Napoli-New York: una fiaba dal gusto drammatico
Napoli-New York è il film di Gabriele Salvatores che spopola attualmente nelle sale cinematografiche italiane. É una vera e propria ‘favola di Natale’, in quanto attinge a piene mani da una situazione assolutamente tragica e disperata per poi raggiungere, dopo mille rivoli avventurosi, un happy end. E, manco a dirlo, i protagonisti assoluti di questa fiaba drammatica – ma paradossalmente serena – sono due napoletani. Dea Lanzaro e Antonio Guerra sono i due piccoli attori che si prendono di forza tutta la scena di quel romanzo visivo che è Napoli – New York, riuscendo a mettere in secondo piano anche il bravissimo Pierfrancesco Favino, l’ufficiale addetto al controllo della nave su cui si imbarcano, involontariamente, i due piccoli e che raggiunge, dopo giornate avventurose, stenti e nascondimenti continui, la città New York (Nuova York nel linguaggio dei ragazzini e delle loro famiglie d’origine).
I volti giovani di una maturità precoce
Dea Lanzaro è una vera e propria ‘scoiattolina’ dal musetto furbo e deciso, bravissima nell’assecondare Antonio Guerra nella sua abilità di baro al gioco delle carte, perizia che alla fine farà guadagnare ai ragazzini uno spazio di libertà insperato. Non c’è niente che possa distruggere la voglia di vivere di Celestina (Dea Lanzaro): né la perdita di tutto e tutti a causa
dell’esplosione di un palazzo fatiscente nel 1946, né alcuna altra situazione assurda in cui si troverà durante il corso del film. Celestina continuerà a sognare le stelle, che nell’oceano “nun songo ‘e stesse ‘e Napule“. Carmine (Antonio Guerra) sarà, per tutta la durata dell’avventura, un vero e proprio fratello maggiore per Celestina, quasi un padre, dimostrando quanto sia vera la narrazione della maturità che si raggiunge dovendosela cavare da soli per strada. É una maturità questa che nulla toglie alle ali e alla fragilità dell’infanzia dei due bambini, ma che si viene piuttosto ad accostare ad esse, creando un grappolo di aspetti della personalità dei piccoli.
In ogni caso, come detto, la godibilità del lungometraggio e l’happy end (che non riveliamo) rendono il lavoro di Salvatores una vera e propria fiaba di Natale, e noi siamo orgogliosi del fatto che un regista del suo calibro abbia scelto di partire da Napoli per raccontare, col linguaggio e con le modalità gestuali e ironiche dei Napoletani, questa ‘novella natalizia’. É pur vero, tuttavia, che soltanto natalizia non è, essendo compresi in essa tanti aspetti di attualità e di politica sottesi ai viaggi dei Meridionali verso il Nuovo Mondo nei primi anni Quaranta. Non ci resta che augurarvi una buona visione!


