Mario Talarico rappresenta oggi la quinta generazione della sua dinastia artigiana. Da oltre 150 anni questa bottega è per tutti sinonimo di ‘ombrelli d’autore’, ma ancor più del saper fare (e bene!) napoletano riconosciuto nel mondo.
Mario Talarico, per cominciare dai una tua definizione di Napoli?
“Non è facile trovare l’espressione giusta, perché su Napoli sembra che sia stato detto già tutto. Prendo a prestito Modugno e dico me-ra-vi-glio-sa”.
Qual è il tuo primo ricordo della città, la prima immagine a cui la associ?
“Da bambino mio padre mi portava in macchina sul lungomare ascoltando la musica di Pino Daniele. E poi il primo scudetto del Napoli. Sembrava che un’unica grande famiglia fosse scesa in strada per una festa”.

Perché ami Napoli?
“A Napoli mi lega sicuramente il fatto di essere nato qui, ma anche i duecento anni della nostra attività. Pensare che nella nostra bottega sono entrati Totò, Eduardo e altri grandi, per certi versi mi obbliga ad amare questa città”.
E quand’è che invece ‘non’ la ami?
“In realtà ‘non amo’ i napoletani, quando ad esempio imbrattano la città. Non amo che i ragazzini vengano dimenticati dagli adulti e poi finiscano per fare cattiverie inutili. Non amo vedere la superficialità dei comportamenti. Non si tratta di puntare il dito verso nessuno, ma dobbiamo occuparci meglio delle cose”.
Quale atteggiamento i napoletani dovrebbero modificare, perché danneggia la città?
“Non possiamo più accontentarci, serve amministrare bene. Oramai godiamo di un’attenzione turistica per cui la città potrebbe dare lavoro a tutti, senza bisogno di mandare i nostri figli a fare i camerieri a Londra”.
E quale cosa, in concreto, sarebbe invece da fare immediatamente per cambiare in meglio Napoli?
“Dobbiamo dare sempre motivi nuovi alle persone per venire e tornare a Napoli, creando eventi e manifestazioni culturali, oppure un Carnevale o finanche un Natale anticipato. ‘Vedi Napoli e poi torni’, questo dovrebbe essere lo slogan”.
“Io e i miei collaboratori stiamo realizzando un museo dell’ombrello che dovrebbe aprire le porte in via Toledo questa primavera. Esporremo pezzi storici appartenuti a grandi personaggi e documenti che ricostruiscono il percorso dell’attività. Ho deciso che l’ingresso del museo dovrà essere gratuito, per ricambiare l’interesse culturale e l’affetto che le persone dimostreranno per noi visitandolo”. (Mario Talarico jr)
Se tu fossi sindaco per un giorno, quale sarebbe il tuo primo provvedimento?
“Se fossi sindaco vorrei l’aiuto di altri sindaci di zona. Napoli è grande, e sarebbe importante avere figure di riferimento nei vari quartieri che conoscano la fondo e esigenze e siano riconosciute dalla gente”.

Perché Napoli è oggetto di razzismo, e come possiamo affrontarlo?
“Io sono convinto che Napoli è troppo forte, troppo potente. Il razzismo è un tentativo per frenare la città e la nostra voglia di crescere. Per questo dobbiamo evitare di piangerci addosso e realizzare sempre i nostri obbiettivi”.
Napoli è speciale? E se sì, perché?
“La Napoli ‘speciale’ per me è quella della cultura e dell’amore per la nostra identità. Oggi invece l’immagine che passa soprattutto dai social è diventata un po’ volgare. Si confonde ad esempio la nostra energia con l’idea del caos, la libertà con la mancanza di buon senso. Serve riprendere l’esempio di chi Napoli la sa amare davvero”.
Napoli secondo te sarà mai completamente ‘libera’?
“Liberare Napoli sarà compito delle nuove generazioni. Se i giovani si fermeranno un attimo a riflettere sull’opportunità che Napoli rappresenta per loro, allora qualsiasi miglioramento sarà possibile. A noi adulti spetta adesso il compito di renderli forti e trasmettergli fiducia”.



