Officine San Carlo: in scena la ‘Carmen rap’

Officine San Carlo
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Le fotografie di scena sono a cura di Lucia Maisto

Le Officine San Carlo portano in scena il femminicidio tra lirica, prosa e rap in occasione della Giornata Mondiale del Teatro.

Ieri, 27 marzo, in occasione della Giornata mondiale del Teatro, il Teatro San Carlo ha festeggiato con i giovani delle Officine San Carlo portando in scena nello spazio di Vigliena una recita straordinaria di Carmen rap, rielaborazione della Carmen di  Georges Bizet, che unisce l’opera lirica, la prosa e il rap in un’inedita commistione di generi.

Ogni anno durante la Giornata internazionale del Teatro, giunta alla 62esima edizione, viene richiesto ad una personalità del teatro di scrivere un messaggio da leggere nei luoghi di cultura. Il messaggio di quest’anno, dal titolo L’arte è Pace, scritto dal drammaturgo norvegese Jon Fosse, richiama in maniera forte e profonda i valori fondativi del teatro rispetto alla comunità, sottolineando il valore pacifico e universale dell’arte.

Presenti all’iniziativa anche il sindaco e presidente della Fondazione Gaetano Manfredi, il prefetto di Napoli Michele di Bari, la commissione straordinaria per il risanamento e la riqualificazione funzionali al territorio del Comune di Caivano con il Commissario Straordinario di Governo per Caivano Fabio Ciciliano.

Questa sera, sempre a Vigliena, andrà in scOfficine San Carloena la replica dello spettacolo con musiche e testi di Luca Caiazzo, in arte Lucariello, drammaturgia di Federico Vacalebre, e regia di Michele Sorrentino Mangini. Le musiche sono eseguite dai Professori dell’Orchestra del Teatro di San Carlo, mentre a recitare sono tutti i giovani artisti che hanno preso parte al laboratorio di Teatro delle Officine San Carlo, molti dei quali alla prima esperienza performativa.

Il cast e le associazioni

A dare volto e voce a Carmen è stata ieri e sarà questa sera Xana Vazquez con il nome di Carme’, non più gitana, ma portoricana a Castel Volturno: legge le carte, ma soprattutto fa la ballerina, la cubista, la ragazza immagine, in una discoteca-lido. Don Josè è invece ora Giuseppe, interpretato da Alessio Sica: uno sbirro mammista, spedito in una terra che non conosce. Zuniga è Zurzolo, il suo superiore: Vincenzo Bove ne veste i panni. Escamillo, invece, è un trapper, lo chiamano ‘O Torero per come «mata» le platee: lo interpreta Oyoshe Waza.

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Fotografia di Lucia Maisto

Il progetto ha visto la collaborazione della Fondazione Una Nessuna Centomila, prima fondazione italiana che si occupa della prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne, della cooperativa sociale EVA, che in Campania gestisce cinque centri antiviolenza, tre case rifugio e tre progetti per il reinserimento lavorativo e il sostegno all’autonomia economica delle donne in uscita dalla violenza e dell’associazione nazionale Donne del Vino.

Allo spettacolo di ieri è seguito poi un aperitivo organizzato da Le Ghiottonerie di Casa Lorena, il laboratorio gastronomico per l’inserimento lavorativo di donne in uscita dalla violenza, e accompagnato dall’esposizione delle creazioni di EVALab, atelier di ethical fashion creato da EVA in un bene confiscato alla camorra a Casal di Principe.

Così, grazie alla cooperazione tra il Teatro San Carlo e le associazioni coinvolte, anche una giornata all’insegna dell’arte come quella di ieri, è diventata un’occasione per sensibilizzare, in modo nuovo e diverso, sul tema del femminicidio e della violenza di genere.

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