizione esistenziale che necessita di altrettanta attenzione, perché si rischia di finire in condizioni di povertà o di svantaggio che facilitano nuove violenze o fanno da deterrente alle denunce. Il 70% delle nostre donne è inoccupata oppure svolge lavori assolutamente precari, non riconosciuti, per questo portiamo avanti progetti di inserimento lavorativo puntando in particolare sul settore turistico, che qui a Napoli si sta sviluppando molto, ma anche attraverso campagne di donazione o l’attivazione di fondi pubblici. Lo scopo è quello di dare alle donne che escono da una situazione di violenza una concreta possibilità di ripartire, in modo autonomo e libero.
Può spiegarci qual è l’iter che una donna che si accorga di essere in una situazione di pericolo, o vittima di soprusi, deve seguire? Da dove bisogna iniziare?
Sicuramente la prima cosa è parlarne e chiedere aiuto alle strutture preposte, quindi ai centri antiviolenza che sono presenti su tutto il territorio o, qualora non si sia informati sulla collocazione precisa, rivolgersi al 1522, numero nazionale antiviolenza e antistalking. In situazioni di emergenza particolari è bene rivolgersi alle forze dell’ordine che possono accogliere le denunce, o ancora al pronto soccorso che ha degli appositi percorsi dedicati a situazioni di questo tipo. Presso ognuno di questi enti c’è la possibilità di intraprendere un percorso ad hoc: il primo passo è infatti valutare il rischio e il pericolo che la donna sta correndo, così da cucire addosso alla situazione specifica l’intervento più adeguato.
Quante sono mediamente le donne che si rivolgono a voi?
È difficile fornire una media precisa, ma negli ultimi anni abbiamo registrato un progressivo aumento, forse proprio perché c’è una maggiore fiducia e una maggiore sensibilizzazione alla conoscenza del fenomeno. Quest’anno abbiamo accolto ben 82 utenti, l’anno scorso invece erano circa una settantina. Interpretare questo incremento è difficile: può darsi che sia per un aumento effettivo delle violenze e/o per una maggiore conoscenza del fenomeno e della possibilità di fuoriuscirne.
Stando ai numeri degli ultimi anni, la violenza sulle donne è a tutti gli effetti un’emergenza sociale, qual è secondo lei la radice di questo problema?
La radice, finalmente lo si dice a voce riconosciuta, è di tipo culturale: esiste nella nostra società una modalità di concezione della donna che parte da una cultura patriarcale e che fa sì che nelle relazioni, e in tutti i contesti in cui la donna si inserisce, ci sia quest’ottica di disparità. La visione della donna non sempre corrisponde al suo sentire, quanto piuttosto a un ruolo sociale che è predeterminato da quello che noi definiamo il “paradigma patriarcale”, e ciò determina situazioni come quelle cui purtroppo assistiamo quotidianamente.
Non sempre la violenza è ben riconoscibile, penso alle tante situazioni di dipendenza economica, di soccombenza psicologica, allora alla luce anche dei tristi eventi degli ultimi giorni lanciamo un monito a tutte le donne: quali sono i primi segnali da non sottovalutare?
Sicuramente se parliamo della violenza all’interno delle relazioni, soprattutto intime, situazioni come il possesso, la tendenza a isolare la donna dalle altre relazioni, la limitazione degli spazi di libertà e dell’autonomia economica, i continui giudizi e le svalutazioni, sono già segnali d’allarme. Noi abbiamo avuto modo di osservare che c’è una vera e propria escalation, un circolo che poi si ripete e che parte da questi elementi. Se questi segnali vengono colti subito si può intervenire in tempo e fare in modo che i danni siano meno ingenti, benché comunque dolorosi e benché talvolta, e i fatti di cronaca ce lo dimostrano, anche in brevissimo tempo possono verificarsi situazioni di grave pericolo come quelle di femminicidio che ci sono e che, lo ripetiamo ancora, rappresentano una vera un’emergenza sociale.
Dalle parole della dott.ssa Riccardi emerge la necessità di affrontare la questione in maniera trasversale, partendo proprio da quella matrice che oggi sappiamo essere culturale. Al supporto delle vittime, servizio di fondamentale e indiscussa importanza, devono affiancarsi “azioni indirette” di sensibilizzazione e informazione, seguendo proprio il modello de Le Kassandre, perché solo attraverso un contestuale lavoro che sia di prevenzione ed educazione, oltre che di supporto ex post, possiamo operare un cambiamento sociale e generazionale profondo e radicale, quanto profondo e radicato è il problema.
Info e contatti
Associazione Le Kassandre
Corso Ponticelli n. 40 | Ponticelli – Napoli
Cell. 388/0979950
info@lekassandre.com
Sportello Donna
Corso Ponticelli n. 40 | Ponticelli – Napoli
lunedì 9.30 – 12.30 su appuntamento telefonico.
Elisabetta Riccardi | Psicologa psicoterapeuta, PhD in Gender Studies, fondatrice e Presidente dell’associazione Le Kassandre dal 2004 al 2021. Psicologa clinica e del lavoro presso il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Federico II ed il CUG di ateneo è stata responsabile dello Sportello Rosa (mobbing e molestie sul lavoro) dell’AOU Federico II fino al 2020. Ideatrice del progetto Women Coaching Against Violence per l’inserimento lavorativo in ambito turistico delle utenti del Centro Antiviolenza gestito da Le Kassandre, si occupa di supervisione, progettazione e organizzazione di numerose attività dell’associazione finalizzate al contrasto alla violenza di genere.


