Parlare di Elvira Notari e il cinema muto a Napoli ci fa domandare: il regno dell’“eccesso di rumore” può diventare un’opera “muta”?
C’è una pagina di storia del cinema italiano e napoletano sconosciuta a tanti, forse anche perché… letteralmente non ha fatto rumore. Ma ci sarebbe un mondo da riscoprire, a scavare negli archivi cinematografici. Un mondo che ha per protagonisti Napoli e le classi più umili del popolo partenopeo. Di questa Napoli si innamorò perdutamente una grande artista salernitana. Finchè non nacque il mito di Elvira Notari e il cinema muto a Napoli.
Elvira Notari e il “cinema muto” a Napoli: un ponte tra Salerno e Napoli
Sì, la rivalità. Sì, certo, quella sportiva tra azzurri e granata (due tra le tifoserie più calde d’Italia). Sì, la “lotta” intellettuale e, in generale, culturale tra le due città campane. La Federico II e l’antichissima Scuola Medica Salernitana. Sì, l’VIII secolo d.C. e il principe longobardo Arechi, e di contro la Neapolis ducale autonoma ma “fedele”, in qualche modo, ai Bizantini. E così via, probabilmente all’infinito… Sì…ma Elvira Notari e il cinema muto a Napoli ci consentono di fissare le cose da un altro versante.
Non abbiamo bisogno di pregiudizi. Abbiamo bisogno che ognuno dia il meglio di sé. Ce lo hanno insegnato – guarda un po’ – due “ragazzi di oggi” partiti da zero, due rappers che arrivavano dritti dritti dalle gare di freestyle per le strade di Napoli e Nola, e di Salerno. Ce la hanno indicata loro la strada: Clementino –Clemente Maccaro da Nola – e Rocco Hunt – Rocco Pagliarulo da Salerno -. Due ragazzi provenienti dai dissing metropolitani di rap ci hanno dimostrato che le due città campane possono fare grandi cose insieme.
Ma era già successo più di centovent’anni fa. Elvira Coda, nata a Salerno nel 1875, dopo essersi diplomata alle magistrali nella città della Scuola Medica, si trasferì a Napoli nel 1902. Il “disegno”, la creazione di immagini a cui, poi, dare “respiro”, vita, “movimento”, erano sempre stati i suoi compagni di vita. Faceva la modista, e gli abiti che creava un giorno sarebbero divenuti gli ornamenti dei corpi ondeggianti sulle passerelle. Dal disegno al movimento. Sempre.
L’incontro con un fotografo napoletano… sui generis
Elvira si sposò quasi sùbito, una volta giunta nel cuore di Partenope. Era sempre il 1902 quando si scambiò le fedi con Nicola Notari, di mestiere fotografo. Ma Nicola non era un fotografo come tanti altri. Era stato pittore, e il colore gli era rimasto “dentro”. Tanto da volerlo far “incontrare” anche con le pellicole fotografiche, rendendole uniche. Nicola “colorava” i fotogrammi con l’anilina, un composto chimico con qualità tinteggianti. Immagini, luce, colore, movimento. Elvira e Nicola, accostando le proprie capacità, cominciavano a intravedere i primi riflessi – è il caso di dire – di un sogno.
Questo sogno aveva un nome che da un po’ di anni stava rivoluzionando il modo di “vivere” lo spazio ed il tempo. Il cinema. Il cinematografo, meglio. Capace di costruire uno spazio ed un tempo alternativi a quelli della vita quotidiana.
La produzione di Elvira e Nicola
Cosa volevano “costruire” Elvira Coda e Nicola Notari, che fosse “diverso”, accattivante, “vero”, e che avesse presa sugli spettatori? Probabilmente volevano dar vita ad un’esperienza “prismatica” delle “storie” e dei sentimenti. Volevano che coloro che avessero guardato la pellicola muta potessero immergersi quasi in una dimensione multisensoriale, per distinguere le “tinte” del pathos dei personaggi.
Ed ecco che i fotogrammi che Elvira “rubava” alla vita brulicante della sua città d’adozione venivano “dotati di sfumature” – realizzate a mano o a macchina – a seconda della coloritura psicologica della scena. C’era la scena su cui, come in un tramonto, incombeva un rosso fuoco, donando all’immagine una “sfumatura” di rabbia, di sentimento “sanguigno” e violento. E c’era, ad esempio, il frame (come diremmo oggi) dotato di una “tinteggiatura” blu, che indicava un momento del “racconto muto” caratterizzato da malinconia o cupezza d’animo.
Napoli, fonte infinita di ispirazione
Elvira Notari lavorò instancabilmente a quella che era diventata la propria ragione di vita, il proprio mestiere d’elezione: il cinema. E con orgoglio dobbiamo constatare che la sua sorgente di ispirazione, pressoché inestinguibile, fu Napoli.
Elvira prendeva spunto da tutto : fatti di cronaca avvenuti in città, vicende narrate nelle canzoni napoletane, episodi di vita quotidiana che vedeva svolgersi davanti a lei, tra i vicoli e le piazze, in tutta la loro trascinante, potenziale “forza artistica”, in tutta la loro “energia teatrale-cinematografica”. Capì, Elvira, che Napoli era un film. Napoli era fatta per finire su una pellicola, proprio come sui palcoscenici di legno, sui quali la città già viveva e respirava da secoli.
Edoardo Notari, uno dei primi “attori bambini”
Furono più di una sessantina i film diretti da Elvira Notari, salernitana ormai impegnata in un braccio di ferro d’amore infinito con la nostra Napoli. E che narrasse dei bassi, dei guappi, dei pescatori, degli scugnizzi, i suoi lavori riscuotevano un successo di pubblico tale da raggiungere alcune statistiche impressionanti. La pellicola “’A legge”, tratta da un atto unico teatrale di Salvatore Di Giacomo, A San Francisco, rimase per ben 36 giorni in visione al cinema Vittoria a via Toledo, con la folla che si accalcava all’entrata.
Protagonista di tantissimi lavori della madre fu Edoardo Notari, il figlio di Elvira, che fu uno dei primi attori ragazzini della storia del cinema italiano, e che diede vita al personaggio dello scugnizzo Gennariniello. Oggi tantissimi ragazzi recitano nei film e nelle fiction, ed alcuni sono bravissimi. A tanti vengono alla mente, in questi anni, Ludovica Nasti e Elisa Del Genio, che quando erano bambine interpretarono le protagoniste delle prime puntate de L’Amica geniale. Beh…per Edoardo Notari fu più o meno così.
Dovremmo tutti cercare queste pellicole. Sono davvero le “sorgenti” del cinema napoletano e, secondo alcuni, del cinema Neo-realista italiano. Resta la straordinaria storia di una donna salernitana che trovò l’ispirazione per fare cose grandi, immergendosi nella vita e nelle battaglie quotidiane del popolo napoletano.


