Pino Daniele, On the road again

Pino Daniele
Pino Daniele

“Io suono la chitarra e canto in napoletano, quindi, se qualcosa non la capite, nun fa niente, l’importante è il sentimento!”. Questa la premessa di un giovanissimo Pino Daniele il 18 agosto 1981 all’apertura del suo concerto a Novi Ligure.

Chitarrista e cantautore, Pino Daniele è stato l’unico, tra i musicisti europei di fine secolo, che si possa paragonare senza arrossire a Stevie Wonder, come sostiene Marco Spagnoli, regista del docufilm Pino Daniele – Nero a metà, uscito nelle sale proprio nel decennale della sua scomparsa. Un racconto che ripercorre la vita e la prima parte della carriera di Pino Daniele, grazie alle parole dei suoi colleghi e amici, il tutto racchiuso nel titolo di uno dei suoi album più rappresentativi, Nero a metà del 1980. L’album, e possiamo dirlo senza riserve, che ha cambiato la sua vita, e un po’ anche quella di chi si è nutrito della sua musica.

Pino è tante cose. È uno sperimentatore, un innovatore che ha saputo cogliere ed utilizzare la particolarità e l’unicità della lingua napoletana in un’epoca in cui cantare in dialetto napoletano non era solo una volontà, ma una necessità di rappresentare Napoli, e con essa il Meridione e il Mediterraneo, come sosteneva lui stesso. Si è infilato con tale disinvoltura nella canzone napoletana classica, reinventandola, e superando il concetto di musica pop, rock e jazz, sostenendo che fosse una melodia, un sound, talvolta ispirato all’America, talvolta all’Africa. L’ispirazione oscillava tra il mondo e il quartiere in un riverbero continuo.

Pino Daniele contro una ‘napolitudine’ ormai troppo scontata

“Trovo l’ostacolo maggiore nel dialetto. Io però mi chiedo: siccome la gente ascolta la musica inglese, perché non deve ascoltare anche la musica napoletana? L’inglese è una lingua europea, una lingua mondiale mentre il napoletano è ristretto anche se lo trovo più musicale. […] Io non mi reputo assolutamente un cantante napoletano, né faccio la canzone napoletana. Faccio un certo tipo di musica con colore napoletano, perché uso il dialetto, perché uso dei giri armonici particolari; mentre invece in altri momenti sono tipicamente americano.

Oggi che è stato strumentalizzato questo fatto napoletano io non me la sono sentita, sono andato avanti, mi sono liberato da questi marchi, da questi made che mi stanno addosso: ’o pazzariello, ’a pizza, ’o Vesuvio, il mare, il sole, oggi cerco di esprimermi in un altro modo. Infatti col secondo disco ho cercato di allontanarmi un po’ da questa ‘napolitudine’ che ormai è diventata troppo scontata, troppo… si è prostituita, hai capito?! Sono stati sfruttati proprio i canoni napoletani per fare i soldi. Questo è!”. [L’estratto è tratto da un’intervista inedita a Pino Daniele realizzata nel 1979 da Pasquale Scialò e Stefano De Matteis, ndr].

On the road again

Insomma, Pino è tante cose, ma soprattutto è vivo ed ogni sua parola è attuale. E, a dieci anni dalla sua scomparsa, la sua musica risuona «On the road again», per riprendere le parole di un suo brano inedito trasmesso per la prima volta il 24 novembre scorso presso lo Stadio Diego Armando Maradona prima della partita Napoli-Roma. Il pezzo, dal titolo Again, giunge nell’anno sia del decimo anniversario dalla sua scomparsa che del settantesimo dalla sua nascita; al suo interno la matrice della musica napoletana si fonde con gli accenti blues secondo un linguaggio universale che trascende le specificità verbali. Le atmosfere evocate sono intimamente connesse ai risvolti autobiografici tipici della musica a cui Pino ci ha abituati.

Il cantautore produsse e arrangiò personalmente il brano tra il suo studio di Roma, il Blue Drag Studio, ed il Forward Studios di Grottaferrata nel 2009, mentre risale al 2024 la masterizzazione da parte di Pino “Pinaxa” Pischetola presso il Pinaxa Studio di Milano.

 

 

 

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