La storia, la fama e la carica emotiva di Filumena Marturano, il personaggio femminile più noto e più amato della tradizione napoletana.
Scritta da Eduardo De Filippo nel 1946 e in soli 12 giorni, Filumena Marturano è forse la sua commedia più conosciuta e più amata. Fu pensata su misura per Titina, sorella di Eduardo, che difatti ne interpretò per prima la protagonista, sia a teatro che nell’omonimo film del 1951. A ricoprire il suo stesso ruolo, nelle numerosissime repliche, sono state poi molte altre attrici, come Regina Bianchi nella versione televisiva del 1962, Pupella Maggio, Lina Sastri o ancora Sophia Loren in Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica, e da ultimo Vanessa Scalera nella versione televisiva firmata Rai del 2022.
La protagonista Filumena è una donna matura, ex prostituta, che da 25 anni vive con Domenico Soriano, da lei soprannominato Dummì, un uomo ricco e facoltoso che l’ha sottratta alla casa di tolleranza per gelosia e le ha affidato la gestione di casa sua e dei suoi affari. La storia si snoda attorno al tentativo di Filumena di sposare Dummì e ottenere da lui il riconoscimento dei figli, cresciuti in segreto. Domenico Soriano però non ha affatto intenzione di rendere effettivo quel legame che, agli occhi di tutti, è già identico a un matrimonio, e anzi si è intanto invaghito di una ragazza appena ventenne. La situazione cambia drasticamente quando Filumena gli confessa di essere il padre di uno dei suoi 3 figli, senza però dirgli quale.
Il personaggio di Filumena Marturano, come si evince dalla trama, è tra i più complessi e profondi del teatro ‘defilippiano’: una donna dal passato difficile ma pronta a riscattarsi, disposta a tutto (anche ad inscenare la sua morte) pur di mettere in salvo il futuro dei propri figli e realizzare il suo ideale di famiglia unita.
Ma Filumena è molto di più, è il paradigma della donna italiana del secondo dopoguerra: non più una femme fatale né una casalinga in stato di sudditanza al marito, modello imposto fino a poco tempo prima, ma una donna forte, caparbia, intelligente e furba, è il simbolo dell’emancipazione che tentava di realizzarsi in quei tempi. Ad una più attenta analisi Filumena è l’incarnazione dell’Italia stessa, che dopo i martiri e le brutture della guerra ha la voglia, e la forza, di rinascere e riscrivere la propria storia.
Interessante è poi la contrapposizione tra i due personaggi principali che sono tra loro antitetici: Don Domenico è un uomo cinico, ricco di denaro ma povero di sentimenti, egoista e incurante delle sofferenze altrui; Filumena è al contrario una popolana analfabeta ma animata da valori veri ai quali non è disposta a rinunciare, ha conosciuto la sofferenza, la povertà e il sacrificio ed è pronta a tutto pur di difendere i propri figli da quello stesso destino. Questi caratteri fanno di Filumena Marturano la protagonista assoluta di tutti e tre gli atti e dell’intera opera un’eccezione; infatti, oltre ad essere l’unica protagonista donna nelle commedie firmate De Filippo, Filumena è anche l’unica a riunire la famiglia anziché disfarla, secondo il copione tradizionale.
Pare che per questa commedia Eduardo De Filippo abbia tratto spunto dalla storia di una popolana napoletana che pur di farsi sposare dall’uomo amato finse di morire. Alcune voci invece non escludono che, attraverso quest’opera, il grande autore abbia voluto manifestare il proprio dissenso nei confronti del celeberrimo padre, Eduardo Scarpetta, che non aveva riconosciuto né lui né i suoi due fratelli, Peppino e Titina.
Ad ogni modo, e qualunque sia stata l’ispirazione, Filumena Marturano (il personaggio oltre alla commedia) resta di fatto un caposaldo del nostro teatro e una delle più tangibili prove, se ancora ve ne fosse bisogno, dell’estro creativo di Eduardo de Filippo che non a caso si riferiva a quest’opera con l’espressione “la più cara delle mie creature”.


