Enzo Cannavale: il ricordo di un attore “necessario”

Enzo Cannavale
Enzo Cannavale
Enzo Cannavale e Rosario Bianco al convegno Napoli c'è 2005

Il garbo, la gentilezza e l’ironia che lo accompagnavano in ogni circostanza erano le caratteristiche che contraddistinguevano Enzo Cannavale in qualsiasi contesto. Era quello che si potrebbe definire un napoletano ‘scattante’, pungente e sempre brillante. Napoli lo ricorda. Anzi, Napoli deve ricordarlo. E insieme alla città voglio farlo anche io. Qualche riga e una foto sono il modo con cui mi piace assolvere quello che considero un dovere morale. Lo scatto risale ormai a 21 anni fa: correva l’anno 2005, lo stesso che vide la nascita del Premio Napoli c’è. In quella circostanza volli che proprio Enzo fosse tra i primi ad essere premiati, ma molti sono stati gli articoli e le parole che ho accolto tra le pagine de l’Espresso napoletano con la volontà di raccontare il suo straordinario valore artistico.

Celebre attore e caratterista italiano, pilastro del cinema e del teatro napoletano, Enzo Cannavale ha saputo infatti comunicare al mondo una napoletanità autentica, tramandando un personaggio capace di muoversi tra vita di teatro e teatro della vita, fuori e dentro dal palco. È stato inoltre un grande padre, che ha saputo insegnare ai propri figli, Andrea e Alessandro, le insidie e le opportunità offerte dal cinema e dal teatro, offrendo loro ripetuti consigli e guidando le loro scelte come solo il più amorevole dei padri sa fare.

Enzo Cannavale: la forza silenziosa di un grande caratterista

Attore di straordinaria versatilità, Cannavale è stato uno di quei volti capaci di attraversare decenni di spettacolo restando sempre fedele alla propria identità: quella di un interprete autentico, profondamente legato alla tradizione napoletana ma capace di parlare a ogni tipo di pubblico. Nato a Castellammare di Stabia il 5 aprile 1928, Cannavale è morto a Napoli il 18 marzo 2011, pochi giorni prima di compiere 83 anni. In oltre mezzo secolo di carriera ha partecipato a più di cento film, oltre a farsi interprete di un’intensa attività teatrale, diventando uno dei più solidi caratteristi italiani. Non sempre protagonista, ma quasi sempre indispensabile.

La scuola di Eduardo

La storia artistica di Cannavale ha avuto inizio grazie a un incontro destinato a cambiare la sua vita: quello con Eduardo De Filippo. Fu proprio il grande maestro del teatro napoletano a scoprirlo quando Cannavale lavorava come impiegato, intuendone il talento e portandolo sulle scene. Entrare nella compagnia di Eduardo significava frequentare una vera e propria università del teatro. Fu lì che Cannavale apprese la musicalità della lingua napoletana, il ritmo della parola e l’importanza del gesto. Con lui recitò in diverse commedie, accanto ad attori come Aldo Giuffrè, contribuendo a consolidare quella tradizione teatrale che ha reso Napoli una delle capitali culturali d’Europa. Da quella scuola Cannavale portò sempre con sé una lezione fondamentale: l’attore deve servire la storia, non dominarla, convinzione che lo indusse spesso a non sovrastare il personaggio, ma porsi al suo servizio, interpretando magistralmente anche ruoli non da protagonista, ma non per questo meno efficaci. È forse anche per questo che, nel corso della sua carriera, ha accettato spesso ruoli da caratterista, trasformandoli però in piccoli capolavori di umanità.

Enzo Cannavale

Il cinema: dalla commedia popolare all’Oscar

Il passaggio al cinema arrivò presto e lo portò a lavorare con alcuni dei più grandi registi italiani. Tra questi Dino Risi, Nanni Loy, Francesco Rosi e Steno. Il pubblico lo conobbe soprattutto grazie alla commedia degli anni Settanta e Ottanta, dove il suo volto divenne familiare nelle sale cinematografiche. In quegli anni lavorò spesso accanto a Bud Spencer, in particolare nella popolare serie cinematografica di Piedone, in cui il suo talento comico trovò uno spazio ideale.

Sul grande schermo Cannavale esibì una qualità rara: sapeva incarnare l’italiano comune, l’uomo di quartiere, il piccolo impiegato o il vicino di casa. Un’umanità semplice ma mai banale, capace di strappare risate ma anche di raccontare la quotidianità del Paese. Non a caso fu protagonista di una filmografia vastissima che attraversa generi diversi: dalla commedia popolare al cinema d’autore. Tra le sue collaborazioni spiccano quelle con Massimo Troisi, Luciano De Crescenzo e Giuseppe Tornatore.

Fu proprio con Tornatore che Enzo Cannavale partecipò a Nuovo Cinema Paradiso (1988), film destinato a entrare nella storia e a vincere l’Oscar come miglior film straniero. Un’opera che rappresentò anche il riconoscimento internazionale per una carriera già ricchissima. Nello stesso anno Cannavale ricevette il Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista per il film 32 dicembre di De Crescenzo.

Un interprete della napoletanità

Cannavale, però, è stato soprattutto un interprete autentico della cultura napoletana. Senza stereotipi, senza caricature gratuite: la sua comicità nasceva dalla vita vera. Nel ricordarlo dopo la sua scomparsa, l’assessore alla cultura di Castellammare di Stabia ha dichiarato: “Con la morte di Enzo Cannavale, straordinario attore nativo della nostra Castellammare di Stabia che ha recitato con i più grandi padri della cultura e dell’arte partenopee, se ne va un eccezionale interprete della napoletanità nel mondo del cinema e del teatro nazionale”. A queste parole voglio riallacciarmi, per spiegare quanto Cannavale sia rimasto vicino al pubblico. Il suo volto rappresentava una Napoli popolare, ironica, malinconica e generosa.

Enzo Cannavale e l’eredità di un attore “necessario”

Rivedere oggi i suoi film significa ritrovare un modo di fare cinema e teatro che valorizzava l’ensemble, la coralità, il dialogo tra gli attori. Cannavale apparteneva a quella generazione di interpreti che sapevano costruire una scena anche con una battuta sola. Ha lavorato con giganti dello spettacolo italiano: da Totò a Troisi, da Eduardo a Bud Spencer. Eppure, non ha mai perso quella discrezione che lo rendeva immediatamente riconoscibile. Forse è proprio questa la ragione per cui, quindici anni dopo la sua scomparsa, il suo ricordo rimane così vivo. Non era un divo nel senso classico del termine. Era qualcosa di più raro: un attore necessario. E, come spesso accade con gli interpreti autentici, il tempo non ha fatto che rafforzare il valore del suo lavoro. Perché in ogni scena in cui appare, anche per pochi secondi, Enzo Cannavale continua a fare ciò che ha sempre fatto: raccontare con ironia e verità l’anima della gente comune.

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